Germania, avanzano i neonazisti dell’AfD, l’Ungheria di Orbàn esulta al “no gender”: Unione Europea in bilico

La leadership di Olaf Sholtz vacilla per lasciare il posto a un inquietante revival della Germania di un secolo fa: come ha fatto l'estrema destra a raggiungere un risultato così schiacciante?

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AFD - Cartello anti EU - Germania Prima - fonte Le Monde
Manifestazione di sostegno per AFD con un cartello "La Germania Prima" che riecheggia "America First" di Donald Trump - fonte: Le Monde
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La Germania si risveglia frammentata e inquieta di fronte al recente successo alle elezioni regionali dell’AfD Alternative für Deutschland, partito di estrema destra che non nasconde le sue tendenze neo-naziste. 

In Sassonia e in Turingia, regioni chiave dell’ex Germania Est, l’AfD ha raggiunto, rispettivamente, il 32,8% e il 30,6%, divenendo seconda e prima forza politica. Un risultato inquietante: si tratta della prima vittoria di un partito di estrema destra alle elezioni regionali dalla Seconda Guerra Mondiale.

Sconfitti sono i partiti della coalizione di governo, con una performance elettorale disastrosa: la SPD (socialdemocratici) si ferma al 6%, i Verdi sfiorano appena il 4% e non raggiungono la soglia minima per entrare nel parlamento regionale, mentre i liberali scompaiono quasi del tutto, relegati in quella grigia area degli “altri” con percentuali insignificanti.

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Una manifestazione di Alternative für Deutschland

Cos’è l’AfD?

Fondato nel 2013 come partito euroscettico, l’AfD si concentrava inizialmente sulla critica delle politiche dell’Unione Europea, in particolare dell’euro e delle misure di austerità imposte durante la crisi finanziaria.

In risposta agli straordinari fenomeni migratori del 2015, il partito si fece paladino dell’identità nazionale, guadagnando popolarità fino al sorprendente risultato elettorale del 2017, quando con un clamoroso 12,6% alle elezioni federali, diventò il terzo partito più grande del Bundestag e il principale rappresentante dell’opposizione.

Grazie a una crescita esponenziale attribuibile principalmente allo sfruttamento del malcontento delle fasce più povere e ignorate della popolazione, l’AfD ha oggi l’opportunità di sfidare apertamente il consenso liberale su cui si fonda la Germania moderna. Rifiuta la memoria collettiva della Shoah, minimizza l’eredità di un passato doloroso, strizza l’occhio ai revisionisti storici. Si scaglia sulle minoranze, in particolare su quella LGBTQIA+ e sui movimenti femministi.

È una forza che non ha paura di attingere ai peggiori istinti dell’animo umano, di evocare il nazionalismo più becero e pericoloso, quello che fa della paura dell’altro la propria ragion d’essere. Una retorica che ha già raccolto consensi dalla frangia nera dell’Europa: Balázs Orbán, direttore politico del primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha commentato con soddisfazione i risultati della tornata elettorale su X:

“Gli Stati tedeschi hanno inviato un messaggio chiaro a Bruxelles e Berlino: no all’immigrazione, no al gender, no alla guerra […] I tedeschi vedono anche che la politica europea è cambiata: non c’è più una divisione tra destra e sinistra ma solo tra chi lotta per gli interessi nazionali e chi serve gli interessi stranieri”.

Il contesto socioeconomico

Non si parla più, dunque, di un movimento marginale, ma del grido disperato di una parte del paese che si sente tradita dal sogno europeo, alienata dalle politiche di un governo percepito come distante e insensibile.

Esattamente come un secolo fa, è la crisi economica in Germania uno dei principali fattori che ha contribuito all’ascesa dell’AfD. Nel 2024, il paese è l’unico tra le principali economie mondiali a subire una contrazione del PIL, prevista intorno allo 0,6%.

Stagnazione economica accompagnata da un’inflazione ancora elevata e dall’aumento della disoccupazione – dovuto anche alla flessione del settore automobilistico – che ha messo ulteriore pressione su un sistema di welfare già stressato.

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Sebbene il numero di nuovi arrivi sia diminuito rispetto agli anni precedenti, la percezione di una gestione inefficace delle politiche migratorie ha infine alimentato sentimenti di insicurezza e xenofobia in alcune fasce della popolazione.

Una combinazione di fattori economici, sociali e politici che diventa terreno fertile in cui partiti come l’AfD possono prosperare, sfruttando il malessere diffuso per guadagnare terreno e legittimità.

Il futuro dell’Europa strettamente interconnesso a quello della Germania

Ci troviamo quindi di fronte a un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Se la Germania stessa, faro di democrazia e stabilità, può vacillare di fronte all’avanzata dell’estrema destra, nessun paese può sentirsi al sicuro.

Il cancelliere Olaf Scholz osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione. Sa che la sua leadership è in pericolo, che il futuro della Germania è a un bivio.

Il nostro paese non può e non deve abituarsi a questa situazione. L’AfD sta infliggendo gravi danni alla Germania: indebolisce l’economia, frattura la società e compromette la reputazione della nazione“, ha dichiarato all’agenzia Reuters, parlando in veste di leader dei Socialdemocratici (SPD).

Il cancelliere ha quindi esortato le forze politiche a formare governi senza “gli estremisti di destra”, ribadendo che anche questa volta si rispetterà il “cordone sanitario”, un accordo informale che impegna i partiti a non stringere alleanze con l’estrema destra.

Dall’altra parte, tuttavia, Alice Wiedel – leader dell’AfD – definisce questo approccio “profondamente antidemocratico“, avvertendo che se la destra liberale dovesse continuare a preferire collaborazioni con la sinistra piuttosto che aprirsi al dialogo con l’AfD, rischierebbe di seguire il destino della Democrazia Cristiana, scomparendo dalla scena politica.

In un’intervista concessa a Repubblica, la leader dell’AfD respinge infatti l’etichetta di partito radicale o estremista, pur non escludendo – con le dovute riserve – la possibilità di una Dexit, ovvero l’uscita della Germania dall’Unione Europea.

“La Germania, per sopravvivere, non ha bisogno della Ue. La Ue, al contrario, ha bisogno della Germania. La Ue dovrebbe comportarsi di conseguenza. Solo a queste condizioni un’uscita della Germania dall’Ue non si renderà necessaria”.

La posta in gioco non è quindi mai stata così alta, guardando al fragile blocco occidentale europeo. In Francia, l’estrema destra è stata momentaneamente bloccata per un soffio grazie a una coalizione di forze politiche che ha impedito al Rassemblement National di Marine Le Pen di ottenere la maggioranza. Tuttavia, il risultato ha lasciato il paese in una situazione di instabilità politica, con il rischio di nuovi scossoni. Mentre l’Italia è già saldamente a destra, la Francia vi si avvicina sempre di più, e la Germania sembra prossima a seguirne l’esempio…

Le ripercussioni potrebbero essere devastanti: la disgregazione dell’Unione Europea, la rinascita di nazionalismi violenti, la fine di decenni di pace e cooperazione. Il destino di un continente potrebbe dipendere dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi. Il tempo stringe, e l’ombra dell’estrema destra si allunga sempre di più.

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