La Germania si risveglia frammentata e inquieta di fronte al recente successo alle elezioni regionali dell’AfD – Alternative für Deutschland, partito di estrema destra che non nasconde le sue tendenze neo-naziste.
In Sassonia e in Turingia, regioni chiave dell’ex Germania Est, l’AfD ha raggiunto, rispettivamente, il 32,8% e il 30,6%, divenendo seconda e prima forza politica. Un risultato inquietante: si tratta della prima vittoria di un partito di estrema destra alle elezioni regionali dalla Seconda Guerra Mondiale.
Sconfitti sono i partiti della coalizione di governo, con una performance elettorale disastrosa: la SPD (socialdemocratici) si ferma al 6%, i Verdi sfiorano appena il 4% e non raggiungono la soglia minima per entrare nel parlamento regionale, mentre i liberali scompaiono quasi del tutto, relegati in quella grigia area degli “altri” con percentuali insignificanti.

Cos’è l’AfD?
Fondato nel 2013 come partito euroscettico, l’AfD si concentrava inizialmente sulla critica delle politiche dell’Unione Europea, in particolare dell’euro e delle misure di austerità imposte durante la crisi finanziaria.
In risposta agli straordinari fenomeni migratori del 2015, il partito si fece paladino dell’identità nazionale, guadagnando popolarità fino al sorprendente risultato elettorale del 2017, quando con un clamoroso 12,6% alle elezioni federali, diventò il terzo partito più grande del Bundestag e il principale rappresentante dell’opposizione.
Grazie a una crescita esponenziale attribuibile principalmente allo sfruttamento del malcontento delle fasce più povere e ignorate della popolazione, l’AfD ha oggi l’opportunità di sfidare apertamente il consenso liberale su cui si fonda la Germania moderna. Rifiuta la memoria collettiva della Shoah, minimizza l’eredità di un passato doloroso, strizza l’occhio ai revisionisti storici. Si scaglia sulle minoranze, in particolare su quella LGBTQIA+ e sui movimenti femministi.
È una forza che non ha paura di attingere ai peggiori istinti dell’animo umano, di evocare il nazionalismo più becero e pericoloso, quello che fa della paura dell’altro la propria ragion d’essere. Una retorica che ha già raccolto consensi dalla frangia nera dell’Europa: Balázs Orbán, direttore politico del primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha commentato con soddisfazione i risultati della tornata elettorale su X:
“Gli Stati tedeschi hanno inviato un messaggio chiaro a Bruxelles e Berlino: no all’immigrazione, no al gender, no alla guerra […] I tedeschi vedono anche che la politica europea è cambiata: non c’è più una divisione tra destra e sinistra ma solo tra chi lotta per gli interessi nazionali e chi serve gli interessi stranieri”.
Il contesto socioeconomico
Non si parla più, dunque, di un movimento marginale, ma del grido disperato di una parte del paese che si sente tradita dal sogno europeo, alienata dalle politiche di un governo percepito come distante e insensibile.
Esattamente come un secolo fa, è la crisi economica in Germania uno dei principali fattori che ha contribuito all’ascesa dell’AfD. Nel 2024, il paese è l’unico tra le principali economie mondiali a subire una contrazione del PIL, prevista intorno allo 0,6%.
Stagnazione economica accompagnata da un’inflazione ancora elevata e dall’aumento della disoccupazione – dovuto anche alla flessione del settore automobilistico – che ha messo ulteriore pressione su un sistema di welfare già stressato.
Sebbene il numero di nuovi arrivi sia diminuito rispetto agli anni precedenti, la percezione di una gestione inefficace delle politiche migratorie ha infine alimentato sentimenti di insicurezza e xenofobia in alcune fasce della popolazione.
Una combinazione di fattori economici, sociali e politici che diventa terreno fertile in cui partiti come l’AfD possono prosperare, sfruttando il malessere diffuso per guadagnare terreno e legittimità.
Il futuro dell’Europa strettamente interconnesso a quello della Germania
Ci troviamo quindi di fronte a un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Se la Germania stessa, faro di democrazia e stabilità, può vacillare di fronte all’avanzata dell’estrema destra, nessun paese può sentirsi al sicuro.
Il cancelliere Olaf Scholz osserva con preoccupazione l’evolversi della situazione. Sa che la sua leadership è in pericolo, che il futuro della Germania è a un bivio.
La posta in gioco non è quindi mai stata così alta, guardando al fragile blocco occidentale europeo. In Francia, l’estrema destra è stata momentaneamente bloccata per un soffio grazie a una coalizione di forze politiche che ha impedito al Rassemblement National di Marine Le Pen di ottenere la maggioranza. Tuttavia, il risultato ha lasciato il paese in una situazione di instabilità politica, con il rischio di nuovi scossoni. Mentre l’Italia è già saldamente a destra, la Francia vi si avvicina sempre di più, e la Germania sembra prossima a seguirne l’esempio…
Le ripercussioni potrebbero essere devastanti: la disgregazione dell’Unione Europea, la rinascita di nazionalismi violenti, la fine di decenni di pace e cooperazione. Il destino di un continente potrebbe dipendere dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi. Il tempo stringe, e l’ombra dell’estrema destra si allunga sempre di più.
