Francia, la comunità LGBTQIA+ spaventata dall’estrema destra di Bardella e Le Pen: ma quali sono le possibili conseguenze?

Il Rassemblement National evita di prendere posizioni esplicite, ma la sua agenda politica rimane chiaramente anti-LGBTQIA+: le azioni e le proposte di legge sono inequivocabili in tal senso.

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La vittoria schiacciante alle europee del partito di estrema destra francese – il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella – ha rappresentato un punto di svolta nel panorama politico nazionale ed europeo. Con il 31,5% dei voti, il RN ha superato di gran lunga la coalizione del presidente Emmanuel Macron, il quale, comprendendo il sentimento dei francesi nei suoi confronti, ha indetto nuove elezioni.

L’ascesa del RN ha tuttavia non solo riaffermato la sua crescente influenza nel panorama politico francese, ma anche acuito le preoccupazioni all’interno della comunità LGBTQ+. Con le elezioni finali previste per il 7 luglio, cresce il timore che un governo di estrema destra possa non solo intaccare i diritti faticosamente guadagnati negli anni, ma anche fomentare un incremento dei crimini d’odio nei confronti delle identità non conformi.

Timori non del tutto infondati: nella serata stessa delle elezioni, per celebrare il risultato dell’estrema destra, tre giovani sostenitori di Le Pen, ventenni, insieme a un membro del violento gruppo studentesco di estrema destra Groupe Union Défense (GUD), sono usciti a bere nel sesto arrondissement di Parigi. Mentre cercavano un bar, hanno incontrato un giovane che stava tornando a casa da solo e lo hanno avvicinato, armati di un bastone e una cintura. Dopo averlo insultato con epiteti omofobi e transfobici, definendolo uno “sporco fr*cio”, lo hanno colpito alla tempia, come riportato dal quotidiano francese Libération. Per poi aggiungere “Vedrete quando Bardella salirà al potere, tornerà Hitler!“.

Non si tratta di un caso isolato. Negli ultimi anni, la Francia – come l’Italia – ha assistito a un preoccupante aumento degli attacchi omofobi e transfobici. Un rapporto del Ministero dell’Interno, datato il 16 maggio, ha evidenziato un’impennata del 13% nei crimini anti-LGBTQIA+ nel 2023 rispetto all’anno precedente, con un picco del 19% in casi di violenza fisica, minacce e molestie, che hanno raggiunto un totale di 2.870 incidenti registrati dalla polizia.

I due episodi, quello di Parigi e un altro a Montpellier, sono stati particolarmente scioccanti proprio per i riferimenti diretti al Rassemblement National. La motivazione era estremamente evidente” spiega Julia Torlet, presidente e portavoce di SOS Homophobie,  ONG francese che supporta le vittime di aggressioni anti-LGBTQ+, a France24. “Gestiamo una linea di assistenza e riceviamo quotidianamente numerose segnalazioni di attacchi. Tuttavia, oggi è diverso. È evidente che vi sia un vero e proprio clima di paura. Le persone ci dicono di aver paura a uscire di casa, temono per la propria sicurezza.

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Marine Le Pen e Jordan Bardella – la prima sarà candidata all’Eliseo nel 2027, il secondo è candidato al ruolo di premier al posto di Gabriel Attal

Un trend che va di pari passo con l’ascesa delle estreme destre, ormai endemica in Europa. Édouard Jouannault-Taylor, responsabile delle comunicazioni presso la fondazione Refuge, organizzazione che supporta e ospita nei rifugi di tutta la Francia i giovani LGBTQIA+ perseguitati dalle loro famiglie, osserva un incremento delle opinioni “estremiste”, complici di esacerbare i conflitti. Anche quelli tra le mura domestiche: 

I discorsi omofobi e transfobici si sono intensificati in Europa. Ma non è solo questo, ora anche gli atti di violenza sono in aumento. È un fenomeno che abbiamo riscontrato anche in altri paesi europei. Quando [i leader di estrema destra] salgono al potere, non sempre manifestano apertamente la loro omofobia o transfobia. Ma i loro sostenitori non si fanno scrupoli a farlo. È una tacita legittimazione. Ed è proprio questo che ci preoccupa.”.

Ed effettivamente, il Rassemblement National mostra una posizione ambigua in ambito di diritti LGBTQIA+, evitando di esporsi in modo diretto. È tuttavia innegabile che il partito, precedentemente noto come Front National e fondato dal padre di Marine Le Pen, Jean-Marie Le Pen, nel 1972, abbia una storia decisamente controversa in materia.

Molti francesi ricordano quando, agli albori della sua ascesa politica, Jean-Marie Le Pen paragonò i malati di AIDS a lebbrosi e descrisse l’omosessualità come un’ “ideologia politica”. Sebbene Marine Le Pen abbia tentato, negli anni, di moderare l’immagine omofoba e razzista del partito dal suo insediamento come leader nel 2011, molte delle sue politiche rimangono in netto contrasto con i diritti LGBTQ+.

Durante il suo mandato, Le Pen ha infatti votato contro l’accesso delle coppie lesbiche alle tecniche di procreazione assistita, posizione contraddetta dalla legge approvata nel 2021, che ora permette alle donne lesbiche e single di accedere a tali trattamenti. Allo stesso modo, Bardella e altri membri del partito hanno espresso opposizione a varie misure pro-LGBTQ+ a livello europeo, inclusa la condanna delle cosiddette “LGBT free zone” in Polonia e il riconoscimento dell’UE come “zona di libertà” per le persone LGBTQ+.

Più recentemente, il partito ha appoggiato un disegno di legge che mira a proibire i bloccanti ormonali temporanei per minori transgender, nonostante la forte opposizione delle piazze. Un’iniziativa molto simile a quella italiana, che in Francia ha avuto un sorprendente successo: la proposta, approvata dal Senato il 29 maggio, dovrà passare il voto finale dell’Assemblea Nazionale.

 

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Gabriel Attal è il primo premier apertamente gay di Francia, attualmente in carica. Il suo partito Renaissance è alleato di En Marche del Presidente Macron

Con l’incremento previsto di seggi per RN e i Républicains – centrodestra – il 7 luglio, vi è però la concreta possibilità che tale disegno di legge possa diventare esecutivo. Secondo gli osservatori è solo l’inizio. Le conseguenze di un governo di estrema destra potrebbero infatti manifestarsi non solo nella riduzione dei diritti legali, ma anche in un aumento della violenza quotidiana contro le persone LGBTQIA+, un po’ come sta accadendo in Italia, dove il clima intorno alle persone LGBTIAQ+ è sempre più ostile.

Se la legge verrà approvata, prevedo un aumento degli attacchi ai diritti delle persone trans. Saranno il primo bersaglio, è evidente” commenta Torlet “Il secondo bersaglio saranno le famiglie omogenitoriali. Abbiamo già osservato situazioni simili in paesi europei vicini, come l’Italia, dove il governo di estrema destra guidato dalla premier Giorgia Meloni è stato rapidissimo a limitare i diritti delle famiglie LGBTQIA+“.

Attualmente, Gabriel Attal ricopre il ruolo di primo ministro in Francia. Essendo il più giovane capo del governo nella storia della Quinta Repubblica e il primo apertamente omosessuale (VIDEO), la sua figura è emblematica nel contesto politico attuale sotto la presidenza di Emmanuel Macron.

Sebbene goda di un’ampia approvazione sia dall’elettorato che da settori politici diversi come il centro-sinistra, ma anche da parte di alcuni esponenti della destra, le sue radici nel socialismo e la successiva transizione verso il centro, dove si allinea con il Presidente attuale Macron, dimostrano la sua capacità di adattabilità politica.

Tuttavia, questa sua natura camaleontica, che gli permette di non assumere posizioni decise, potrebbe essere vista sia come un punto di forza sia come una vulnerabilità. L’assenza di una linea chiara su temi cruciali ha portato a critiche anche da parte della comunità LGBTQIA+, che lo accusa di non essersi fatto portavoce delle loro battaglie.

Una percezione di indecisione che lo rende potenzialmente una figura meno imponente davanti al fronte Le Pen/Bardella, i quali – già a caccia di alleati nel centrodestra – potrebbero trovare in lui un avversario non troppo difficile da sormontare.

Marine Le Pen ha infatti annunciato la sua candidatura per le presidenziali del 2027, mentre  Bardella sarebbe già pronto a sostituire Attal come premier se le elezioni imminenti decreteranno una vittoria dell’estrema destra, come profetizzato dai sondaggi. La prospettiva meno rosea è quindi quella di un possibile brusco passaggio di consegne, da un governo formalmente progressista a uno dichiaratamente di estrema destra.

 

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Se da un lato migliaia di giovani sono scesi in piazza nelle ultime settimane al grido di “La jeunesse emmerde le Front National” [I giovani immerdano il Front National], esiste inoltre una porzione di elettorato LGBTQIA+ attratta dalla promessa di maggiore sicurezza, in particolare contro i reati commessi dagli stranieri, in risposta a una crescente preoccupazione per la loro incolumità dovuta alla violenza attribuita agli immigrati di origine mediorientale e africana.

Il Front National ha sviluppato nel tempo una sofisticata strategia di marketing che sfrutta un dualismo astuto. Da una parte, cerca di attrarre l’elettorato LGBTQIA+ integrando alcuni esponenti della comunità nelle proprie file. Dall’altra, riesce a mantenere il sostegno della frangia ultraconservatrice attaccando la cosiddetta “ideologia gender” e una vaga “lobby LGBTQIA+”. Equilibrio delicato quanto rischioso, che potrebbe tuttavia rivelarsi sufficiente a breve termine per garantire consensi preziosi.

Il primo turno delle elezioni parlamentari si terrà il 30 giugno, seguito dal voto finale il 7 luglio, dove RN cercherà di ottenere la maggioranza assoluta di 289 seggi necessaria per governare indipendentemente.

L’esito  sarà cruciale per determinare la direzione futura della Francia, anche in termini di diritti e protezione per la comunità LGBTQ+. Una vittoria dell’estrema destra potrebbe segnare un periodo di incertezza e potenziali regressioni nei diritti civili, mentre il paese continua a confrontarsi con le sue tensioni interne e l’evoluzione del panorama politico europeo, in continua trasformazione.

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