L’atteso rapporto “Where We Are On TV” di GLAAD, che ogni anno monitora l’inclusione e la rappresentazione LGBTQIA+ in tv, ha lanciato il suo allarme: sebbene i personaggi LGBTQ+ siano aumentati nel corso dell’ultimo anno, il futuro è decisamente molto meno roseo.
GLAAD, il rapporto tv 2024/2025
Secondo il rapporto del 2024/2025, che ha monitorato i personaggi LGBTQ+ regolari e ricorrenti apparsi durante la stagione televisiva 2024-25, i personaggi queer sono aumentati del 4% su tutte le piattaforme, portando il totale a 489. Di questi 489, 193 sono gay, 132 lesbiche, 98 bisessuali, 32 queer, 2 asessuali.
Tuttavia, il rapporto ha sottolineato come il 41% di questi personaggi (più di 200) non tornerà a causa di cancellazioni e/o finali di serie e/o decessi o uscita di scena di un personaggio. Basti pensare a serie come Heartstopper, che saluterà tutti con un film conclusivo. Un campanello d’allarme, sebbene il rapporto abbia certificato un aumento dopo due anni di calo, rimanendo comunque ben al di sotto del record del 2021-2022 di 637 personaggi LGBTQ+ sullo schermo.
I personaggi transgender, in tal senso, sono quelli più a rischio. GLAAD ha contato 33 personaggi transgender in TV quest’anno, ovvero nove in più rispetto all’anno precedente (+6,7%), ma solo quattro su 33 compaiono in serie ufficialmente rinnovate. L’anno prossimo potrebbero di fatto quasi sparire, per la gioia dell’amministrazione Trump che sta alacremente lavorando affinchè tutto ciò avvenga. Di quei 33 personaggi trans, 24 sono donne transgender, sette uomini transgender e due personaggi non binari.
Dei 489 personaggi LGBTQ totali su tutte le piattaforme, 98 sono bisessuali (20%). Si tratta di una diminuzione di 15 personaggi e di quattro punti percentuali rispetto allo studio precedente. Questi 98 si dividono in 70 donne bisessuali+, 27 uomini bisessuali+ e un personaggio bisessuale+ non binario.
Le persone queer di colore hanno rappresentato il 51% dei personaggi LGBTQ+ sullo schermo, in leggero aumento rispetto allo scorso anno, ma si sono verificati passi indietro per specifici gruppi etnici, tra cui personaggi LGBTQ+ indigeni, mediorientali/nordafricani e neri, tutti in calo di anno in anno. Sono stati conteggiati 12 personaggi LGBTQ con disabilità (2,5%). Si tratta di una diminuzione di sei personaggi e di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Tra gli otto principali servizi di streaming, GLAAD ha contato 372 personaggi LGBTQ+, in aumento rispetto al report precedente. Davanti a tutti c’è Netflix, con 177 personaggi LGBTQIA+, con Prime Video a quota 82 e Hulu a 34. Seguono HBO Max (28), Apple Tv+ (22), Paramount+ (11), Disney (9) e Peacock (9).
In prima serata via cavo siamo arrivati a 64 personaggi LGBTQ+, in diminuzione di 13 rispetto allo studio precedente, con più della metà di questa rappresentazione che proviene da FX e HBO. Secondo il rapporto, la rappresentazione queer nella televisione lineare è in continuo calo.
Per quanto riguarda gli show da prima serata di ABC, CBS, The CW, FOX e NBC, GLAAD ha contato 432 personaggi fissi, 40 dei quali (9,3%) LGBTQ: +0,7% rispetto alla stagione 2023-24. Nei canali via cavo in prima serata, GLAAD ha contato 47 personaggi fissi LGBTQ e 17 personaggi ricorrenti LGBTQ, per un totale di 64 personaggi LGBTQ. Meno 13 personaggi rispetto allo studio precedente.
Sugli otto principali servizi di streaming monitorati, GLAAD ha contato 233 personaggi fissi LGBTQ e 139 personaggi ricorrenti LGBTQ, per un totale di 372 personaggi LGBTQ. Si tratta di un aumento di 45 personaggi rispetto ai 327 personaggi contati nello studio precedente.
Le reazioni allo studio GLAAD 2024/2025

“Quasi un terzo degli americani non LGBTQ+ afferma che i media inclusivi per le persone LGBTQ+ hanno cambiato la loro percezione della nostra comunità”, ha affermato Sarah Kate Ellis, CEO e Presidente di GLAAD. “Oggi ci troviamo in un momento critico, con una retorica d’odio che circola incontrollata da parte di politici e media e che riceve una piattaforma falsamente amplificata, nonostante la maggior parte di questo Paese sostenga in modo schiacciante la comunità LGBTQ+. Con così tante serie TV diverse, divertenti e di impatto che vengono cancellate a un ritmo allarmante, è imperativo che le reti e gli streaming non facciano marcia indietro. In un momento in cui meno del 30% degli americani afferma di conoscere una persona trans, l’industria potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel plasmare la narrazione sulle persone trans, mentre la disinformazione e la retorica anti-trans raggiungono nuovi picchi nella nostra politica e cultura. L’idea che una rappresentazione diversificata alieni il pubblico è un mito. È un costoso errore di calcolo aziendale alimentato da voci forti e marginali, quando le storie inclusive sono apprezzate da tutti i pubblici. In un momento in cui le storie diverse sono sottoposte a un esame più approfondito, GLAAD sta collaborando con i leader dell’industria dell’intrattenimento per rispondere a una chiara richiesta: non cedere alle pressioni per ridurre la rappresentazione LGBTQ. La libertà di parola include la libertà di raccontare storie, e questa include le storie della nostra comunità. I dati sono innegabili: gli show inclusivi LGBTQ fanno bene agli affari”, ha concluso Sarah Kate Ellis.
“Ci sono titoli particolari, showrunner particolari, reti particolari che in realtà stanno sostenendo gran parte del peso“, ha precisato a The Wrap Megan Townsend di GLAAD. “C’è il potenziale per un enorme cambiamento nei numeri anno dopo anno se una rete cancella un titolo particolare, o, in positivo, se mette in produzione un titolo con un cast LGBTQ+”.
Basti pensare a serie come “What We Do in the Shadows”, “English Teacher” e “Grotesquerie” su FX, che hanno reso la rete la seconda più inclusiva con 17 personaggi LGBTQ+. A guidare il listone c’è HBO con i suoi 18 personaggi queer, tra “The Last of Us”, “House of the Dragon” e “Somebody Somewhere”.
GLAAD ha rimarcato la mancanza di personaggi LGBTQ+ sieropositivi su piccolo e grande schermo schermo. Ne è stato conteggiato solo uno. In uno studio sullo stigma relativo all’hiv, GLAAD ha scoperto come la rappresentazione informi il pubblico sull’impatto del virus. La Gen Z, in tal senso, è meno informata su hiv e aids rispetto alle generazioni precedenti.
Townsend ha precisato come la Generazione Z si sia distinta come il gruppo demografico chiave che alimenta la domanda di media inclusivi, con il 23% negli Stati Uniti che si identifica come LGBTQ+. Soprattutto le serie per ragazzi devono continuare a includere personaggi LGBTQ+. “Oltre 84 milioni di adulti americani affermano di essere più propensi a guardare una serie TV se presenta almeno un personaggio LGBTQ+”, ha ribadito Townsend a The Wrap. “Il potere d’acquisto LGBTQ+ negli Stati Uniti è stimato in 1,4 trilioni di dollari ed è destinato a crescere, con il 23% degli adulti della Generazione Z che si identifica come LGBTQ+, un numero in continua crescita e che riscontriamo a livelli simili in tutto il mondo. Questo pubblico ha continuato a sintonizzarsi anno dopo anno e a supportare ulteriormente i propri franchise preferiti attraverso acquisti di merchandising ed esperienze, social media e altro ancora“.




