Per mesi, senza clamore, una sola frase era vietata su Grindr. E no! Mica parliamo di “no italiani“, “no bianchi“, “no trans”, “no neri”, “no arabi”, “no musulmani”, “no ebrei“, “no grassi”, “no femminucce” o “no asian“. No: ciò che davvero disturbava l’algoritmo – o chi lo manovra – era “no Zionists”. A scoprirlo è stata 404 Media, che ha testato il sistema: tutto era lecito tranne quella sequenza di parole. L’unica a essere censurata.
Il messaggio d’errore compariva chiaro: “The following are not allowed: no zionist, no zionists”. Un errore che non riguarda le frasi razziste o transfobiche, ma una posizione politica. Niente nei termini d’uso spiegava perché. Eppure la censura era attiva già da maggio 2024, segnalata da alcuni utenti. Solo il 29 luglio 2025, due giorni fa, Grindr ha ammesso, dopo la richiesta di chiarimenti di 404 Media, che sì, quella frase era bloccata. Una misura “temporanea”, presa “dopo segnalazioni di contenuti potenzialmente infiammatori”. E così, con un colpo di spugna, la piattaforma ha rimosso il blocco.
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Ma il nodo resta: cosa può dire davvero un utente queer online? Chi decide cosa sia “offensivo” e cosa, invece, accettabile? Perché dichiarare di non voler interagire con sionisti era considerato odio, mentre negare l’umanità a neri, trans o arabi continua a essere tollerato?
La domanda si fa ancora più urgente se si considera che Grindr ha promesso più volte di combattere razzismo e discriminazione. Nel 2020 aveva annunciato con solennità l’abolizione del filtro etnico. Ma la BBC segnalò all’epoca che la funzione rimase attiva per settimane. Oggi la storia si ripete.
Non manca chi ha colto in questo blocco un’eco geopolitica: il fondatore di Grindr, Joel Simkhai, è israeliano (uscito dalla società nel 2018). E in Israele la app è diventata, di recente, strumento di caccia: nel marzo 2025 l’associazione Aguda ha denunciato attacchi contro persone LGBT+ adescate tramite profili fake nel nord del paese. Lo ha riportato il Jerusalem Post. In UK invece grazie a Grindr siamo davanti a una vera e propria schedatura di stato, ma questo è un altro discorso (e presto ce ne accorgeremo anche in UE).
Un utente, intervistato da 404 Media, ha commentato così: “Proteggere un’ideologia che giustifica colonizzazioni e violenze, mentre si ignora l’odio quotidiano contro i corpi queer, è patetico. Fuck Grindr”. Al netto di come la si pensi sul sionismo, difficile tollerare che si accetti “no jews” e si vieti “no zionist”.
