Nella giornata di ieri il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione su una proposta di legge volta a migliorare la capacità degli Stati membri di combattere gli abusi sessuali su minori.
Nuove norme per gli abusi sessuali su minori
I deputati hanno adottato, con 599 voti a favore, 2 contrari e 62 astensioni, il loro mandato negoziale sull’aggiornamento delle definizioni a livello europeo dei reati connessi all’abuso e allo sfruttamento sessuale di minori. La proposta mira ad adeguare la normativa alle nuove tecnologie, ad esempio ai materiali deepfake generati dall’intelligenza artificiale raffiguranti abusi sessuali su minori, all’abuso sessuale su minori in diretta streaming e alla diffusione online di materiale correlato, e punta a garantire che l’abuso e l’adescamento possano essere perseguiti indipendentemente dal fatto che si siano verificati online o nel mondo reale.
Nel testo adottato, i deputati propongono di inasprire le pene massime per una serie di reati di abuso sessuale su minori, includendo i casi in cui i minori che hanno raggiunto l’età del consenso sessuale siano indotti a compiere atti sessuali senza il loro consenso. Tra i casi con pene più severe, figurano il reclutamento di minori per lo sfruttamento a fini di prostituzione, il possesso o la distribuzione di materiale pedopornografico e l’offerta di compensi per alcuni reati di abuso sessuale su minori. I deputati intendono abolire i termini di prescrizione per i reati previsti dalla nuova normativa poiché, secondo le statistiche, la maggior parte delle vittime denuncia gli abusi solo a distanza di anni. Le vittime dovrebbero inoltre poter chiedere il risarcimento senza limiti di tempo.
Con gli emendamenti adottati, i deputati chiedono anche una nuova definizione di consenso specifica per i minori che hanno superato l’età del consenso sessuale. I rapporti tra coetanei basati sul consenso non dovrebbero considerarsi reato, eccetto nei casi di dipendenza o abuso di fiducia. Fingersi un coetaneo, tuttavia, dovrebbe essere una circostanza aggravante punibile. C’è infine il sostegno alle vittime minorenni che deve essere gratuito e comprendere esami medici e forensi, assistenza nella documentazione delle prove, cure mediche attente alla dimensione di genere e accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva.
I due emendamenti a firma Alessandro Zan sulle pratiche di conversioni e contro l’omobitransfobia
Due emendamenti a firma Alessandro Zan, vicepresidente della Commissione LIBE, sono stati inclusi.
Per la prima volta in un testo legislativo europeo viene definito cosa siano le pratiche di conversione: trattamenti violenti che mirano a cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona, spesso imposti a minori contro la loro volontà.
“Un primo riconoscimento fondamentale per contrastare queste violenze e aprire la strada a un intervento anche sul piano penale“, ha precisato l’ex deputato Pd, oggi europarlamentare.
Un altro emendamento ha invece introdotto un’aggravante per gli abusi sui minori motivati dall’odio nei confronti dell’orientamento sessuale delle vittime.
“In un momento in cui in molti Paesi i diritti delle persone LGBTQIA+ sono sotto attacco, il Parlamento europeo manda un segnale chiaro!”, ha sottolineato Zan. “Ora si aprirà la fase dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea, il cosiddetto trilogo. L’approvazione definitiva potrebbe arrivare entro la fine del 2025”.
Il relatore Jeroen Lenaers (PPE, Paesi Bassi) ha dichiarato:
“La legge che abbiamo votato oggi è ambiziosa, ma non potremo mai essere abbastanza ambiziosi quando si tratta di proteggere i minori. Stiamo criminalizzando i manuali sugli abusi sessuali sui minori e il materiale di IA realistico sarà trattato allo stesso modo del materiale reale. Dobbiamo anche abolire gli statuti delle limitazioni per i reati di abuso sessuale su minori, perché non può esserci un termine per la giustizia.”
I negoziati tra Parlamento e Consiglio sulla versione definitiva della normativa inizieranno il 23 giugno.
Susanna Ceccardi e l’ossessione gender anche all’Europarlamento
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In aula c’è stato anche chi ha sparlato di “indottrinamento gender“, ancora una volta, come l’europarlamentare Susanna Ceccardi. La leghista ha sostenuto che i bambini non sarebbero minacciati solo e soltanto da “pedo-criminali” ma anche da “chi vuole confondere i loro corpi e le loro menti fin dalla più tenera età“.
Ceccardi ha puntato il dito contro “l’indottrinamento gender“, la “propaganda Lgbt nelle scuole” e quelli che ha chiamato “tentativi di normalizzare transizioni di genere su minori senza maturità né consapevolezza“, dicendosi convinta che bisogna battersi contro “esperimenti ideologici che cercano di cancellare l’identità biologica, la famiglia, la madre e il padre”. “I nostri figli, i nostri nipoti, non sono cavie sociali, devono essere protetti nella loro innocenza. Sono il nostro futuro, la nostra speranza. È nostro dovere difenderli: tanto dai criminali, quanto da chi vorrebbe sessualizzarli, commettendo un’altra orribile forma di abuso“, ha concluso Ceccardi, da sempre in prima linea nel cavalcare la linea politica di un partito che sogna di tramutare l’Italia in una nuova Ungheria.

