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“Il Mago di Oz” queer, rappresentazione LGBTQIA+ nel remake

Il Mago di Oz ancora più arcobaleno?

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Il Mago di Oz è sicuramente uno di quei classiconi che tutti conosciamo: film, libri, spettacoli teatrali e rivisitazioni si sprecano sin dall’inizio del 900, quando il romanzo fu per la prima volta pubblicato dal celebre autore Lyman Frank Baum.

Una favola apparentemente semplice, che ha però sempre presentato un’interpretazione politica celata dietro a diversi simboli – a tratti anche controversi, che però descrivevano nel linguaggio dell’epoca la situazione socio economica dell’America dei primi anni del 900’, un periodo di grandi cambiamenti e tumultuosi sviluppi.

Oggi, il regista e produttore cinematografico Kenya Barris promette di rimanere fedele all’intezione originale dell’opera nel trasporre in chiave fantastica l’attualità, integrando personaggi e tematiche LGBTQIA+ nel nuovo remake previsto per il prossimo anno.

L’opera originale era un’allegoria e una riflessione su tematiche attuali per quell’epoca: la Grande Depressione e la Dust Bowl – ha dichiarato Barris, a cui è stato dato il compito di pensare e sviluppare un nuovo remake per la Warner Bros – Se vogliamo dare continuità al messaggio che il Mago di Oz voleva trasmettere, dobbiamo osservare la realtà di oggi e rifletterla nell’opera. La questione LGBTQIA+ è oggi più che mai attuale”.

Barris non nega l’altissima difficoltà portata dal dover gestire il remake di un’opera così amata – e ammette di sentirsi sotto pressione. Si augura però che, grazie all’approfondito lavoro di ricerca, il suo film rimanga impresso nella memoria del pubblico tanto quanto l’originale.

La data di uscita del remake deve ancora essere annunciata, anche se è molto probabile che si parli di tardo 2023 – salvo ritardi.

Il Mago di Oz e Judy Garland da sempre icone gay

Non è la prima volta che l’opera di Baum viene associata con la comunità LGBTQIA+. Sin dall’uscita della trasposizione cinematografica nel 1939, la comunità gay ha sempre prediletto l’opera come un’allegoria della propria condizione.

In molti hanno dato la propria interpretazione al fenomeno, tuttavia, la metafora appare sin troppo ovvia.  

Dorothy è una bambina che vive, isolata dal mondo, in una baracca in mezzo al nulla. E conduce una vita, diciamocelo, estremamente noiosa. Quando un uragano piglia casa, cane e pure lei, trasportandola in una realtà parallela coloratissima e magica, dove si balla e canta tutto il giorno, lei la mena tutto il tempo dicendo di voler tornare a casa, ma spassandosela nel frattempo.

Se ci aggiungiamo che nel celeberrimo film del 1939 Dorothy è interpretata da una diva tragica, la bellissima Judy Garland, un personaggio d’ispirazione per tantissime drag queen ancora oggi, è fatta.

Proviamo a pensare, per un secondo, ad un ragazzino gay negli anni che furono, confinato in un paesello di provincia, che sogna la grande, spaventosa, eccitante metropoli.

Il senso di alienazione, solitudine, e il desiderio di venire letteralmente “uraganati” in un luogo di fantasia dove poter finalmente vedere un po’ di colore è ciò che ha da sempre reso Il Mago di Oz un’opera ispirante per la comunità LGBTQIA+.

Tanto che, negli anni 40/50, in America, le persone omosessuali si riconoscevano tra di loro con l’appellativo di “Friends of Dorothy”. Resta da chiedersi in che modo il nuovo adattamento potrà finalmente offrire un po’ di meritato fan service alla comunità LGBTQIA+!

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