In Francia il matrimonio tra persone dello stesso sesso è valido dal 2013, insieme all’adozione del figlio del partner per le coppie dello stesso sesso, l’adozione per le coppie dello stesso sesso e per i single. Ciò che è illegale, come in Italia, è la gestazione per altri, per tutte le coppie indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Ebbene una sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che il riconoscimento dei bambini nati all’estero tramite GPA con due papà è valido, perché nell’interesse superiore dei minori.

È una vittoria!”, il commento dell’avvocata Caroline Mecary a Tetu Magazine. Due papà hanno dovuto battagliare in tribunale per più di dieci anni, fino all’attesa sentenza. La Corte di Cassazione ha riconosciuto che entrambi i papà sono i genitori di Gaspard, Tristan e Adèle, concepiti tramite maternità surrogata in Canada. Non è stata un’impresa facile, poiché la più alta autorità giudiziaria francese si è trovata nella situazione di dover far rispettare il divieto francese alla GPA e al contempo concedere lo status giuridico ai bambini nati da tale pratica.

Secondo la legge francese, ad oggi esistono due opzioni per il riconoscimento di un figlio da parte di due uomini: il padre senza legame biologico adotta il bambino, oppure ottiene il riconoscimento della sua paternità nel Paese in cui ha praticato la maternità surrogata per poi far valere la sentenza in Francia.

Il superiore interesse del minore

Proprio questa seconda opzione è stata in discussione, nel caso dei due padri francesi e residenti in Canada, Paese che riconosce il loro legame giuridico con i tre figli. I due papà volevano che anche la Francia facesse lo stesso, ma la loro richiesta è stata inizialmente respinta in seguito a una sentenza favorevole emessa dalla Corte d’Appello, nel giugno 2024. Il Procuratore Generale Rémy Heitz, che presentò ricorso contro la coppia, ritenne che questa possibilità creasse un “fattore di attrazione” che “potrebbe minare il divieto francese di maternità surrogata“.

“È umiliante chiedere loro di adottare i propri figli!”, rispose l’avvocato Mecary.

Il rifiuto del riconoscimento a causa del divieto di maternità surrogata in Francia renderebbe estremamente incerto l’accertamento della paternità nel nostro Paese“, hanno ora spiegato i giudici della Corte di Cassazione. Ma l’approvazione non è automatica. La Corte ha stabilito che l’esecuzione della sentenza debba essere concessa solo con “una serie di garanzie“, tra cui “un’efficace supervisione giudiziaria per verificare che il caso non implichi traffico di minori”.

I nostri figli sono francesi, cresciuti nella cultura francese. Vogliamo semplicemente che abbiano certificati di nascita francesi, per evitare di essere soggetti ad arbitrarietà amministrativa“, hanno spiegato i due papà Laurent Papaix e David Toto, citando in particolar modo le difficoltà riscontrate nell’ottenere i passaporti per i tre figli.

I gruppi pro-GPA hanno accolto con favore questa vittoria. Nicolas Faget, di APGL, ha sottolineato come questa decisione “preverrà situazioni di pericolo per i bambini e le famiglie“. Alexandre Urwicz, dell’Associazione delle Famiglie Omogenitoriali (ADFH), l’ha salutata come “una buona notizia che tutela il superiore interesse del minore”, un principio riconosciuto dalla giurisprudenza europea.

La sentenza emessa dall’Assemblea Plenaria della Corte di Cassazione il 3 luglio 2026 rappresenta un passo fondamentale nello sviluppo di una legge francese coerente in materia di maternità surrogata internazionale“, ha scritto sul proprio sito l’avvocata Caroline Mecary. “Non perché metta in discussione il divieto di maternità surrogata, ma proprio perché dimostra che è possibile mantenere tale divieto garantendo al contempo i diritti fondamentali dei bambini nati all’estero”. “La Corte di Cassazione distingue semplicemente tra due questioni che non vanno confuse: da un lato, la legalità di una pratica riproduttiva sul territorio francese; Dall’altro lato, lo status giuridico dei bambini già esistenti e la cui paternità è stata debitamente accertata da un tribunale straniero. Questa distinzione è imposta da diversi anni dalla stessa giurisprudenza europea“, ha precisato Mecary, legale della coppia di papà. Per poi aggiungere:

Nel suo parere consultivo del 10 aprile 2019, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che gli Stati restano liberi di vietare la maternità surrogata, ma che devono prevedere un meccanismo efficace, rapido ed efficiente per il riconoscimento legale della paternità dei bambini nati all’estero. Rifiutare qualsiasi riconoscimento equivarrebbe ad addossare al bambino l’onere di una scelta che non hanno mai compiuto. È proprio questa conciliazione che la Corte di Cassazione ha realizzato oggi. Al di là delle tecnicalità legali, questa decisione riafferma un principio semplice: il bambino non può diventare strumento della politica pubblica che vieta la maternità surrogata. Uno Stato può condannare una pratica senza condannare i bambini nati da essa a una perenne insicurezza giuridica. La sentenza del 3 luglio 2026 non difende la maternità surrogata. Sostiene un principio più rigoroso: l’ordine pubblico francese non può essere tutelato a scapito del superiore interesse del minore. Conciliando il perdurare del divieto di maternità surrogata con l’effettivo riconoscimento della filiazione legalmente stabilita all’estero, la Corte di Cassazione rafforza al contempo la coerenza del diritto francese e la sua conformità ai requisiti europei. In tal modo, richiama una verità ovvia che dovrebbe sempre guidare il giudice: il superiore interesse del minore è che gli venga riconosciuta la filiazione, che determina la sua identità civile, e ciò il prima possibile, perché è da questo momento che egli esiste realmente: è un diritto fondamentale che determina tutti gli altri diritti che gli saranno riconosciuti in quanto essere umano”.

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La Francia si è a lungo rifiutata di riconoscere o stabilire legalmente la paternità tra un bambino nato tramite maternità surrogata e i genitori intenzionali. Per questo motivo è stata più volte condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La situazione italiana

In Italia la legge Varchi voluta dal governo Meloni ha reso la GPA, che era già illegale nel nostro Paese, ‘reato universale’. Chiunque vada all’estero in Paesi dov’è ampiamente regolamentata rischia fino a due anni di carcere e a un milione di euro di multa. Il riconoscimento automatico di un bambino nato all’estero da GPA, ad oggi, in Italia non è possibile.

Da quando la legge Varchi è stata approvata c’è stata una stretta definitiva sulle registrazioni di figli con coppie di papà da parte dei sindaci, iniziata con la famigerata circolare Piantedosi. Per il momento nessuna coppia è ancora mai finita a processo, ma nei prossimi mesi potrebbero prendere forma le prime incriminazioni, considerando le prime eventuali segnalazioni presentate a 3 mesi dall’approvazione della legge, nel dicembre del 2025.

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