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Possiamo usare l’intelligenza artificiale per migliorare la democrazia?

Marco Cappato parte dallo scandalo Anthropic-Pentagono per porre una domanda che nessun leader democratico osa fare: se l'IA potenzia già la guerra, perché non usarla anche per governarsi meglio?

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L’intelligenza artificiale ha già cambiato la guerra. Lo scrive Marco Cappato in una newsletter che parte da una notizia apparentemente tecnica: Anthropic che rifiuta al Pentagono l’uso illimitato di Claude per sorveglianza di massa e armi autonome, viene penalizzata dall’amministrazione Trump, fa causa al Dipartimento della Guerra, e viene rimpiazzata da OpenAI (Chat GPT), che si dimostra più disponibile alle strategie (oggi sanguinarie) degli USA. Cappato al termine del suo ragionamento giunge a una domanda politica che quasi nessun leader democratico osa fare ad alta voce.

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Perché usiamo l’IA per potenziare la guerra, e non per potenziare anche la democrazia?

Nel mezzo, Cappato documenta quanto il futuro sia già tra noi: Claude di Anthropic, al netto delle narrazioni etiche molto di moda in questo periodo anche grazie al carisma dal profilo basso, e intrinsecamente legato ad un approccio soft power, del leader italo americano Dario Amodei, sarebbe stato in verità impiegato nell’operazione che ha portato alla cattura di Maduro in Venezuela, e usato per analizzare intelligence e simulare scenari nei bombardamenti contro l’Iran, accorciando la cosiddetta kill chain, ovvero il processo che va dall’identificazione di un obiettivo all’approvazione dell’attacco. Nessuna conferma ufficiale, ma abbastanza per capire che le immagini della guerra (cielo nero, bagliori, rovine, bambini fatti a pezzi) possono sembrare identiche a vent’anni fa, mentre tutto, sotto, è già cambiato.

Sullo sfondo: Palantir di Peter Thiel, in questi giorni a Roma per le sue conferenze sull’anti-Cristo, che ha costruito i suoi database su dati CIA, NSA, FBI e bias vecchi di mezzo secolo. Poi c’è Musk che ha fuso SpaceX, Starlink e xAI in un unico pacchetto: razzi, connettività globale e intelligenza artificiale.

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Qual è la proposta di Cappato ed Eumans

 

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La risposta di Cappato è una proposta concreta, quella che porta avanti con Eumans, movimento paneuropeo di cui è presidente.

L’idea è creare piattaforme che consentano ai cittadini di informarsi con dati verificati, discutere e decidere insieme con l’aiuto dell’IA: dal livello europeo fino a quello del quartiere sotto casa.

I dati esistono già; e altri dati ancora potrebbero essere donati dai cittadini in cambio di migliori servizi pubblici.

L’obiettivo non è consegnare l’IA alle Big Tech come strumento di profitto, né agli autocrati come strumento di controllo, ma trasformare l’intelligenza artificiale in un servizio pubblico per il bene comune.  Che sia capace di affrontare povertà, cambiamenti climatici, pandemie, analfabetismo con la stessa urgenza con cui oggi viene applicata alla guerra.

Se si sono trovate le risorse per far fare all’intelligenza artificiale un salto di qualità nella capacità di distruggere, sostiene Cappato, si possono e si devono trovare anche quelle per farlo nella capacità collettiva di governarsi.

Come giornale della comunità LGBTIAQ+ interessato alla salvaguardia e all’evoluzione delle democrazie liberali, ci sembra una proposta non solo interessante, ma urgente. Consigliamo il video integrale di Cappato (in alto nell’impaginato del presente articolo) o, per i più pigri, la sintesi video realizzata da Gay.it nel post Instagram.

© Riproduzione riservata.

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