La Pina: “Amici gay, vi porto a Tokyo!”

"Che poi i maschietti, in realtà, si divertono alla grande. Pare che nelle saune sfoghino tutta la loro fantasia. E che fantasia!": parola della Pina.

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«Mettere piede a Tokyo è un flash continuo. È come entrare nei cartoni animati che guardavamo da piccoli. Ho deciso di scrivere questo libro perché in questi anni ho fatto da madrina ai viaggi di amici e amiche. Ho disegnato loro centinaia di mappe sui tovaglioli dei ristoranti, ho consigliato dove fare shopping, indicato le strade dove perdersi, i parchi dove riposarsi e, stremata all’idea di dover continuare a farlo, ho detto: “Ok, lo faccio una volta per tutte!”.» Inizia così la mia conversazione con La Pina, voce di punta di Radio Deejay, che da lunedì prossimo 3 aprile approderà in tutte le librerie, digitali e non, con I LOVE TOKYO, un libro guida per tutti quelli che non sono mai stati nella capitale del Sol Levante, per quelli che ci sono stati e che vorrebbero tornarci, ma anche per tutti quelli che vorrebbero visitarla senza muoversi da casa.

Cosa ti ha spinta a raccontare la tua visione di Tokyo?

Andandoci due volte l’anno, da tantissimi anni, chi meglio di me per una guida come si deve? Ho messo in ordine tutte le cose che conosco, ho sfatato tutti i cliché, i luoghi comuni e ne è venuto fuori un libro meraviglioso. Penso da sempre che le cose belle vadano condivise, anche se sono molto gelosa di quello che mi fa stare bene. Infatti, a fine libro, faccio una sola raccomandazione: trattatemela bene e amatela proprio come la amo io. I love Tokyo è la mia canzone d’amore al Giappone.  

Di quali cliché parli?

Uno tra tutti potrebbe essere quello che non c’è differenza tra cinesi e giapponesi. Ma come si fa?

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Ma davvero ci sei stata quarantatré volte?

Eh già, ci vado da quando avevo tredici anni e ci andrei anche di più, se solo fosse meno lontano.

C’è un qualcosa che ti mette ansia prima di arrivare dall’altra parte del mondo?

(Ride, ndr) Il tornare in Italia. Ancor prima di partire, mi mette in pensiero il ritorno. Una tragedia!

Cos’è, invece, la cosa che ti ha più conquistata in assoluto della capitale del Sol Levante?

La gentilezza e la pulizia. Due cose che volendo vanno anche a braccetto. 

Piuttosto, come te la cavi con la lingua?

Ho appena fatto l’esame e sono stata considerata dislessica, grave. Potrai ben capire la difficoltà. Ad ogni modo, me la cavo. La lingua s’impara. Con fatica, ma s’impara. Qualcosa riesco anche a leggerlo. Poi, detto tra noi, io mi nutro di serie tv giapponesi. Le vedo con i sottotitoli in italiano e mi accorgo che qualcosa la capisco anche senza guardare. Mi piacerebbe avere più tempo per imparare, ma non c’è fretta.

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Di tutta la cucina giapponese, qual è il piatto che ti piace di più e che consiglieresti a chi è prossimo a partire?

Lo shabu-shabu. Una pentola col brodo e verdure, dove ci si cuoce dentro la carne. Una meraviglia. 

E quello che non riordineresti neanche sotto tortura?

Certe patate filacciose che fanno una sorta di bava e delle alghe estreme, ma faccio fatica a ricordare il nome dei piatti. Anche se è davvero difficile che io trovi qualcosa di poco buono in quelle realtà. 

Si può paragonare il sushi giapponese a quello di un all you can eat, qualsiasi, in Italia?

Nel modo più assoluto, no! Non per chissà quale motivo, ma perché, ad esempio, cambia il tipo di riso. Poi, a dire il vero, io mangio bene dappertutto. Non sono una che fa la spocchiosa davanti ai ristoranti asiatici/italiani, anzi. Io mangio ai nostri all you can eat con un entusiasmo natalizio. A Tokyo, però, il sushi è un’altra cosa. È fichissimo persino il rapporto che hanno i giapponesi col sushi.

In che senso?

C’è chi lo mangia in fretta e furia, in piedi, alla fermata del bus e chi, per mangiarlo, ci impiega più di un’ora. 

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Dicono che il Giappone sia terribilmente caro. Confermi?

Scherzi? Sei mai stato a New York o a Londra? Vai prima lì, torna vivo e poi vai a Tokyo. Secondo me, non c’è paragone. Oggi si trovano pacchetti volo, più albergo a 1200 euro. A New York, con la stessa cifra, bene che ti va, finisci sotto un ponte. Si mangia bene con dieci, quindici euro e anche AirBnb ha dato una bella svolta per i soggiorni. Ci sono delle case pazzesche che sono attrezzatissime e, soprattutto, pulitissime. 

E, secondo te, con quanti soldi bisognerebbe partire?

Tutto dipende da come si è. Io, ad esempio, sono compulsiva. Compro davvero tutto. Però, per due persone che sanno stare al mondo, direi 100 euro al giorno tra spostamenti, cibo e regali inclusi. È come tutte le grandi città, volendo si possono spendere gli stessi soldi al minuto. 

Quanti giorni servono, secondo te, per visitare Tokyo?

(ride, ndr) Un anno! Scherzi a parte direi dieci giorni, ma bisogna fare attenzione all’itinerario. L’ho scritto anche nel libro: sono terribilmente contraria alle escursioni. Se si va a Tokyo è giusto visitare per bene Tokyo. 

I giapponesi son famosi per la loro pelle sempre bianca e priva di qualsiasi tatuaggio. Ti sentirai mica osservata ogni qual volta che ti aggiri nella loro città?

Una tragedia perché la mafia giapponese, denominata la Yakuza, è tutta tatuata. Per i giapponesi, i tatuaggi, specialmente quelli che raffigurano dragoni, tigri e carpe, sono il simbolo della malavita. Io, ad esempio, ho il divieto di assoluto nei bagni pubblici, piuttosto che nelle saune, terme e centri benessere. Però, nel libro, spiego bene come muoversi ai miei amici tatuati.

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Tu che sei un’icona gay come poche altre, sei mai stata nel quartiere gay Shinjuko?

Altroché! Io, lì, sono una Regina. In verità è un quartiere poco divertente, ad eccetto della parte gaya. L’ultima volta che sono andata e ho visto uno spettacolo di drag queen meraviglioso. Prendiamo pizze anche da loro, senza offesa per nessuna.

Eppure, in Giappone, pare che ci sia un’apertura a metà nei confronti del mondo gay. Tu l’hai mai avvertita?

Sì, però, secondo me, i giapponesi non sono chiari neanche a loro stessi. Sono stranissimi. Hanno una sessualità molto repressa. Un esempio? Le coppie, etero o omo che siano, non si baciano per strada. Vivono il privato, come un qualcosa di realmente privato, nonostante i ragazzi giovani si vestano tranquillamente da donna. Che poi i maschietti, in realtà, si divertono alla grande. Pare che nelle saune sfoghino tutta la loro fantasia. E che fantasia!

Pare anche che i giapponesi abbiano la fissa per i wc: dalla tavoletta riscaldata, ai suoni per accompagnare la seduta. Ma ti sei mai chiesta perché?

Fissa? Ma quella è avanguardia pura! Loro, con quella musichina, coprono i rumori. Sono dei camuffatori seriali. A loro piace lavarsi continuamente. Prima di farsi il bagno, ad esempio, si fanno la doccia! E comunque non c’è niente da fare: dove c’è follia e perversione di psiche, io mi diverto come una pazza!

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