USA, gli investitori pro-Trump ricattano le aziende che adottano politiche inclusive

Dal resort di Donald Trump in Florida, l'Azoria Partners lancia un massiccio pacchetto di investimenti che esclude però tutte le grandi aziende definite troppo "woke". L'obiettivo dichiarato? Uccidere i programmi Diversity and Inclusion.

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Secondo un autorevole studio condotto da McKinsey & Company, le aziende che abbracciano la diversità etnica e culturale dimostrano una probabilità del 36% più alta di registrare performance economiche superiori rispetto a quelle che non lo fanno. Questo risultato non sorprende: includere persone provenienti da background differenti stimola l’innovazione, rafforza la capacità di risolvere problemi complessi e contribuisce a incrementare la produttività complessiva. La correlazione tra diversità e successo economico, insomma, appare chiara e documentata.

Eppure, nella retorica populista e conservatrice, i dati e le ricerche scientifiche contano poco. In questo contesto, anche il mondo della finanza, storicamente sensibile al sentiment politico dominante, non è rimasto immune alla corrente “anti-woke che attraversa oggi gli Stati Uniti, galvanizzata dall’ascesa e dall’influenza di Donald Trump.

Giovedì scorso, nel sontuoso Mar-a-Lago Club di Palm Beach, James Fishback, giovane imprenditore con un passato da trader e aspirante politico, ha così presentato l’Azoria 500 Meritocracy ETF, nuovo fondo che si propone come un’alternativa “anti-woke” all’indice S&P 500, uno dei principali benchmark del mercato azionario statunitense, utilizzato per misurare la performance delle 500 aziende più grandi quotate in borsa. L’idea? Escludere tutte le aziende che adottano politiche di diversità, equità e inclusione (DEI) nelle assunzioni e promozioni.

Trump Exchange, l’attacco della finanza alle politiche DEI

Secondo Fishback, CEO e co-fondatore di Azoria Partners, il fondo come sarà un’opportunità per permettere agli investitori di “esprimere il proprio voto con il portafoglio” e spingere le principali aziende americane ad abbandonare le loro politiche di diversità, equità e inclusione (DEI). “Tutti stanno già scrivendo l’elogio funebre per il DEI” ha dichiarato Fishback in un’intervista a USA Today. “Da conservatore, senza mezzi termini, vorrei vedere il DEI sparire definitivamente, ma non credo che questa battaglia sia finita”.

L’Azoria 500 Meritocracy ETF è l’espressione ultima di un movimento che esiste già da anni, e che ha l’obiettivo di erodere l’influenza delle politiche progressiste all’interno delle aziende, promuovendo quella che viene definita una “rivoluzione culturale conservatrice” sotto il baluardo della meritocrazia. Strategia che – dai rudimentali boicottaggi alla Budweiser – ha ormai trovato una nuova espressione nei mercati finanziari, puntando a stravolgere le logiche aziendali utilizzando il linguaggio dell’investimento e del rendimento economico come arma ideologica.

Il fondo, che farà il suo debutto nel primo trimestre del 2025 con il ticker SPXM, mira a ricalcare l’indice S&P 500 escludendo però circa tre dozzine di aziende considerate “eccessivamente woke” per via delle loro politiche di assunzione inclusive o programmi di diversità.

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Il debutto dell’Azoria 500 Meritocracy ETF si colloca in un panorama più ampio di iniziative finanziarie conservatrici, che stanno prendendo piede sotto l’influenza della nuova amministrazione Trump. Un fenomeno talmente strutturato da avere ormai un nome, “Trump Exchange, il progetto di  un’economia parallela modellata sui principi del conservatorismo. Lo stesso figlio del neopresidente, Trump Jr. ha recentemente aderito alla società di venture capital 1789 Capital, che punta a finanziare aziende e prodotti allineati a questi ideali, tra cui il marketplace dichiaratamente “anti-woke” PublicSquare.

Non è del resto la prima volta che la finanza si trasforma in uno strumento di battaglia ideologica. Nel 2021, Vivek Ramaswamy, autore del controverso Woke, Inc., aveva lanciato un fondo simile, con risultati tutt’altro che brillanti. Eppure, le promesse di Trump di “ripulire” il settore privato da politiche considerate woke potrebbero rinvigorire queste operazioni, alimentate da una retorica politica sempre più polarizzante che sta ridisegnando le dinamiche dell’economia americana.

Il business della diversità e i dubbi degli analisti

Ma da dove nasce tutto questo astio nei confronti dei programmi DEI, concepiti come uno strumento per rendere le aziende più rappresentative e inclusive? Nella narrazione conservatrice, queste politiche vengono dipinte come una forma di “discriminazione inversa” travestita da progresso sociale. Il mantra ricorrente dei detrattori è il presunto omicidio della “meritocrazia”, sacrificata sull’altare del politicamente corretto.

Tuttavia, i numeri raccontano una realtà ben diversa. Secondo un’analisi di USA Today, donne e persone di colore continuano a essere gravemente sottorappresentate ai vertici aziendali. Nel 2023, gli uomini bianchi cisgender costituivano il 70% dei dirigenti delle principali società statunitensi, e circa un’azienda su sette aveva team esecutivi interamente composti da uomini bianchi cisgender.

Nonostante queste disparità, James Fishback sostiene che le aziende incluse nel suo fondo abbiano storicamente ottenuto performance superiori rispetto a quelle escluse per le loro politiche di diversità, equità e inclusione (DEI). Una dichiarazione che ha suscitato dubbi tra gli analisti. “Sarà davvero difficile dimostrare una correlazione diretta tra le pratiche di assunzione e le performance finanziarie” ha commentato Bryan Armour, esperto di ETF presso Morningstar.

Anche Jay Ritter, professore di finanza all’Università della Florida, ha espresso perplessità. Secondo Ritter, i fondi con una forte connotazione ideologica spesso faticano ad attirare investitori di qualità e sono spesso ostacolati da commissioni elevate.Probabilmente vedremo altri ETF anti-woke lanciati sul mercato, ma solo quelli con un volume consistente di investimenti riusciranno a sopravvivere” ha spiegato.

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