A Ischia un bambino di 8 anni ha deciso di lasciare i corsi di danza classica e moderna dopo essere stato preso in giro dai compagni di scuola. Continuerà solo con l’hip hop. A raccontare la vicenda è stata la sua insegnante, Barbara Castagliuolo, che ha denunciato pubblicamente l’episodio con un post su Facebook, riaccendendo i riflettori sul tema del bullismo.

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Bullismo a Ischia, il caso del bambino che lascia la danza
Il bambino frequentava più corsi presso la scuola “La Compagnia della Danza” di Ischia. Negli ultimi mesi, però, aveva iniziato a mostrare una crescente insofferenza, fino alla decisione di abbandonare la danza classica e moderna. La ragione l’ha spiegata lui stesso alla sua insegnante: “I miei compagni di classe mi prendono in giro perché faccio il ballerino”.
A rendere pubblica la vicenda è stata Barbara Castagliuolo, insegnante con oltre trent’anni di esperienza, che ha scelto di intervenire con un lungo post su Facebook: “Assurdo. Febbraio 2026 e ci sono ancora adulti e bambini che prendono in giro i ragazzi che fanno danza”.
La docente sottolinea l’anacronismo di un pregiudizio che, a suo avviso, dovrebbe essere ormai superato. Poi, rivolge un messaggio agli adulti, chiamati in causa per il ruolo educativo e per le responsabilità che, secondo l’insegnante, non possono essere ignorate: “Cari genitori, state crescendo dei benemeriti omuncoli. Ma siete sempre in tempo per recuperare, sempre se lo volete”.
“Non vi girate dall’altra parte. Ascoltate e correggete”, prosegue, “Non fate orecchie da mercante. Creare sofferenza, qualsiasi essa sia, può degenerare in gesti estremi. Vi rendete conto o no?”. È il passaggio più allarmato del post, in cui Castagliuolo richiama l’attenzione sulle conseguenze che anche una presa in giro può avere su un bambino.
“Poi dite che non lo sapevate. Le risatine sotto i baffi conservatele per quando siete ubriachi. Vergognatevi tutti, vi odio”, ha concluso. Parole dure, scritte di impulso, che restituiscono la rabbia e la frustrazione maturate dopo la confidenza ricevuta dal suo allievo.
Infine, l’appello alle istituzioni e agli insegnanti di ogni ordine e grado: “Dateci una mano a cambiare le cose. Non lasciateci soli”.
Discriminazioni e ruolo degli adulti
Dopo la denuncia social che ha acceso un confronto sul bullismo verso i bambini che praticano danza, l’insegnante ha sottolineato che non si tratta di un episodio isolato ma di un problema che continua a ripresentarsi, spesso in modo silenzioso.
In un’intervista rilasciata a Il Messaggero, Castagliuolo ha spiegato di non essersi aspettata una simile risonanza mediatica: “Sinceramente no, non pensavo di sollevare tutto questo dibattito. Col senno di poi, però, sono contenta che sia accaduto, perché purtroppo non si tratta di un episodio isolato. In oltre trent’anni di attività ne ho visti diversi, e ogni volta fanno male allo stesso modo. Sono dispiaciuta, perché tengo moltissimo alla mia disciplina, ma soprattutto al benessere dei ragazzi. È questo che viene prima di tutto”.
La maestra sottolinea come la discriminazione non nasca spontaneamente nei bambini: “La discriminazione arriva sia dagli adulti sia, di riflesso, dai bambini. Però non do mai la colpa ai ragazzi, soprattutto ai più piccoli. I bambini sono fogli bianchi e su quei fogli, spesso, scrivono gli adulti”.
Il nodo, dunque, non è la danza in sé, ma lo stereotipo che ancora la circonda quando a praticarla sono i maschi. “Non capisco perché non si parli di discriminazione quando una bambina sceglie di fare calcio, scelta considerata naturale. Eppure ognuno dovrebbe sentirsi libero di scegliere la disciplina in cui si sente più realizzato”, aggiunge.
Il racconto del bambino: “Non voglio più andare a scuola”
Il momento più delicato arriva quando l’insegnante ricostruisce le parole del piccolo allievo. All’inizio dell’anno frequentava danza classica, moderna e hip hop. A dicembre aveva lasciato la classica. Poi la decisione definitiva. “Qualche giorno fa mi si è avvicinato e, con una sincerità disarmante, mi ha detto: ‘Maestra, io non voglio più andare a scuola, perché i miei compagni mi prendono in giro perché faccio il ballerino’”.
La frase del bambino ha colpito profondamente la docente: “Ero talmente emozionata e scossa che solo la sera ho realizzato davvero la gravità della situazione e ho deciso di scrivere quel post sui social”.
La scelta di abbandonare parte dei corsi non nasce quindi da un calo di interesse, ma dal peso delle derisioni. Per ora il bambino continuerà con l’hip hop, disciplina percepita come meno esposta agli stereotipi di genere.
Il ruolo della scuola e delle istituzioni
Castagliuolo lancia un appello diretto anche al mondo scolastico: “Mi rendo conto che non sia facile. Io, come insegnante di danza, lavoro con gruppi piccoli e vedo i ragazzi in momenti diversi. Per una dirigenza scolastica, gestire dinamiche così complesse è sicuramente più difficile. Ma un’idea potrebbe essere proprio quella di organizzare una serie di incontri nei plessi scolastici. Dobbiamo superare questi tabù, parlarne apertamente perché non è possibile continuare su questa strada. È una responsabilità che riguarda tutti noi”.
Senza un lavoro strutturato sull’educazione alle differenze e sul rispetto delle scelte individuali, episodi come questo rischiano di ripetersi.
Un precedente recente: Perugia e la scritta omofoba
Il caso di Ischia arriva a pochi mesi da un episodio analogo avvenuto in provincia di Perugia, dove un bambino di 10 anni appassionato di danza era stato insultato con una scritta omofoba su un palo della luce, tracciata con un pennarello e comparsa vicino al suo nome. La madre aveva denunciato pubblicamente l’accaduto chiedendo: “Permetteteci di dire che siamo davanti al bullismo?”.
Anche in quel caso la comunità aveva reagito con solidarietà, sottolineando la responsabilità educativa degli adulti e la necessità di non minimizzare come “ragazzate” gesti che colpiscono l’identità e l’autostima di un minore.
Danza, stereotipi e pregiudizi

Quando un bambino viene preso di mira perché pratica danza, la questione va oltre l’attività sportiva. A pesare sono ancora stereotipi legati ai ruoli di genere e un’idea rigida di maschilità che associa automaticamente la danza a qualcosa di “non adatto” ai maschi. In questo meccanismo si innestano prese in giro e allusioni che colpiscono l’identità prima ancora della passione.
Le conseguenze possono essere concrete. Nel caso di Ischia, il bambino ha scelto di continuare solo con l’hip hop, abbandonando la classica e la moderna. Una decisione che mostra quanto la pressione del gruppo possa incidere sulle scelte di un minore, soprattutto in un’età in cui il bisogno di appartenenza è forte.
Barbara Castagliuolo, la sua insegnante, richiama un passato non troppo lontano: “Quando mio padre era ragazzo, ballava a livello amatoriale: balli di coppia, twist, rock and roll. Era amatissimo, ballare era considerato un valore, un motivo di fascino. Com’è possibile che oggi, nel 2026, un ragazzo venga discriminato per una disciplina artistica?”.
Gli episodi di bullismo contro bambini che fanno danza non sono nuovi, ma spesso restano circoscritti alle famiglie o alle scuole, senza emergere pubblicamente. Tra imbarazzo, minimizzazioni e timore di alimentare il conflitto, molti casi si spengono nel silenzio.
Quanto accaduto a Ischia evidenzia quanto sia fragile l’equilibrio tra una semplice presa in giro e una rinuncia che incide sul percorso di crescita. Nel 2026, per alcuni bambini, scegliere di ballare può ancora significare esporsi allo scherno dei coetanei.
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