Un fiume in piena. J.K. Rowling, donna più ricca del Regno Unito, autrice della saga editoriale più venduta e celebre degli ultimi 50 anni, ha pubblicato oltre 30 tweet in 18 ore, tra ricondivisioni e cinguettii nativi, dopo la sentenza della Corte Suprema britannica sulla definizione legale di “donna” nell’ambito delle leggi sulle pari opportunità. Accogliendo il ricorso di For Women Scotland contro le donne trans, la Corte ha stabilito che la definizione legale di cosa sia una donna si basa sul sesso biologico.
J.K. Rowling cinguetta, brinda e fuma dopo la sentenza della Corte inglese sulle donne trans
La creatrice di Harry Potter, negli ultimi anni diventata quasi con orgoglio la “terf” più famosa al mondo, ha generato tutta una serie di dichiarazioni ai danni delle donne trans. Alle ore 14 del pomeriggio di ieri il primo tweet, abbastanza moderato: “Ci sono volute tre straordinarie e tenaci donne scozzesi, con un esercito alle spalle, per far sì che questo caso arrivasse alla Corte Suprema. Vincendo hanno protetto i diritti delle donne e delle ragazze in tutto il Regno Unito. Sono così orgogliosa di conoscervi”.
Due ore dopo ha risposto alla dottoressa Helen Webberley, che aveva scritto: “messaggio per le signorine là fuori che stringono nervosamente le loro borsette, cercano a tentoni le loro collane di perle, aspettano che la Corte Suprema decida se il loro prezioso spazio potrebbe essere invaso: Da quelle terrificanti creature con… un PENE. Ecco un’idea: FATEVI UNA VITA”. Rowling ha replicato: “Signorine’ che armeggiano con le loro perle – > prigioniere rinchiuse insieme a stupratori uomini, donne malate che necessitano di cure intime, ragazze costrette a condividere gli spogliatoi con gli uomini, atlete private del loro obiettivo di vita, lesbiche attaccate perché attratte da persone dello stesso sesso“.
Poi Joanne Rowling è stata un fiume in piena, per l’intera giornata.
“Un pensiero ai datori di lavoro, ai dipartimenti governativi, agli enti sanitari, alle istituzioni accademiche e agli enti sportivi del Regno Unito che hanno violato le leggi sulla parità di trattamento per placare gli attivisti. Tanti manuali delle risorse umane in macero. Tanti accordi stragiudiziali da pagare“, ha cinguettato Rowling, replicando ai tanti che criticavano la sentenza della Corte come James O’Brien, che si è domandato come sia possibile seguire Donald Trump sulla strada della transfobia: “Bene, James, abbiamo dovuto scegliere tra stupratori maschi rinchiusi insieme alle donne e l’eliminazione degli spazi monosessuali femminili, persino dei rifugi per senzatetto e dei centri di assistenza per le vittime di stupro, sapendo di condividere la stessa opinione con Donald Trump. Sono a mio agio con la mia scelta“, ha scritto J.K., che ha successivamente elencato quelli che a suo dire sarebbero i “vincitori della sentenza della Corte Suprema del Regno Unito”.
“Donne e ragazze, comprese le donne transgender (che continuano a beneficiare dei diritti di maternità, ecc.). Persone omosessuali. Libertà di parola. Libertà di associazione. Coloro che sono a rischio di discriminazione per la loro fede nella realtà materiale del sesso. Il fatto che così tanti attivisti trans del Regno Unito stiano gridando all’ingiustizia la dice lunga. Non avete mai avuto i diritti che affermate di aver perso; avevate delle rivendicazioni. Il vostro senso di diritto è cresciuto senza freni perché codardi e idioti si sono inchinati alla vostra campagna intimidatoria. Ora non più“.
Rowling ha continuato deridendo attivistə e donne trans, replicando loro con tono sarcastico, per poi pubblicare un’immagine presto diventata virale che la vede brindare, con il sigaro in bocca: “Adoro quando un piano funziona“, il suo ultimo commento, a voler quasi concludere una battaglia transfobica pubblicamente nata nel 2019, quando prese le difese dell’attivista transfobica Maya Forstater. Da allora la mamma di Harry Potter, che a breve sarà sempre più ricca grazie alla serie HBO Warner dedicata al maghetto, non ha fatto altro che attaccare le donne trans, ogni santissimo giorno, comunicando a ben 14.3 milioni di follower solo su X.
La risposta del MIT – Movimento Identità Trans alla Corte Suprema inglese
Dall’Italia è arrivata la replica del MIT – Movimento Identità Trans, in relazione alla sentenza della Corte inglese relativa all’applicazione delle norme antidiscriminatorie di genere contenute nell’Equality Act, valide solo per le donne “biologiche” e non alle donne transgender.
“La sentenza attinge a piene mani da quel femminismo trans-escludente che divide e gerarchizza le persone sulla base di dati biologici utilizzati come armi discriminatorie”, hanno sottolineato dal MIT. “Forse i nostri corpi non sono biologici? O forse, questa pronuncia, dimentica un aspetto fondamentale: che l’oppressione patriarcale così come la discriminazione di genere si scaglia su tutto quello che non si conforma allo standard di maschio bianco cisgender, abile e ricco. E che i corpi delle donne trans sono oppressi proprio per questo, al pari delle donne cisgender, senza alcuna differenza, se non data dalle tante intersezioni che ci attraversano. L’oppressione è politica e culturale, non biologica. Ma questo, evidentemente, ancora sfugge. Non a noi però: che oggi come sempre riconosciamo la sorellanza delle compagne donne cisgender come un’alleanza strategica, che non può essere invalidata da sentenze che trasudano trans misoginia da ogni poro”.
Roberta Parigiani, vicepresidente del MIT, ha aggiunto: “La Corte Suprema del Regno Unito ha statuito che le donne trans non sono abbastanza donne. Perché si, forse sono anche donne, ma non abbastanza per essere tutelate dalle leggi inglesi contro la discriminazione di genere. Perché quelle leggi tutelano le donne…ma mica tutte. Solo quelle cisgender. E le donne trans? Beh loro no…donne si, ma fino ad un certo punto. Donne di Serie B, o forse di Serie C. Eppure, davanti alla misoginia ed alla discriminazione di genere, le uniche differenze che vediamo sono date dalla capacità delle Leggi di cogliere (o non cogliere) le intersezioni che ci attraversano. Perché non è la biologia che fa paura al patriarcato: ma è la libertà e l’autodeterminazione. Quella stessa libertà ed autodeterminazione che il femminismo ha sempre rivendicato e che oggi, con il transfemminismo, diventa lotta intersezionale. Le donne trans fanno paura perché libere, perché autodeterminate…ma soprattutto perché DONNE. Finché continueremo a parlare di biologia, non capiremo che la lotta la vinceremo con la cultura e una rivendicazione trasversale, che abbraccia tutti i corpi oppressi nella stessa battaglia. Donne, trans o cis poco importa: ma donne che lottano contro il patriarcato, insieme ed unite. Questo fa paura e per questo ci vogliono divise. Ci avranno unite, invece”.
