Il Kazakistan è ormai vicinissimo ad avere una legge di Stato apertamente anti-LGBTIAQ+. Dopo il via libera della Camera a novembre, la legge che vieta la cosiddetta “propaganda LGBT” in incubazione dal 2024 ha compiuto un ulteriore e decisivo passo: anche il Senato ha approvato gli emendamenti, aprendo la strada alla promulgazione definitiva da parte del presidente Kassym-Jomart Tokayev. A confermarlo è ILGA-Europe, che parla di una svolta gravissima per i diritti civili nel Paese. L’ONG Queer Kazakhstan avverte che il disegno di legge anti-LGBT, approvato dal Senato, è ora sul tavolo del presidente Tokayev. Entro 30 giorni il presidente potrà firmare o respingere le modifiche: un lasso di tempo decisivo. L’organizzazione ha lanciato un appello alla mobilitazione urgente e annunciato la pubblicazione imminente di istruzioni operative per contrastare l’entrata in vigore della legge. L’attivista Richard Whiskers durante una protesta davanti all’Ambasciata del Kazakistan all’Aia ha parlato di “una grave violazione dei diritti umani”. Il presidio ha denunciato violenza, discriminazione e stigmatizzazione già diffuse e ha espresso solidarietà alle persone e agli attivisti LGBTQ+ kazaki: “Non siete soli”.

 

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Il provvedimento introduce restrizioni ampie e sistemiche alla libertà di espressione, all’informazione, all’istruzione, alla cultura e alla società civile. Le modifiche intervengono su nove atti normativi, tra cui le leggi su diritti dell’infanzia, media, istruzione, pubblicità, cinema e piattaforme online. Viene vietata la diffusione di contenuti che “promuovano orientamenti sessuali non tradizionali” nello spazio pubblico e digitale, con l’obbligo di segnalare come “sensibili” libri, film, cartoni animati, programmi e materiali informativi che contengano riferimenti LGBTQIA+.

Le sanzioni previste includono multe elevate e fino a dieci giorni di detenzione amministrativa in caso di recidiva. Le autorità avranno inoltre il potere di bloccare siti e contenuti online senza una decisione giudiziaria, introducendo di fatto un meccanismo di censura preventiva. La norma accosta esplicitamente “orientamenti non tradizionali” e pedofilia, una scelta lessicale che istituzionalizza lo stigma e legittima l’equazione tra identità LGBTQ+ e pericolo sociale.

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Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la vaghezza del concetto di “propaganda” rende la legge applicabile a qualsiasi forma di visibilità:

  • libri con personaggi queer
  • famiglie omogenitoriali nei cartoni animati
  • campagne di salute pubblica
  • articoli giornalistici
  • post privati sui social.

Gli attivisti allertano sulla possibilità che persino una battuta, un disegno, un semplice abbraccio tra persone dello stesso sesso potrebbero essere interpretati come “promozione” e diventare punibili. Secondo l’attivista lesbofemminista Gulzada Qyztaj Serzhan è urgente una presa di distanza dalle influenze politiche e legislative della Russia, mentre Temirlan Baimash di Queer.kz avverte che la legge rischia di aggravare paura, disagio psicologico e comportamenti suicidari soprattutto tra gli adolescenti.

ILGA-Europe ha denunciato apertamente l’approvazione al Senato, parlando di norme che stigmatizzano le persone LGBTI, abilitano una censura estesa e violano la Costituzione kazaka e gli obblighi internazionali del Paese. L’organizzazione ha chiesto al presidente Tokayev di non firmare la legge e ha sollecitato una risposta rapida e coordinata da parte di Unione Europea, Nazioni Unite e partner internazionali, sottolineando che le leggi discriminatorie devono avere conseguenze politiche e diplomatiche.

 

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Il Kazakistan è una repubblica presidenziale solo formalmente democratica, con elezioni controllate, stampa sotto pressione e opposizione marginalizzata. In una delicata posizione geopolitica tra Russia e Cina, il governo utilizza sempre più spesso la retorica dei “valori tradizionali” come strumento di controllo interno. Il percorso legislativo della norma anti-LGBTIAQ+ ricalca quello della Russia di Putin e si inserisce in una deriva regionale che coinvolge anche Georgia, Ungheria, Slovacchia e Bielorussia.

Con il voto del Senato, l’omobitransfobia sta per diventare legge di Stato. Se Tokayev firmerà il provvedimento, il Kazakistan compirà un arretramento storico sui diritti LGBTQIA+, compromettendo la propria credibilità internazionale proprio mentre tenta di presentarsi come partner economico affidabile e hub tecnologico nell’Asia centrale.

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