Il quadro dei paesi influenzati dalla Russia di Putin è in continuo fermento omobitransfobico. In preparazione dal 2024, il Majilis (Camera bassa) del Kazakistan (20 milioni di abitanti) ha dato via libera preliminare a emendamenti che vietano la diffusione di “propaganda di relazioni non tradizionali” su media e piattaforme online, con ammende e fino a 10 giorni di detenzione per recidiva. Il testo, approvato in working group, deve ancora passare al voto finale e alla firma del presidente Tokayev. Nel pacchetto gli estensori accostano “relazioni non tradizionali” e pedofilia, scelta lessicale che istituzionalizza lo stigma.
La bozza non definisce con precisione cosa sia “propaganda”, lasciando ampia discrezionalità applicativa (contenuti educativi? informazione giornalistica? campagne di salute pubblica?). Proprio la vaghezza era costata, nel 2015, la bocciatura di un precedente tentativo da parte del Consiglio costituzionale.
In Kazakistan l’omosessualità è legale dagli anni ’90, ma non esistono tutele SOGI antidiscriminatorie; le ONG documentano da anni un clima di paura tra aggressioni, outing forzati e inerzia istituzionale. La nuova bozza si inserisce in questo quadro, rafforzando l’autocensura.
Il Kazakistan occupa una posizione geopolitica cruciale fra Russia e Cina, due potenze dalle quali dipende ma che cerca di bilanciare con una politica “multivettoriale”: collaborazione economica con Pechino, legami militari e storici con Mosca, apertura commerciale verso l’Europa (compriamo il 32% dell’export kazako, l’11% del petrolio greggio UE è dal Kazakistan).

È una repubblica presidenziale solo di facciata, dove le elezioni sono controllate, la stampa è soggetta a censura e l’opposizione marginalizzata. Dopo le proteste del 2022, il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha consolidato un potere fortemente verticale, presentandosi come riformatore moderato ma governando attraverso apparati di sicurezza e fedeltà basate sull’appartenenza al suo clan. In questa architettura pseudodemocratica, l’enfasi sui “valori tradizionali” e la repressione dei diritti civili, come mostra la proposta di legge anti-LGBT, costituiscono strumenti di consenso e stabilità interna, funzionali a mantenere equilibrio tra le due grandi sfere d’influenza che lo circondano, Russia e Cina. Tokayev, va precisato, si era inizialmente opposto all’invasione russa dell’Ucraina: negli ultimi tempi il Kazakistan ha però assunto una posizione più sfumata, offrendosi anche come sede di una possibile trattativa di pace.
Il percorso kazako sulla legge anti-propaganda LGBT ricalca quello della Russia di Putin: Mosca ha esteso nel 2022 il divieto di “propaganda LGBT” a tutte le età, di fatto criminalizzando qualsiasi espressione pubblica LGBTI+.
In Ungheria dal 2021 è in vigore la legge che vieta contenuti su orientamento e identità di genere in scuole e media rivolti ai minori (giudicata in contrasto con gli standard internazionali); nel 2025, come noto con la vicenda di Budapest e Pecs, la maggioranza ha spinto anche per vietare i Pride.
In Slovacchia nel settembre 2025 il parlamento ha approvato un emendamento costituzionale che riconosce solo due sessi e impone cornici “valoriali” ai curricula scolastici; già nel 2024 la coalizione aveva proposto un divieto di “propaganda” non tradizionale e di bandiere arcobaleno negli edifici pubblici.
In Georgia la legge “Sulla protezione dei valori familiari e dei minori”, approvata nel 2024 ed entrata in vigore a dicembre, restringe diritti LGBTI e banna la promozione di relazioni omosessuali, allineandosi al modello russo; in atto anche un tentativo di vietare i Pride.
In Moldova non c’è un vero e proprio divieto nazionale di “propaganda LGBT”. Tuttavia, come raccontato a Gay.it da attivisti moldavi, la regione autonoma Găgăuzia ha adottato nel 2022 un bando locale, e nel 2025 il Consiglio municipale di Chișinău ha votato una (contestata) delibera per vietare Pride e pubblicità pro-SOGI (Sexual Orientation and Gender Identity): il Pride si è comunque tenuto a giugno e l’autorità per l’uguaglianza ha parlato di discriminazione diretta.
