Kenya, l’ong LGBTQI+ può operare anche con le parole “gay” e “lesbica” nel suo nome: un flebile barlume di speranza

La sentenza della Corte Suprema sbarra la richiesta del parlamentare cristiano Kaluma. Ma nel paese l'omosessualità resta punibile con il carcere.

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kenya ong gay lesbica Nglhrc kaluma
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Uno spiraglio di speranza per la comunità LGTQI+ in Kenya. La Corte Suprema di Nairobi ha confermato il diritto delle organizzazioni non governative che promuovono i diritti della comunità LGBTQI+ a registrarsi ufficialmente, a riunirsi e ad operare come organizzazioni non governative (ONG), anche se dichiaratamente inerenti alla rappresentazione delle istanze di persone lesbiche e gay. Una sentenza giunta a risoluzione di un intricato garbuglio di verdetti incrociati.

In Kenya lo scorso gennaio era stato ucciso l’attivista LGBTQI+ Edwin Chiloba. Ad Aprile si era parlato di una legge che avrebbe espulso dal paese i rifugiati omosessuali, bisessuali e transgender. Per poi giungere alla proposta di legge, già sostanzialmente in vigore, sebbene non ratificata, che considera le persone LGBTQI+ come non naturali e che vieta tutto ciò che ha a che fare con l’omosessualità e il genere non conforme, con una possibile pena fino a 14 anni di reclusione per atti considerati “contrari all’ordine naturale”.

Una legge fortemente voluta da Peter Opondo Kaluma, parlamentare cristiano di Homa Bay, distretto dell’estremo ovest del paese, affacciato sul Lago Vittoria, una zona del Kenya prossima all’Uganda, altro paese che recentemente ha promulgati feroci leggi repressive verso la comunità LGBTQI+.

È importante osservare le aree geografiche africane, poiché le culture locali sono fortemente radicate e spesso travalicano i confini nazionali. Gli stati nazione, in Africa, difficilmente delineano popoli autodeterminati e dotati di un senso di comunità collettivo che abbracci tutte le aree delimitate dai borders. I confini sono sovente il risultato di accordi imposti alle popolazioni locali dalla comunità internazionale.

Lo stesso Peter Opondo Kaluma, sbandierando valori legati a Dio e a Cristo, sta conducendo la propria battaglia contro la popolazione LGBTQI+ al fine di acquisire visibilità. Un demagogo che agita la parola di Cristo e così facendo riesce a convincere la popolazione e ad imprimere nella cultura popolare del paese lo stigma verso le persone LGBTQI+. Nell’ambito di questa precisa strategia politica, Kaluma aveva presentato un appello contro la decisione con la quale la stessa Corte Suprema aveva negato il divieto alle ONG LGBTQIA+ di operare in Kenya.

Ora la stessa Corte ha respinto l’appello di Kaluma, permettendo così alla National Gay and Lesbian Human Right Commission (Nglhrc) di ottenere il riconoscimento formale come organizzazione, nonostante le accuse di promuovere comportamenti omosessuali. Il motivo principale del contendere era infatti l’utilizzo delle parole “gay” e “lesbian” nel nome: esse erano, secondo l’accusa di Kaluma, contrarie allo spirito delle leggi che reprimono qualsiasi cosa sia gay e lesbica. La Corte ha respinto.

 

 

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Sul proprio canale social l’ONG NGLHRC scrive:

 

La Corte Suprema del Kenya riafferma il diritto di registrazione della NGLHRC! Oggi segna un altro capitolo monumentale per la giustizia e l’uguaglianza in Kenya, poiché la Corte Suprema conferma la sua storica sentenza del 24 febbraio 2023, consentendo alla NGLHRC di registrarsi con ‘gay’ e ‘lesbica’ nel suo nome.

Un impegno decennale da parte della NGLHRC per garantire il riconoscimento e la protezione dei diritti della comunità LGBTI ha visto significative vittorie nel 2015 e nel 2019, e la decisione odierna solidifica quel percorso. Nella sua sentenza, la Corte ha sottolineato i principi incrollabili di libertà, associazione e riunione sanciti dall’articolo 36 della nostra Costituzione keniota.

Rimaniamo fermi, grati e orgogliosi! Alla Corte Suprema, per il suo saldo impegno per la giustizia, e ai nostri sostenitori e alleati, che sono stati la nostra spina dorsale, GRAZIE. 

Va Precisato che in Kenya restano in vigore i provvedimenti che criminalizzano l’orientamento omoaffettivo e la non conformità di genere binario. Ma soprattutto puniscono gli atti considerati omosessuali. La stessa Corte ha sottolineato che tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale, saranno soggette a sanzioni se violano le leggi esistenti, sezioni 162, 163 e 165 del Codice penale, che prevedono il carcere per atti omosessuali.

Il presidente del Kenya William Ruto, a differenza del collega ugandese Yoweri Museveni, ardente paladino anti-LGBTQIA+ rieletto lo scorso gennaio, pur non avendo sinora ostacolato minimamente l’avanzata omobitransfobica del fondamentalista cristiano Kaluma, sembrerebbe avere un approccio più aperto alle istanze delle ONG LGBTQI+. Ruto si dimostra più sensibile alle pressioni di Stati Uniti e Unione Europea, che minacciano, come già fatto per l’Uganda, di sottrarre fondi al paese, se le persecuzioni verso le minoranze affettive e sessuali non saranno femrate. Un flebile barlume di speranza, a cui l’Occidente dovrebbe dare tutta l’energia possibile.

 

immagini tratte dall’accounti instagram Nglhrc

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