L’HIV ATTACCA IL CERVELLO

Uno studio analizza i danni cerebrali in 27 pazienti con Aids. Problemi motori, intorpidimento, calo della vista. Risultati "terrificanti" per i ricercatori. Ma molti dubbi permangono.

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LONDRA – Uno studio in cui 26 pazienti con diagnosi di Aids sono stati sottoposti a sofisticati esami al cervello hanno dato risultati che lo scienziato che ha condotto il progetto ha giudicato “terrificanti”. Nei pazienti con infezione da Hiv è stata rilevata una riduzione dello spessore della corteccia cerebrale, la superficie del cervello che controlla le funzioni più complesse, fino al 15% rispetto a 14 pazienti sieronegativi scelti per età e fattori di rischio da Hiv.
I farmaci possono far poco

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Questa perdita di tessuto cerebrale non sembra essere in relazione con la carica virale o con l’assunzione di farmaci anti-Hiv. La perdita inoltra era concentrata in aree molto specifiche, in particolare quelle che controllano il movimento e in minor grado quelle relative all’elaborazione della vista e del tatto. Questo spiegherebbe perché, come risulta da precedenti osservazioni, il solo sintomo che spesso rivela un danno al cervello da parte dell’Hiv è un moderato intorpidimento e problemi motori.
Il capo dei ricercatori Paul Thompson della Scuola di Medicina David Geffen di Los Angeles ha detto a Gay.com: «I soggetti dello studio non risultano affetti da danni neurologici che possano interferire con la loro vita lavorativa o sociale. I test sono principalmente test motori. Ci sono generalmente danni molto modesti chiamati di norma Minor Cognitive-Motor Disorder or MCMD».
«L’Aids è selettivo nel suo modo di attaccare il cervello – ha aggiunto – Ma non sembra che la terapia riesca a rallentare il danno. Questo è l’aspetto più terrificante dei risultati. Anche se gli antiretrovirali salvano il sistema immunitario, l’Aids avanza silenziosamente verso il cervello. Una barriera protettiva impedisce ai farmaci di entrare nel cervello dove l’Hiv può moltiplicarsi e attaccare indisturbato nuove cellule».
Uno studio che non chiarisce tutto

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Tuttavia anche se le notizie esplicite date da Thompson sulla perdita di cellule cerebrali hanno stimolato l’interesse dei media, molte questioni nel suo studio restano senza risposta. I suoi pazienti sono stati sottoposti a una serie di test psicologici e i pazienti sieropositivi pare abbiano risposto peggio. Eppure gli esami cerebrali rivelavano che nei pazienti con i danni funzionali più importanti le parti del cervello relative a questi danni non erano quelle più fortemente attaccate dall’infezione Hiv. Ciononostante Thompson ha detto a Gay.com che questo avviene perché le aree danneggiate dall’Hiv sono le stesse in tutti i pazienti: «Le aree più colpite dall’Hiv lo sono spesso così pesantemente che il danno è “riempito al massimo” e la maggior parte dei pazienti hanno una perdita così consistente che c’è poca relazione con la variazione dei livelli delle specifiche funzioni cognitive. Solo in altre aree è visibile un grado di assottigliamento che si collega meglio con le differenze tra i pazienti».
In secondo luogo il conteggio dei CD4 era strettamente connesso con la performance psicologica. Thompson riferisce il conteggio dei CD4 di 22 dei suoi 26 pazienti: solo sette avevano un livello sotto i 200 mentre la maggioranza era tra 200 e 600. In realtà egli ha osservato una vaga correlazione tra problemi motori e bassi livelli di CD4, con 3 pazienti su 8 con danno moderato e meno di 200 CD4 e tutti e tre quelli con danni più gravi. Ne conclude che un basso livello di CD4 contribuisce per circa il 35% nella perdita delle performance motorie rilevate.
Ma di nuovo le aree del cervello più colpite nelle persone con bassi livelli di CD4 non sono quelle più colpite nelle persone sieropositive in generale, cosa che suggerisce che siano coinvolti due processi o una sequenza di processi diversi.
Quelli più colpiti da una perdita di CD4 erano i lobi frontali, responsabili della attività decisionale, e alcune parti adibite alla memoria. Cosa si può fare in questi casi? Innanzitutto è importante ricordare che il cervello è un organo che si adatta facilmente e che non tutte le perdite cellulari si traducono in un peggioramento delle performance. In secondo luogo i pazienti di Thompson erano tutte persone che avevano ricevuto la diagnosi di Aids e quindi erano state gravemente malate per un certo periodo.
Farmaci salva-cervello?

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Anche se egli afferma che il trattamento antiretrovirale non influisce sulla perdita di cellule cerebrali, altri studi hanno dimostrato il beneficio di inserire nel regime terapeutico dei medicinali che riescano meglio a penetrare nel cervello. Quelli che lo fanno al meglio sono i nucleosidici AZT e 3TC, i non nucleosidici nevirapine e efavirenz e l’inibitore della proteasi indinavir. Assumere questi farmaci prima che il conteggio dei CD4 scenda troppo può assicurare una certa protezione.
Lo studio di farmaci che possano fermare o invertire i danni cerebrali sono ai primi stadi anche se ci sono stati risultati promettenti con i farmaci sperimentali memantine e seligiline; uno studio recente, inoltre, ha scoperto che assumere omega-3 derivanti dai grassi del pesce – e anche fare tutto quello che può favorire un buon afflusso di sangue al cervello – aiuta a evitare la demenza in età avanzata.
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di Gus Cairns – Positive Nation

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