L’OSCAR PIU’ GAY DELLA STORIA

La 78esima cerimonia degli Academy Award sarà la più queer mai celebrata. Ecco un breve excursus degli Oscar gay con le nostre previsioni per le statuette di stanotte.

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7 min. di lettura

Siete pronti per l’Oscar più gay della storia? Pronti a passare la notte in bianco armati di taniche di caffè pur di assistere in diretta al trionfo del film dell’anno ai 78esimi Academy Awards?

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‘^SBrokeback Mountain^s’ è ormai a un passo dalla vetta più alta, il massimo riconoscimento cinematografico che si sommerebbe alla cinquantina di premi ufficiali che il film ha già vinto in giro per il mondo. E c’è da scommettere sulla sua vittoria in almeno 5 categorie, tanto più che ricevere l’Oscar come miglior film dalle mani di un ‘western man’ come Clint Eastwood capiterebbe proprio a fagiolo. Intanto un gruppo di neoconservatori cristiani ha raccolto 60.000 firme da consegnare all’Academy per opporsi alle nominations di ‘Brokeback Mountain’ che secondo loro “usa il cowboy, simbolo classico del maschio americano, in modo offensivo per la maggioranza degli americani”. Al botteghino italiano, ‘I segreti di Brokeback Mountain’ resiste ancora, benché al sedicesimo posto degli incassi, con più di 4 milioni di euro incassati.

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Sarà sicuramente una cerimonia memorabile, quella di stanotte, con 3 film omo candidati (per un totale di ben 15 nominations!) e ottime probabilità per ^SPhilip Seymour Hoffman^s come miglior attore per ‘^SCapote^s’ e per ‘Travelin’ Thu‘ di Dolly Parton in ‘^STransamerica^s’ come miglior canzone originale. Doppia maratona con possibilità di alternanza telecomandata tra Sky Cinema 1 e la superfashion ‘E!’: sulla prima dalle 23.30 con ‘Aspettando gli Oscar’ seguito alle 2.00 dalla cerimonia al Kodak Theatre di Los Angeles condotta finalmente da un bell’uomo, il sagace comico e attore Jon Stewart; sulla seconda dalle 18.00 con commenti soprattutto modaioli del fashion designer supergay Isaac Mizrahi, quel provocatore grassoccio che ai Golden Globes palpava senza ritegno le nominate più famose. Saranno poi Gianni Canova, Alessia Ventura e Nicola Savino a commentare la sfilata sul Red Carpet e la consegna delle preziose statuette.
E dire che l’Oscar non è mai stato molto generoso nei confronti del cinema gay e solo negli ultimi anni si è aperto al genere queer, tra l’altro con curiosa tendenza lesbo, quest’anno invece completamente assente, soprattutto se legata a contesti fortemente drammatici: dall’Oscar di due anni fa a Charlize Theron per la serial killer Aileen Wuornos in ‘Monster‘ di Patty Jenkins, a quello dell’anno precedente a Nicole Kidman per la sua mimetica interpretazione di Virginia Woolf nel lirico ‘^SThe Hours^s’ di Stephen Daldry. Ma già nel 2000 l’Academy Award non si era fatta sfuggire l’occasione di premiare un’eccellente Hilary Swank nel difficile ruolo della ragazzina lesbica Teena Brandon che in ‘^SBoys Don’t Cry^s’ si travestiva da uomo per poter frequentare un gruppo di bulli in un desolante Nebraska. Per i ruoli gay bisogna risalire al…
continua in seconda pagina^d

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Per i ruoli gay bisogna risalire al 2001 per trovare la candidatura di ^SJavier Bardem^s nel ruolo del poeta omosessuale cubano Reinaldo Arenas in ‘Before Night Falls‘ e al 1999 per la nomination di Ian McKellen alias James Whale in ‘^SGods and Monsters^s’ (uno dei rari casi di ruoli omosessuali interpretati da gay dichiarati), film che vinse poi la statuetta per la migliore sceneggiatura. All’ultimo Festival di Berlino sir Mc Kellen, premiato con l’Orso d’Oro alla carriera, ha dichiarato che “è molto, molto difficile parlare apertamente della propria sessualità per un attore americano gay che voglia far carriera. Ed è ancora più difficile se si tratta di una lesbica. È stato angosciante anche per me”. Nel 1998 fu Greg Kinnear a correre come non protagonista per il ruolo del pittore gay vicino di casa dello scrittore nevrotico Melvin Udall in ‘Qualcosa è cambiato‘ ma l’Oscar fu vinto dai due protagonisti etero (Jack Nicholson ed Helen Hunt).
L’Oscar gay più celebre rimane quello di Tom Hanks nel 1995 per un film apripista sulla questione Aids, il toccante ‘Philadelphia‘ di Jonathan Demme, recentemente votato al primo posto in un sondaggio del mensile ‘Ciak’ come ‘film a tema gay più bello’ (16.8 % delle preferenze) con la ‘migliore interpretazione di un ruolo gay’ (14.9 %). Finora solo un film esplicitamente omo ha vinto come miglior film: ‘Un uomo da marciapiede‘ di John Schlesinger nel 1970 (tra i nominati ricordiamo ‘Il servo di scena’ di Peter Yates nel 1984 e il già citato ‘The Hours’ nel 2003).

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Tra i film stranieri nel 2000 è stato Oscar per la Spagna con lo splendido ‘Tutto su mia madre‘ di Almodóvar e nel 1996 è toccato all’Olanda grazie al bel dramma generazionale ‘Antonia’s line‘ di Marleen Gorris. Solo nominati invece nel 1994 ‘Il banchetto di nozze‘ per la prima volta agli Oscar di Ang Lee e nel 1980 ‘Dimenticare Venezia‘ di Franco Brusati, una delle poche nomination queer tutte italiane insieme a quella per la sceneggiatura de ‘La caduta degli dei‘ di Visconti nel 1970. Più fortuna hanno avuto film ‘en travesti’ come ‘Tootsie‘ di Sydney Pollack nel 1982 (dieci nomination e un’Oscar a Jessica Lange come non protagonista), ‘Il vizietto‘ di Edouard Molinaro (tre nominations per regia, sceneggiatura e costumi) e ‘A qualcuno piace caldo‘ di Billy Wilder nel 1960 (sei nominations e Oscar ai costumi). L’unico transessuale mai nominato dall’Academy è stato Jaye Davidson per uno dei capolavori del genere, ‘The Crying Game‘ di Neil Jordan, in cui interpreta l’indimenticabile parrucchiera Dil che si innamora del terrorista Fergus (un ottimo Stephen Rea).
Ecco infine le nostre previsioni per le categorie principali degli Oscar 2006:
MIGLIOR FILM: ‘^SBROKEBACK MOUNTAIN^s’ di Ang Lee
Non ha seri rivali a parte ‘Crash’, negli ultimi giorni un po’ pompato dalla stampa per dare un po’ di pepe alla competizione. Ma l’appeal conquistato dal bel melò country del regista taiwanese non può essere offuscato proprio adesso, dopo tutti i riconoscimenti già guadagnati.
MIGLIOR REGIA: ANG LEE per ‘^SBROKEBACK MOUNTAIN^s’
Di solito fa il paio con l’Oscar al miglior film e viene scisso solo se ci sono due titoli non abbastanza ‘forti’, come nel 2003 tra ‘Chicago’ e ‘Il pianista’. Ma quest’anno si può andare sul sicuro.
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: ^SPHILIP SEYMOUR HOFFMAN^s per ‘^SCAPOTE^s’
Interpretazione straordinaria e lavoro metodico su fisico e voce che resta impresso. L’alternativa è un altro ruolo gay, quello del bravo ^SHeath Ledger^s in ‘^SBrokeback Mountain^s’, oppure il virtuosismo canoro di Joaquin Phoenix/Johnny Cash in ‘Walk the Line’ ma Hoffman ha una marcia in più e un gran sostegno soprattutto da parte dei critici.
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: REESE WITHERSPOONE per ‘WALK THE LINE’
Ahimè, duole dirlo, ma probabilmente il testa a testa con la trans di Felicity Huffman lo vincerà la Witherspoone, eletta recentemente come attrice più pagata del mondo, scalzando così Julia Roberts (guadagnerà 29 milioni di dollari per il prossimo film, il remake del thriller di Otto Preminger ‘Bunny Lake è scomparsa’). Motivo? ‘^STransamerica^s’ ha incassato troppo poco in America in confronto a ‘Walk the Line’ che, avendo 5 nominations, deve vincere almeno un premio. Poche speranze per la neo-Norma Rae di ‘North Country’ per la già oscarizzata Charlize Theron che, molto gay-friendly, ha recentemente dichiarato di non volersi sposare finché non potranno farlo anche gli omosessuali.
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: ^SGEORGE CLOONEY^s per ‘SYRIANA’
La lotta è con Paul Giamatti per ‘Cinderella Man’ ma l’Academy si sente un po’ in debito con Clooney, nominato anche come miglior regista per ‘Good Night, and Good Luck’, per cui probabilmente lo risarcirà con questo Oscar. ^SJake Gyllenhaal^s potrebbe essere l’outsider se prevalesse tra i votanti la volontà di premiare in toto ‘Brokeback Mountain’.
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: RACHEL WEISZ per ‘THE CONSTANT GARDENER’
Forte del Golden Globe, l’attrice londinese non ha serie contendenti a parte Frances McDormand che però ha già vinto un Oscar per ‘Fargo’. Ma questa categoria riserva sempre sorprese, per cui potrebbe rientrare in gioco anche la moglie di Heath Hedger Michelle Williams per ‘^SBrokeback Mountain^s’.
MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE: PAUL HAGGIS e ROBERT MORESCO per ‘CRASH’
Script corale alla Altman, molto articolato e ben giocato sui conflitti razziali. Sarebbe il premio ideale per il film che è diventato il nemico numero uno di ‘Brokeback Mountain’.
MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: LARRY MCMURTRY e DIANA OSSANA per ‘^SBROKEBACK MOUNTAIN^s’
McMurtry è un’istituzione a Hollywood e trentaquattro anni fa era già stato nominato per ‘L’ultimo spettacolo’ di Bogdanovich ma rimase a bocca asciutta. Sarebbe un ottimo modo per risarcirlo. E poi quello di ‘Brokeback Mountain’ è davvero il miglior adattamento dell’anno, capace di dilatare, arricchendolo, il racconto originale invece che condensarlo come di solito avviene con le trasposizioni cinematografiche.
MIGLIORE SCENOGRAFIA: JOHN MYHRE per ‘MEMORIE DI UNA GEISHA’
Perché è il film più ‘exotic’ tra quelli nominati e spesso l’Academy tende a premiare film i cui set ricreano atmosfere internazionali (‘Moulin Rouge’, ‘Il Signore degli Anelli’, ‘La Tigre e il Dragone’). Lo tallona Grant Major per il ‘King Kong’ di Peter Jackson che dovrebbe prevalere nel montaggio sonoro.
MIGLIORE FOTOGRAFIA: RODRIGO PRIETO per ‘^SBROKEBACK MOUNTAIN^s’
Fotografia ariosa e funzionale a far emergere il simbiotico rapporto con la natura dei protagonisti. Un solo vero rischio: farsi soffiare il premio da Dion Beebe per ‘Memorie di una Geisha’, molto forte nelle candidature tecniche.
MIGLIORI COSTUMI: COLLEEN ATWOOD per ‘MEMORIE DI UNA GEISHA’
Ha già vinto un Oscar per ‘Chicago’ ma i suoi sono davvero i costumi più belli dell’anno. Seguono a ruota le colorate creazioni di Gabriella Pescucci (anche lei già premiata per ‘L’età dell’innocenza’) per il geniale ‘Charlie e la fabbrica di cioccolato’ di Tim Burton.
MIGLIOR MONTAGGIO: HUGHES WINBORNE per ‘CRASH’
Testa a testa con ‘Munich’, che cede però nel brutto finale con errori delle giunte di montaggio. ‘Crash’ dovrebbe spuntarla, e la sua struttura a incastri multipli dovrebbe favorirlo in questa categoria.
MIGLIOR FILM STRANIERO: ‘PARADISE NOW’ di Hany Abu-Assad
Ci dispiace per Cristina Comencini, ma il suo ‘La bestia nel cuore’ ha davvero poche probabilità di vincere. È la prima volta che un film palestinese viene candidato in questa categoria. L’unico avversario minaccioso è il sudafricano ‘Tsotsi’, uscito nelle sale anche in Italia.
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