È uscito oggi il nuovo e attesissimo album di Madonna, “Confessions II“, sequel ufficiale di quel “Confessions on a Dance Floor” che 21 anni fa travolse il mondo. Sedici brani nuovi di zecca che la regina del pop ha prodotto insieme a Stuart Price, ovvero colui che nel 2005 diede forma al primo indimenticabile capitolo, ritrovato in studio di registrazione dopo 20 anni.
In attesa di girare quel biopic che la Universal non ha mai ufficialmente ‘sbloccato’ causa budget esageratamente importante, Madonna ha sentito la necessità di dover tornare a realizzare arte. E dove se non in uno studio di registrazione, con il geniale Stuart Price di nuovo al suo fianco?
Madonna e Stuart Price, genesi di un nuovo capolavoro

Intervistato da Attitude, il 48enne produttore britannico ha voluto rimarcare l’eccezionalità di un’artista che continua ad evolvere e a reinventarsi: “Oggi è proiettata verso il futuro come non mai, ma in questo album c’era la volontà di guardare all’esperienza di vita che ha vissuto“. Madonna era pronta a riflettere sulla sua incomparabile esperienza di vita, sulla sua fame artistica e sulla sua straordinaria discografia. Price non ha fatto altro che trasformare tutto questo in un album che si presenta come evoluzione autentica e naturale del concept del primo Confessions.
Price ha definito Madonna come “una vera artista. È così singolare. È così dedita alla sua arte. Dico spesso che uno dei motivi per cui credo nell’autenticità di Madonna è che non ha un interruttore di spegnimento. Non c’è un momento in cui si siede, mangia una pizza e clicca su Netflix. Semplicemente non succede. È sempre al massimo della forma. La sua mente è sempre impegnata a creare, studiare, leggere“.

L’amore per Madonna, da parte di Price, è sbocciato con “Justify My Love“, con il suo video censurato. “Provai una curiosità inspiegabile per quella musica, perché non assomigliava a nient’altro“, ha rivelato ad Attitude. “Non aveva una performance vocale classica. Aveva un’atmosfera incredibile. È stato allora che ho iniziato a notare Madonna come una trasgressiva che infrangeva le regole. Non è come nessun’altra”.
La prima collaborazione tra i due nasce 25 anni fa, con il Drowned World Tour. Poi è arrivato il Re-Invention Tour e solo a quel punto la popstar gli ha chiesto di fare qualcosa insieme. Ed è nato Confessions on a Dance Floor. Per 10 anni Stuard e Madonna non si sono più incrociati, professionalmente parlando, fino al Celebration Tour, a cui è seguito Confessions II.
“Abbiamo passato circa un anno e mezzo a registrarlo. In un anno e mezzo succedono tantissime cose nella vita di una persona, soprattutto per una come Madonna, che è esposta a un’infinità di esperienze, in parte a causa del numero di persone che incontra. Inoltre, la sua vita è un vero e proprio ottovolante. Perde persone che conosce da tempo, oppure scopre nuove forme d’arte che ama. È una vera e propria consumatrice di arte, sia nuova che vecchia. C’è sempre molto fermento, ma non sempre tutto si traduce in una semplice canzone pop. A volte si manifesta in qualcosa di molto più profondo, o le ricorda momenti passati della sua vita, e poi inizia a scriverne. Tutta la musica di Confessions II è nata in modo molto istintivo. Non è mai nata dal chiedersi: “Che tipo di canzone vuoi fare oggi?”. È stato come con Confessions I, ogni giorno sgorgava qualcosa di nuovo, anche solo iniziando a suonare la chitarra. “One Step Away” è nata perché stavo suonando una vecchia drum machine, solo per divertirmi, e Madonna mi disse: “È davvero bella, continua a suonarla”, e iniziò a ballare“.
Madonna e Price volevano creare qualcosa di diverso, con Confessions II, una “sensazione immersiva di connessione” che celebrasse la magia dei club, che permettono alle persone di esprimersi e di conoscersi.
Se l’industria musicale odierna pretende singoli di due minuti e mezzo da dimenticare in fretta e furia, loro volevano andare controcorrente, con un nuovo disco senza interruzione di continuità. Un album dove spiccano i temi dell’identità e della ricerca del proprio posto nel mondo.
“Non troverete una sostenitrice dell’individualismo migliore di Madonna“, ha precisato Price. “Letteralmente, uno dei messaggi chiave di Madonna è la sua instancabile difesa del proprio individualismo, ma anche l’incoraggiamento degli altri a mostrare il proprio. È una parte fondamentale della sua arte. A livello di testi, invece, si mostra piuttosto vulnerabile, ed è una cosa audace da fare, e si può fare solo da una posizione di sicurezza e comfort. Un’artista deve sentirsi libera di essere se stessa senza scuse, senza paura di imbarazzo o fallimento. Credo che alcuni dei temi di questo disco siano un sottoprodotto del suo legame con il pubblico“.
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