LA CENA DELLE BEFFE

La paura fa annullare l'appuntamento ad Alessandria per gli amici della chat di Gay.it: minacce omofobe rendevano il clima incandescente. Ora dell'episodio parlerà anche il Consiglio Comunale.

LA CENA DELLE BEFFE - nascosto01 - Gay.it
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ALESSANDRIA – Finirà in Consiglio Comunale il caso della cena dei frequentatori della chat di Gay.it, che avrebbe dovuto tenersi ad Alessandria sabato scorso, ed è invece stata annullata a causa delle defezioni giunte all’organizzatore dopo le affermazioni omofobe e violente di alcuni cittadini intolleranti, pubblicate da inalessandria.it, sito internet di informazione locale. Contro la “voce grossa” di coloro che dalle pagine dei commenti del sito hanno invitato gli alessandrini a recarsi alla pizzeria “con una tanica di benzina per farne fuori 35 e punirli tutti”, il Consiglio comunale di Alessandria si pronuncerà giovedì 19 dicembre, quando sarà chiamato discutere un ordine del giorno in cui il consiglio «condanna esplicitamente tali manifestazioni di evidente intolleranza che sono un’offesa alla dignità umana e a nome di tutti i cittadini di Alessandria si scusa per l’accaduto».
Ripercorriamo la cronaca di questo evento, che rischia di diventare, per la comunità omosessuale, una grossa occasione persa di dimostrare la propria dignità. Mercoledì 4 dicembre Gay.it annuncia con un articolo che il sabato successivo i frequentatori della chat si sarebbero ritrovati ad Alessandria, presso la pizzeria Bella Napoli, per una cena. Il giorno dopo, inalessandria.it riprende la notizia, con un articolo iperbolicamente intitolato “I gay di tutta Italia ceneranno ad Alessandria” che attira un gran numero di lettori e di commentatori. E’ proprio nella pagina dei commenti a questo articolo che compaiono minacce e insulti, sintomi di un’intolleranza che preoccupa gli organizzatori e i partecipanti della cena. Purtroppo non solo loro: anche il ristorante presso il quale il ritrovo era stato organizzato dà forfait, e preferisce darla vinta a coloro che incitano gli alessandrini ad andare “tutti alla Bella Napoli armati di spranghe”. In un primo momento gli organizzatori pensano di spostare la cena in altro locale, e Gay.it interviene venerdì con un altro pezzo, invitando tutti a rispondere alle minacce con la visibilità. Ma alla fine, visto che tutti i partecipanti provenienti dalla cittadina piemontese si ritirano in buon ordine davanti all’eccesso di “pubblicità” che l’evento ha, l’appuntamento viene annullato spostandolo a data da destinarsi.
Intanto il “caso” della cena gay trova eco anche su altri giornali locali: le edizioni di Alessandria di La Stampa, Repubblica, e il Piccolo ne danno notizia, mentre il Centro Studi Teologici di Milano presenta una denuncia contro ignoti alla Procura di Alessandria, ipotizzando il reato di incitamento all’odio per motivi di orientamento sessuale. Nella denuncia Giovanni Felice Mapelli, direttore del Centro, «chiede di indagare come e perché il giornale on line denominato inalessandria.it. patrocinato addirittura dal Comune di Alessandria e dalla Provincia cittadina, e in collaborazione con la Regione Piemonte, con l’alibi della libertà di opinione, ha dato largo spazio a simili improperi e minacce».
La redazione del sito si era difesa invocando il principio di libertà di espressione e dichiarando di considerare le frasi minacciose contenute nella pagina dei commenti solo “cose che si dicono” prive di pericolo reale. Ma è lo stesso Mapelli che nel testo della denuncia, sottolinea come «non vanno confuse la libera espressione di pensiero o di opinione, legittima, e la vera e propria attività denigratoria e le minacce reiterate che sono sanzionati dal Codice Penale e dalla Legge Mancino, relativa all’incitamento dell’odio razziale contro minoranze sociali e soggetti» e invita la Procura a non sottovalutare le minacce, «poiché spesso tali preludi hanno poi portato reali aggressioni in altre analoghe circostanze».
Intanto il danno è fatto: Alessandria fa la figura della cittadina di provincia in cui ci si ritira in casa non appena l’aria si fa minacciosa, e tra i lettori di inalessandria.it, quei pochi ma rumorosi che si meritano il titolo di intolleranti, possono godere del successo. Ma non tutta la città sta dalla loro parte, anzi, siamo certi che la maggior parte dei cittadini sarebbe pronta a schierarsi accanto alla comunità omosessuale. Lo dimostra, ad esempio, la bella lettera di solidarietà fatta pervenire all’organizzatore della cena da Corrado Parise, Presidente della Cooperativa Sociale Il Gabbiano, associazione locale impegnata nel sociale che ospita tra l’altro il GAGAA, Gruppo Azione GLBT di Alessandria, e indirizzata alle autorità cittadine, alle associazioni, agli organi di stampa e persino al Vescovo. «Non condivido la scelta di spostare-non fare la cena da parte degli amici e delle amiche, dei compagni e delle compagne gay lesbiche trans bisex – scrive Parise – La cena andava fatta; la cena s’ha da fare, se vogliamo dare corpo alle nostre idee, alla nostra speranza. Ora, chi si deve opporre prima di tutti e prendere posizione, se non chi ha responsabilità elettive ed istituzionali?». Così il presidente del Gabbiano invita i cittadini, le associazioni, ma soprattutto le autorità a pronunciarsi sul caso. Invito immediatamente accolto dal Consiglio comunale di Alessandria che, su iniziativa del gruppo Mara e in particolare di Diego Malagrino, Edgardo Rossi, Paolo Paiuzzi e Savino Di Donna, giovedì 19 dicembre discuterà dell’evento. Anche lo stesso sito inalessandria.it, per bocca del suo direttore Paolo Allegrina, accoglie e si fa promotore dell’appello lanciato da Parise, impegnandosi «a fare di più e di meglio in favore della tolleranza, del rispetto, della promozione delle idee».

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