In una sentenza emessa martedì 30 giugno 2026, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America si è schierata al fianco del West Virginia e dell’Idaho in due casi molto seguiti, West Virginia contro B.P.J. e Little contro Hecox, con una sentenza che va a proteggere i divieti relativi alle atlete transgender che competono negli sport scolastici e universitari in tutto il paese.
Appena tornato alla Casa Bianca Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo dal titolo “Tenere gli uomini fuori dagli sport femminili“, sostenendo che il Titolo IX, legge federale che vieta la discriminazione sessuale nelle scuole, dovesse essere interpretato come un divieto di partecipazione delle ragazze e delle donne trans agli sport femminili.
Little contro Hecox
Nel 2020 l’ACLU aveva intentato una causa contro il governatore dell’Idaho Brian Little per stoppare l’applicazione della legge H.B. 500, che vietava alle ragazze e alle donne transgender di partecipare ai campionati sportivi femminili nelle scuole pubbliche, nei college o nelle università. Quello fu il primo divieto categorico di questo tipo a diventare legge in tutti gli Stati Uniti. La causa (originariamente intitolata Hecox contro Little) sosteneva che la legge violasse il diritto delle studentesse alla pari tutela garantita dal XIV Emendamento. Fu intentata per conto di Lindsay Hecox, all’epoca atleta di atletica leggera alla Boise State University, e di una studentessa cisgender anonima delle superiori, preoccupata di essere sottoposta a “verifica del sesso” per partecipare agli sport scolastici.
West Virginia contro B.P.J.
Nel 2021 i legislatori del West Virginia hanno approvato il loro personale divieto per le donne transgender negli sport femminili, con un tribunale distrettuale che l’ha subito bloccato pochi mesi dopo. Il caso è stato presentato congiuntamente dall’ACLU e da Lambda Legal per conto di Becky Pepper-Jackson, una ragazza transgender che all’epoca aveva 11 anni. Il tribunale distrettuale convenne che il divieto del West Virginia violasse probabilmente non solo il XIV Emendamento ma anche il Titolo IX del Civil Rights Act del 1964, che vieta la discriminazione sessuale nell’istruzione.
La sentenza della Corte Suprema USA
“In conformità con il Titolo IX e la Clausola di Pari Protezione, sosteniamo che gli Stati possono mantenere gli sport femminili per le ragazze di sesso biologico femminile“, ha scritto ieri il giudice Brett Kavanaugh nella sua sentenza. “La Costituzione e il Titolo IX non richiedono una revisione completa degli sport femminili in tutta l’America“.
Secondo il New York Times, Kavanaugh ha poi affermato: “Nessuna studentessa-atleta, da nessuna delle due parti della questione, che sia biologicamente femmina o transgender, merita di essere ostracizzata o diffamata“.
Cosa che Donald Trump, via Truth, ha immediatamente fatto, scrivendo: “GRANDE VITTORIA: La Corte Suprema degli Stati Uniti si è appena pronunciata CONTRO LA PARTECIPAZIONE DEGLI UOMINI AGLI SPORT FEMMINILI. Wow! Questo mette fine a questa situazione ridicola!!!”.
“America, possiamo sostenere i diritti della comunità LGBTQIA+ e al tempo stesso proteggere le opportunità per le atlete. Rispettiamo tutti e manteniamo equo lo sport femminile. Entrambi gli ideali sono essenziali“, ha aggiunto la First Lady Melania Trump in un post pubblicato sulla piattaforma social X.
In realtà la sentenza, redatta dal giudice Brett Kavanaugh, è restrittiva e i suoi limiti sono significativi, ma con delle possibili vie d’uscita, come sottolineato da The Advocate.
La sentenza consente tali divieti, non li impone
La Corte ha stabilito che gli stati e le scuole possono escludere le ragazze transgender dalle squadre femminili. Non ha stabilito che debbano farlo. La decisione rimuove un ostacolo costituzionale e legale ai divieti, ma non li impone. Questa sentenza non obbliga gli stati e le scuole che hanno scelto di non discriminare le ragazze transgender ad abbandonare tali politiche inclusive. Un elemento di non poco conto.
Porte aperte a politiche inclusive
La Corte si è espressamente rifiutata di precludere l’inclusione. Ha lasciato aperta la questione delle scuole che desiderano consentire alle ragazze transgender di giocare nelle squadre femminili. Potranno farlo. In una nota a piè di pagina fondamentale, la Corte ha definito questa come una “questione distinta“, sottolineando come “nulla in questa sentenza intende risolverla“. La questione è ora al vaglio dei tribunali di grado inferiore e le scuole che accolgono atlete transgender continueranno ad essere libere di adottare e difendere politiche inclusive.
Sentenza limitata al contesto sportivo
La Corte ha ripetutamente sottolineato che lo sport fa storia a sè e ha collegato entrambe le parti della sua analisi, la sentenza relativa al Titolo IX e quella relativa alla parità di trattamento, a tale distinzione. La maggioranza ha tracciato un esplicito contrasto con “una tipica opportunità di lavoro o di istruzione, dove la parità di trattamento richiede spesso che il governo tratti un individuo indipendentemente dal suo sesso“. La sentenza non presenta il suo ragionamento come una regola generale per altri contesti come aule, bagni o programmi scolastici.
Non risolve la questione scientifica
La Corte non ha riscontrato che le ragazze transgender che hanno assunto bloccanti della pubertà o ormoni abbiano alcun vantaggio competitivo. La Corte ha descritto la questione come “oggetto di un dibattito medico e scientifico in corso” e “non ancora risolta“. Piuttosto che risolverla, la Corte ha affermato che “[i] parlamenti e le scuole sono più preparati – e, in base alla Costituzione, sono gli enti più appropriati – per valutare le diverse considerazioni mediche e scientifiche e tracciare i confini appropriati”. La sentenza si basa sull’opinione della maggioranza secondo cui il controllo intermedio non richiede un’analisi individualizzata, né su alcuna constatazione di fatto relativa al vantaggio atletico.
Tutela costituzionale per le persone transgender
Affrontando l’argomento secondo cui queste leggi discriminano le persone transgender, la Corte ha rifiutato di decidere se le classificazioni che prendono di mira lo status di persona transgender siano soggette a un controllo di costituzionalità basato sulla razionalità o a un controllo più rigoroso, affermando che le leggi “in entrambi i casi” sopravvivono. La maggioranza non ha stabilito che le classificazioni anti-transgender siano soggette solo a un controllo di costituzionalità basato sulla razionalità. Tale questione rimane formalmente irrisolta e un caso futuro potrebbe ancora stabilire che le leggi che prendono di mira le persone transgender meritino un controllo di costituzionalità più rigoroso.
Conclusioni
La Corte ha deciso cosa gli Stati possano fare nello specifico ambito dello sport, dando il via libera ai divieti transfobici approvati in oltre 20 Stati a maggioranza repubblicana. Non ha risolto la questione scientifica, non ha stabilito lo standard di controllo costituzionale né ha tolto alle scuole la libertà di includere atlete transgender. Queste decisioni spettano ancora ai consigli scolastici, alle associazioni sportive e alle persone che conoscono realmente queste ragazze.
Ius Soli, Trump sconfitto
In una 2ª sentenza la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha respinto l’ordine esecutivo del presidente Trump che imponeva restrizioni alla cittadinanza per diritto di nascita, riaffermando il principio che tutti i bambini nati sul suolo americano sono cittadini americani. Il giudice capo della Corte, John Roberts, ha previsato: “La cittadinanza è il diritto ad avere diritti, a partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Gli autori del 14esimo emendamento hanno esteso questa promessa a “ogni persona libera nata su questa terra”… è una promessa che manteniamo oggi”.
