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La Rai censura il monologo di Antonio Scurati: ecco tutto quello che è successo nelle ultime ore

Dalla censura del monologo alle parole di Serena Bortone, passando per le repliche di Usigrai, Meloni e dell'ad Roberto Sergio.

8 min. di lettura
Serena Bortone, chesarà...
Serena Bortone, chesarà... - Foto: Screenshot RaiPlay
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Antonio Scurati replica a Giorgia Meloni: “Questa, gentile Presidente, è una violenza

Al termine della trasmissione “Che sarà…“, andata in onda sabato 20 aprile su Rai 3, la conduttrice Serena Bortone ha letto la replica scritta da Antonio Scurati alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni che nel pomeriggio aveva dichiarato sui suoi canali social di non conoscere il motivo della cancellazione del suo monologo sul 25 Aprile, imputando la colpa a dei motivi economici.

Una replica forte con la quale Scurati ha condannato ancora una volta questa volontà del governo di censurare chi tenta di ricordare la storia e i motivi che ci portano oggi a celebrare la giornata del 25 aprile:

«Gentile Presidente,

leggo sue affermazioni che mi riguardano. Lei stessa riconosce di non sapere “quale sia la verità” sulla cancellazione del mio intervento in Rai. Ebbene, la informo che quanto lei incautamente afferma, pur ignorando per sua stessa ammissione la verità, è falso sia per ciò che concerne il compenso sia per quel che riguarda l’entità dell’impegno.

Non credo di meritare questa ulteriore aggressione diffamatoria. Io non ho polemizzato con nessuno, né prima né dopo. Sono stato trascinato per i capelli in questa vicenda. Io ho solo accolto l’invito di un programma della televisione pubblica a scrivere un monologo a un prezzo consensualmente pattuito con la stessa azienda dall’agenzia che mi rappresenta e perfettamente in linea con quello degli scrittori che mi hanno preceduto. La decisione di cancellare il mio intervento è evidentemente dovuta a “motivazioni editoriali”, come dichiarato esplicitamente in un documento aziendale ora pubblico. 

Il mio pensiero su fascismo e postfascismo, ben radicato nei fatti, doveva essere silenziato. Continua a esserlo ora che si sposta il discorso sulla questione evidentemente pretestuosa del compenso. Pur di riuscire a confondere le acque, e a nascondere la vera questione sollevata dal mio testo, un capo di Governo, usando tutto il suo straripante potere, non esita ad attaccare personalmente e duramente con dichiarazioni denigratorie un privato cittadino e scrittore suo connazionale tradotto e letto in tutto il mondo.

Questa, gentile Presidente, è una violenza. Non fisica, certo, ma pur sempre una violenza. È questo il prezzo che si deve pagare oggi nella sua Italia per aver espresso il proprio pensiero?».

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