“La rivolta queer è fatta anche di piacere”, intervista con il SAFFFO Queer Fest(a)

Le fondatrici del collettivo queer romano ci hanno parlato della terza edizione del loro festival e l'importanza di preservare i safe space, soprattutto in questo periodo storico.

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SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A)
SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A)
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Marta e Lucy si conoscono nel 2021 a Roma dopo un match su Tinder. Non si incontrano per un date, ma per creare nuove amicizie in una città che lə faceva sentire sconnessə dalla propria comunità. Durante quella cena si sono ritrovatə sullo stesso punto: esistono  spazi non composti solo da uomini gay e cis ma accoglienti e safe anche per tutto il resto della comunità queer?

Nel giro di un anno fondano SAFFFO, collettivo che si pone due obiettivi: permettere un’interconnessione tra tutte le persone della comunità FLINTA (female, lesbian, intersex, non-binary, trans e asexual) e offrire ulteriore visibilità per artistə queer sulla scena romana (e non). In questi due anni hanno collaborato ad oltre 20 eventi, unendo mostre, workshops, clubbing e performance, accompagnate 100 artistə locali e internazionali, tuttə identificatə nella community queer, trans, latin e/o bipocI.

 

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Il prossimo 8 Giugno celebreranno il Complesafffo: dalle 16 alle 4 di notte, presso il locale MONK di Roma, una giornata multidisciplinare con 12 ore di lineup accompagnate da 50 artistə, unitə ai mercatini queer di piccoli brands locali, mostre fotografiche curate da bar.lina, atelier queer del quartiere San Lorenzo, e la beauty corner di Riccio Capriccio,  e la Healing Area per il benessere quel gestita da Daphne Rara. “È un modo per ringraziare tutte le persone che hanno contribuito a costruire la nostra community che negli ultimi due anni è cresciuta in modo esponenziale, insieme al nostro team che quest’anno vede anche la presenza della nostra amica e collaboratrice preziosa, Ilaria ” dice Marta a gay.it.

SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A)
SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A), credit: MARTA MASSARELLI

 

Una lineup che quest’anno, in particolare,  riflette la dualità italiana e latina dellə due founder (Marta è umbra, Lucy è argentina) creando un ibrido tra culture e forme d’arte diverse. Da Blanco Teta – band punk transfemminista di Buenos Aires – alla dj venezuelana IVICORE, fino alla Terrorista del Sabor direttamente dalla Colombia, per ogni artista presente la parola queer non è solo un costume da indossare e togliere fuori dal palco, ma soprattutto una forma di lotta e resistenza da ribadire con tutti i mezzi a disposizione: “Anche fare arte e musica è politica, e sono molto felice che ci sia sempre più visibilità per lə artistəqueer nei media mainstream. Ma non si può prendere solo il bello e l’hype della queerness senza tradurlo in azioni politiche concrete anche fuori dal palco, soprattutto in un periodo in cui la nostra community è sempre più a rischio” prosegue Marta. 

Negli anni hanno organizzato anche il primo PERREO di Roma, festa che unisce più balli latinoamericani dal reggeaton al limbo, celebrandone le origini ma spogliandole di ogni elemento misogino o sessista, dentro un contesto dove ‘safe space’ è la parola d’ordine: “Spesso anche nella scena LGBTQIA+ abbiamo frequentato feste dove non ci sentivamo a nostro agio o tutelatə dal locale” spiegano le fondatrici “La sicurezza nei locali è molte volte gestita da persone che non sono sensibilizzate ai disagi che possono vivere le persone queer. Stiamo lavorando a dei protocolli che ci permettano di gestire anche questo aspetto e rendere le nostre serate ancora più sicure”.

 

 

SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A)
SAFFFO QUEER 1-DAY FEST(A), credit: MARTA MASSARELLI

 

Oltre alla sicurezza, SAFFFO si sta impegnando al meglio per mantenere i propri spazi il più accessibili possibili a chiunque, anche sul piano economico: “Essendo una realtà ancora indipendente e autofinanziata il costo del biglietto è ancora un terno al lotto” spiega sempre Marta “Ma nella nostra concezione vorremmo che gli eventi fossero se non gratuiti, il più economici possibili soprattutto qui a Roma. Possibilmente anche attraverso sponsor e fondi statali che ancora non siamo riuscite ad ottenere”. Allo stesso tempo, come ricorda Lucy, ogni ricavato non va ad una multinazionale mossa dal rainbow washing, ma ad artistə queer e persone della stessa comunità che necessitano supporto anche economico per sostenersi: “Per noi SAFFFO non è un lavoro” spiegano entrambə “È un progetto che portiamo avanti da due anni, ma il motivo che ci manda avanti a farlo non sono i soldi. Se vogliamo che l’Italia si smuova anche da questo punto di vista, realtà come le nostre hanno sempre più bisogno di supporto dalla comunità”.


In un periodo storico dove i diritti delle soggettività marginalizzate sono costantemente messi in discussione, SAFFFO ridà alla dimensione della festa un valore politico potentissimo, ricordandoci che creare un momento di benessere dove riappropriarci dei nostri spazi – e goderne alla faccia di una classe politica che ci vorrebbe perennemente ai margini – è un’azione forte e chiara.

Ogni giorno ci svegliamo con una notizia di merda. Se nulla ti tocca, non sei altro che prodotto di quella società capitalista che ci opprime sistematicamente; che sia l’ennesimo femminicidio o il  genocidio in atto che è una tragedia a livello globale” prosegue Lucy “Per questo abbiamo sempre più bisogno di spazi dove creare un senso di comunità, divertirci preservando la nostra salute mentale, ballare ma anche trovare consulenza con psicologə o coach che ci aiutano in caso di attacchi di panico o paure di qualunque tipo. La resistenza politica passa anche attraverso questi spazi fatti di piacere e cura reciproca”.

Potete leggere il programma completo della terza edizione del Safffo Festival qui 


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