Le docce del vicino

Sono anni che assisto alla scena del mio vicino di casa che si fa la doccia. E anche gli amici si fiondano in casa mia sperando di assistere alla scena. Possibile che non sappia si vede tutto?

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Lui ha un fisico atletico, è alto, un bel viso incorniciato da capelli fitti e scuri che ultimamente si sta facendo crescere e da tre anni (ovvero da quando mi sono trasferito in questa nuova casa) appaga la mia tendenza al voyeurismo facendosi la doccia davanti a me. No, non si tratta di un escort (un po’ perché non me lo potrei permettere, un po’ perché ho la presunzione di non essere ancora così indesiderabile da dover pagare per un po’ di attenzione gratuita) ma più semplicemente del mio dirimpettaio.

Il bagno del suo appartamento deve essere davvero piccolo perché una parete della cabina doccia è appunto la finestra la quale, sebbene smerigliata, mostra tutto e nel contempo non gli permette di accorgersi che dall’altro lato della strada c’è qualcuno che lo osserva. Inoltre, la disposizione dei nostri palazzi crea un’intimità architettonica tale per cui posso vederlo solo io, non gli inquilini del piano di sopra, non quelli del piano di sotto.

A volte mi coglie all’improvviso, mentre ceno o mi trovo a scrivere al computer e, come se vedessi un uomo nudo per la prima volta in vita mia, mollo tutto e lo ammiro rapito, quasi estasiato, e in un attimo finisco in una commediaccia all’italiana degli anni ’70 trasformandomi in un Renzo Montagnani sovreccitato che di nascosto spia dalla porta socchiusa una conturbante Edwige Fenech mentre si insapona con una dovizia e una sensualità che poco hanno a che fare con la semplice detersione.

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Il fatto che lui sia attraente, che faccia docce tanto lunghe da rischiare lo sfaldamento dell’epidermide e che io mi possa godere indisturbato lo spettacolo sembra una casualità talmente improbabile che se me lo raccontasse qualcuno penserei subito che mi stia dicendo una stronzata, il che è esattamente quello che avevano pensato i miei amici quando gliene parlai a pochi giorni dal mio trasloco.

Il primo a constatare di persona che non ero in preda ad un delirio allucinogeno fu Dario. Si era presentato con una bottiglia di "buon vino" (da anni si è lanciato nel tentativo disperato di "educarmi" all’enologia sebbene per me tra un Tavernello e un Sassicaia poco cambi) per festeggiare la mia nuova casa. Guardando dal finestrone inclinò il capo da un lato come fanno solitamente i bambini quando la scena che gli si presenta davanti gli sembra poco chiara.
– "Ma è quello il tuo dirimpettaio famoso?"
Senza neppure staccare gli occhi dalla bottiglia che cercavo di stappare con poco successo gli risposi: "se è uno che si sta facendo la doccia in un cubicolo da peep show, allora sì"

Di lì a qualche giorno, se avessi fatto pagare un euro per ogni amico e conoscente che si presentava a casa con la speranza di assistere allo spettacolo "del dirimpettaio bono che si fa la doccia" avrei potuto vivere di rendita (per la cronaca va detto che una delle spettatrici fu anche mia madre, casualmente però e durante il pranzo di Pasqua).

Le docce del vicino - tarico04 doccia - Gay.it

Mi sono chiesto più volte in questi anni se lui sia effettivamente inconsapevole dello spettacolo che mi regala ogni volta che entra in doccia e sono arrivato alla conclusione che non ne abbia la minima idea. Insomma, se davvero lo eccitasse il gioco "io so che tu non sai che io so", dopo tanti anni avrebbe apportato qualche variante, un’evoluzione più ardita, un colpo di scena erotico al solito palinsesto e invece nulla. Seriale, ripetitivo, compie sempre gli stessi gesti e impiega sempre lo stesso tempo ma, come potrebbe dire un guardone da giardinetti, è proprio l’idea che sia all’oscuro di tutto che rende la cosa eccitante. 

Casualmente qualche mese fa mi è capitato di incontrarlo al supermercato. Sembra una battuta, ma vedendolo vestito ho stentato un po’ a riconoscerlo e una volta incrociato il suo sguardo mi è venuto spontaneo salutarlo. Non so, mi sembrava educato farlo vista la nostra non concordata e unilaterale intimità. Lui mi ha fissato un po’ interdetto e mi ha risposto con quell’aria confusa che hanno quelli che contraccambiano mentre con la mente vanno a scartabellare le schede di tutte le persone che conoscono per poi rendersi conto che non hanno idea di chi sia.

E pensare che io invece di lui non saprò che lavoro fa, che voce abbia o cosa pensi del governo Monti, eppure conosco a memoria ogni piega del suo corpo (oltre l’elenco di tutti prodotti che usa per lavarsi).

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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