Una ragazza dai capelli neri, lunghi fino alle spalle, sorride e guarda dritta davanti a sé, seminuda, in camera. Sembra una Miss, una starlette dell’avanspettacolo, somiglia vagamente a Rosanna Fratello e a Daniela Giordano. È la protagonista, di cui disconosciamo il nome, di una pubblicità, in bianco e nero, che risale agli inizi degli anni Sessanta. Il prodotto è esposto in piena vista, sorretto dalla mano destra della ragazza, bianco e cilindrico, neanche troppo vagamente fallico. L’immagine, apparsa a lungo su Postalmarket, pubblicizza GiGi, un massaggiatore a punta vibrante utile contro la cellulite, le rughe, le emicranie e le stanchezze, riutilizzabile, tra l’altro, come spandicrema. Da usare – cito testualmente – in casa, in vacanza, in viaggio, in ufficio. Prezzo: 4900 lire. Non troppo, in fin dei conti, per un «amico inseparabile». GiGi va a ruba ed è subito chiaro a molte che i suoi benefici non si sarebbero limitati a quelli descritti nel testo dello spot. Quello che viene venduto come un massaggiatore è, di fatto, (anche, almeno) un vibratore. Il suo successo risiede, come spesso accade, nel passaparola. Le donne, infatti, si sono sempre parlate parecchio. Forse sottovoce, forse senza parlare davvero, ma si sono sempre dette tutto. E si sono capite, e si capiscono. La relazione dialogica tra le donne e l’Eros, insomma, non è cominciata con Candace Bushnell, ma forse è sempre esistita.
Le ragazze si confessano
Ce lo dice anche Gabriella Parca, giornalista di spicco della militanza femminista, che nel 1959, per l’editore Parenti e con una prefazione di Pier Paolo Pasolini e Cesare Zavattini, pubblica il suo Le italiane si confessano, che anticipa i Comizi d’amore pasoliniani e traccia il profilo delle ragazze d’Italia. Il testo, infatti, riproposto oggi da Nottetempo, è da leggere come un insieme di dispacci – mantenuti anonimi – ricevuti e raccolti da Parca nel corso degli anni. Le autrici sono le donne e le donzelle del tempo, che raccontano al vento, i propri pensieri e i propri tormenti, le passioni e le scoperte. Il sesso, appunto, e i dilemmi d’amore. Il piacere e la colpa del piacere. E ancora, il rapporto con l’uomo e con dio, con il corpo e con il mondo. Un discorso, abilmente montato da Gabriella Parca, che evidenzia in controluce disparità e fatiche, ma anche desideri e sorprese. Le donne si sono sempre parlate, e parecchio.
Me lo sono detto e a lungo ripetuto anche qualche giorno fa, in occasione della conferenza stampa organizzata da Lelo, brand leader nella produzione di sex toys, sul benessere sessuale in Italia. Le ragazze stanno bene. Parlano, hanno sempre parlato. Parleranno.
Il sesso delle ragazze
Dalle indagini, condotte da AstroRicerche, infatti emerge – anche se senza particolari stupori – che sono, ancora una volta, le ragazze a parlare di più, a parlarsi di più e così a esplorare con consapevolezza, a dirsi pronte. Se gli uomini, infatti, dichiarano di essere più propensi alle aperture tra i 35 e i 44 anni, le giovani donne stanno innescando un reale cambiamento, che non sembra arrestarsi alle intenzioni, ma che anzi ha evidenti ricadute sugli atteggiamenti e i comportamenti sessuali. Non è un caso, infatti, che il loro benessere erotico-sessuale e, perché no, ginecologico-genitale, stia migliorando. Sebbene il 33% delle donne tra i 18 e i 24 anni dichiarino di non riuscire a risolvere le proprie problematiche mediche anche dopo aver contattato uno o più specialisti – e questo è tragicamente imputabile alla disinformazione che aleggia intorno alla figura dei sessuologi – enormi passi avanti sono stati fatti in termini di consapevolezza. Le ragazze sanno, spesso almeno, certamente più delle loro madri e delle loro zie, che il loro corpo risponde agli stimoli sessuali in modo diverso da quello degli uomini. Se volessimo riassumerlo geometricamente: in modo meno lineare, più circolare. I comportamenti di acquisto – ci dice Lelo – confermano questa tendenza: è lo stimolatore clitorideo ad andare per la maggiore tra le giovani donne, che nei sex toys vedono una possibilità ulteriore, quella di scindere finalmente l’esperienza sessuale dall’esperienza del dolore e sganciarsi da una logica meramente penetrativa, che solitamente si piega al pieno vantaggio degli uomini. L’orgasmo è un tema, certo, ma non è più l’unico tema. Lo diceva anche Eliot, credo: «quello che conta è il percorso, e non l’arrivo».
La sessuologa Valentina Cosmi, presente all’incontro, spiega a questo riguardo che da diversi anni «la pratica clinica sottolinea come le
giovani donne abbiano a cuore il proprio piacere e il proprio benessere sessuale. Le ragazze, oggi, sono più curiose di sperimentare e di capire, si confrontano tra loro non solo, come sempre è avvenuto, su temi legati al ciclo mestruale o alla contraccezione ma, soprattutto, sul proprio piacere e su ciò che è in grado di potenziare e stimolare questo piacere. […] Esse sembrano meno spaventate e più orientate alla comprensione di sé stesse e del proprio corpo». Allo stesso modo, rispetto ai ragazzi, le giovani donne risultano decisamente più informate in merito a questioni di genere e istanze LBGTQIA+. A livello generale, tra l’altro, la situazione appare essere particolarmente drammatica: solo il 18% degli intervistati ha una conoscenza adeguata di questi temi. Circa l’80% dichiara di non aver mai neanche esplorato il proprio orientamento sessuale e/o la propria sessualità.
E tu, maschio?
A questo proposito, è il caso di aggiungere un dettaglio non trascurabile: ad acquistare giocattoli sessuali sono soprattutto gli uomini, che però, al contempo, sono anche quelli più restii alla sperimentazione e all’erotizzazione completa del corpo – per dirla con categorie e parole che sono proprie di Paul B. Preciado. Si pensi, per esempio, al tabù (eterosessuale, ça va sans dire, della stimolazione prostatica). Gli uomini acquistano di più (d’altronde, in linea di massima, guadagnano anche di più, ma questo è un altro discorso. Forse.), ma sperimentano meno.
Ciò che colpisce, infine, parlando di sessualità e piacere maschili è la maturazione tardiva: dopo i quarant’anni, infatti, il desiderio sessuale degli uomini aumenta, e parecchio, raggiungendo il suo culmine circa dieci anni dopo. Per le donne, invece, è l’esatto opposto: il picco si raggiunge ai quaranta, quando, di conseguenza, la libido comincia a decrescere. Impossibile non pensare ai romanzi di Philip Roth. A quel David Kepesh che cerca di fregare la morte con l’ossessione per il sesso, per il seno, per Consuela. La guarda, la riguarda, la desidera, poi ancora e ancora, fino a illudersi di morire non tanto di vecchiaia quanto di pulsione, annegato di bellezza e di donna.
Non smettiamo di ripetercelo: Le ragazze stanno bene.



