Ricordiamo Pier Paolo Pasolini con 5 capolavori da riscoprire

Il 2 novembre del 1975 moriva Pasolini. A 45 anni dalla morte riscopriamo un intellettuale profetico attraverso i suoi capolavori, disponibili gratuitamente in rete.

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Il 2 novembre di 45 anni fa veniva assassinato Pier Paolo Pasolini, un gigante il cui sguardo resta di una sconvolgente attualità; un mistero italiano, quello della morte in circostanze poco chiare, che fa calare il sipario su una vita romanzesca e in un certo senso paradigmatica per la condizione omosessuale nel dopoguerra.

La vita dell’artista italiano è stata dura sin dalla sua giovinezza. Nasce nel ’22, e vive la propria omosessualità con tanti sensi di colpa e paure per il piccolo mondo di Casarsa, nel Friuli profondo, e tuttavia non ne fa segreto.

Durante la guerra si innamora di un ragazzo, avendo la felicità di un amore corrisposto. Ma ecco che arriva la prima delle tante denunce nell’ottobre 1949 per atti osceni in luogo pubblico: gli strilloni urlano lo scandalo in paese e lo scrittore deve scappare con la madre a Roma.

Da quel momento, come una macchia, il suo orientamento sessuale passa in primo piano rispetto al suo lavoro.
Nonostante tutto, Pasolini ha sempre amato la vita, “come un vizio” – scrive -, e ha amato soprattutto la gente vera, quella delle borgate, scagliandosi contro l’ipocrisia della classe borghese, “la più ignorante d’Europa”.

Oggi vogliamo riscoprire, soprattutto a beneficio delle nuove generazioni, questo gigante, grazie anche all’ausilio di alcuni suoi film disponibili gratuitamente in rete.

LA RICOTTA (1963) – disponibile su Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=pMNZLBBuZFY

La Ricotta è uno dei quattro episodi di Ro.Go.Pa.G., film uscito nel 1963 con la collaborazione di Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti. In quell’anno Pasolini è una figura già nota a livello nazionale dopo la pubblicazione di Ragazzi di vita (1955) e di Una vita violenta (1959), oltre che all’uscita del suo primo film, Accattone, nel 1961, tutti motivo di scandalo.
La Ricotta non è che un film nel film. Pier Paolo Pasolini mette in scena una troupe impegnata nelle riprese della Passione di Cristo, con brillanti richiami alla pittura di Pontormo e Rosso Fiorentino. Intanto un giornalista, che aveva infastidito con le sue insulse domande il regista, dona mille lire a un povero attore sottoproletario, Stracci, il quale può comprare così tanta di quella ricotta che, strafogandosi, muore di indigestione proprio durante la scena della crocifissione. Il regista esclama allora: “Povero Stracci! Crepare… non aveva altro modo di ricordarci che anche lui era vivo”.

Nonostante la sua brevità, l’episodio risulta uno dei più complessi dell’intera filmografia di Pasolini. Se le scene dedicate a Stracci sono dominate da una comicità “chapliniana” e incentrate sul tema della fame, le scene dedicate al regista hanno invece una maggiore potenza espressiva. Le poche parole di Orson Welles fanno rabbrividire ancora oggi: “tramite questo personaggio cinico e disincantato Pasolini attacca l’uomo medio, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista”, con tutta la sua religiosità irrazionale. Non è molto difficile, poi, far combaciare certi politici d’oggi, per cui basta brandire un rosario e gridare “ruspa”, a quella descrizione di pericolosa innocenza.

COMIZI D’AMORE (1965) – film completo su YouTube

https://www.youtube.com/watch?v=LSkOnp7Lt-Y

Dopo La Ricotta, Pier Paolo Pasolini entra in crisi creativa e, pubblicando due anni dopo Comizi d’amore, decide di adottare la tecnica televisiva e giornalistica delle interviste. E così lo scrittore e regista gira da Nord a Sud l’Italia con tante domande sulla libertà sessuale, sulla prostituzione e sull’omosessualità. Quello che ne esce fuori è un prezioso documento sociale degli anni ’60. Stavolta, piccolo borghesi e proletari sono uniti dalla parte “che non può sapere”. Mentre solo gli intellettuali “possono sapere”. È quasi unanime il pensiero che l’omosessualità vada repressa e il sesso ben regolato, nonostante Pasolini replichi che la repressione è proprio “la colpa delle cose che non devono essere”. Tutto il popolo, dagli operai ai contadini, dai calciatori agli studenti, dalle attrici ai giornalisti, sembra essere vittima di una non-cultura. Vittima di un processo di “borghesizzazione” in un’Italia in cui cambiano i costumi, viene introdotto il divorzio, le donne cominciano a emanciparsi. Ma nel frattempo si continua ad andare in chiesa e ad invocare una certa morigeratezza.
E il Pasolini poeta emerge nel finale, nella ricostruzione di un tipico matrimonio italiano.Ma davvero agli uomini interessa qualcos’altro che vivere?”. Tonino e Graziella, sposandosi, confermano di essere come i loro padri e le loro madri. Chi conosce il bene e il male “sa”, ma “tace di fronte alla loro grazia che non vuole sapere”. Al regista non resta dunque che augurare ai due sposi la coscienza del proprio amore oltre l’amore stesso.

TEOREMA (1968) 1a parte2a parte

Pensato nel ’66 come una tragedia in versi, Teorema diventa film nel 1968. Una famiglia industriale milanese viene sconvolta dall’arrivo di un ospite misterioso: è un venticinquenne affascinante che intrattiene rapporti erotici con la domestica, il figlio, la figlia, la madre e lo stesso capofamiglia Paolo.

Il contatto sessuale ed intellettuale con il giovane fa prendere coscienza agli abitanti della casa della vanità della propria esistenza e della propria vera natura. Quando l’ospite riparte, tutto è cambiato. La madre si concede a vari ragazzi, la figlia diventa catatonica, il figlio abbandona la casa e si mette a dipingere. Mentre la serva, una semplice contadina, levita nell’aria come una santa. Paolo lascia la sua fabbrica, toglie i vestiti alla stazione di Milano e nella scena finale del film lo troviamo correre nudo per il deserto: lancia un urlo, un urlo disperato che racchiude in sé la coscienza di un vivere svuotato, senza identità, che non è altro che il vivere borghese.
Pasolini osserva freddo come uno scienziato l’ipocrisia borghese – che nasconde dietro all’apparente stabilità dell’istituzione familiare tutta la sua piccolezza, la sua infondatezza, come mero sofisma – un’ipocrisia che travolge la società italiana del suo tempo e del nostro, per dire alla fine che il corpo dell’uomo è piegato dall’artificio borghese come oggetto di difficile controllo. Pasolini cerca di “amare” i borghesi, scrive Garboli, nel tentativo di affrontare il diverso da sé. Ma non riesce in quanto sa che essere borghesi non è un dato di natura esistenziale: «Appena si comincia a vivere, si comincia a costruire tutto ciò che non ha valore, cioè a essere borghesi». In questo senso anche il matrimonio appare una costruzione esclusivamente di tipo sociale, che a volte nulla ha a che fare con l’amore.

IL DECAMERON (1971) – film completo su Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=8pKEyuOsF4w

Dopo Teorema, i film di Pasolini iniziano a trattare di miti greci e di situazioni sempre più complesse. Solo nel 1971, appunto con Il Decameron, Pasolini decide di cambiare radicalmente le sue fonti letterarie:

All’improvviso mi venne in mente di fare un film su un mondo altrettanto popolare, ma non barbarico e tragico, bensì vivace e allegro; tutto preso dalla gioia di vivere, del fare l’amore. Pensai subito al Boccaccio”.

La pellicola riprende così, non troppo fedelmente, nove delle cento novelle dell’opera boccacciana, quasi tutte d’ambientazione popolare e a sfondo erotico. La risata è insomma assicurata.
Ma oltre al puro piacere del racconto, con questo film Pier Paolo Pasolini ha voluto osservare il comportamento umano attraverso “la lingua scritta della realtà” più elementare, il sesso.
Proprio per questo motivo vengono scelte novelle i cui i protagonisti fanno parte delle fasce più basse della società, come a voler recuperare quei “ragazzi di vita” ormai persi, e ormai reperibili soltanto nell’universo letterario del Decameron, per riproporre volti e corpi sottoproletari, dotati di un’altissima sensualità e carica erotica, come unica alternativa al mondo borghese contemporaneo.

SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA (1975) – film completo su Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=OQ4m9Rxv9xY

Salò o le 120 giornate di Sodoma è l’ultimo film del maestro corsaro. E indubbiamente anche il più forte: la pellicola fu sequestrata per oscenità e rimessa in circolazione solo tre anni dopo. Pier Paolo Pasolini non aveva fatto altro che rappresentare la propria visione di Inferno, o meglio la propria visione infernale della realtà, fra scene di rapimento, di coprofagia, di rapporti pederastici, di sevizie. Chi trasgredisce quel regolamento inverosimile di perversione è condannato a morte fra tormenti e torture.
In un’intervista al Corriere della Sera il regista giustificherà “tutto il sesso che c’è in Salò” come la metafora del rapporto del potere con coloro che gli si sottopongono. Riprendendo il tema marxista della mercificazione dell’uomo: la riduzione del corpo a cosa attraverso lo sfruttamento.

di Marco Nicosia

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