Le teorie complottiste sono pericolose

Giulio maria Corbelli, autore del corto "+ o - Il sesso confuso. Racconti di mondi nell'era Aids" ci parla di come "queste teorie andavano di moda negli anni '80".

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Giulio Maria Corbelli è un giornalista attivo soprattutto nel campo della cultura omosessuale e dell’Hiv/Aids: collabora con testate come Gay.it, Pride; è ufficio stampa di + o – Il sesso confuso. Racconti di mondi nell’era Aids di cui è autore insieme con Andrea Adriatico, che ripercorre la storia dell’Hiv/Aids in Italia.

Cosa hai provato alla vista del manifesto che pubblicizzava il convegno dei dissidenti con la scritta "Hai smesso di credere a Babbo Natale? Ora è il momento dell’HIV"?

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La prima reazione è stato chiedermi a chi giovasse fare speculazione comunicativa su un argomento così delicato. Io sono assolutamente favorevole al dibattito scientifico su frontiere anche inesplorate, mi sforzo di non abbracciare teorie in maniera dogmatica, ma rendere commercialmente appetibile un messaggio semplicistico del tipo "l’Hiv è come Babbo Natale, non devi credere di poterlo beccare" mi sembra che sia solo un modo di cancellare anni e anni di interventi mirati alla prevenzione e all’accesso alle terapie. Interventi che sicuramente possono essere migliorati, ma che è dannoso, fortemente dannoso far passare complessivamente come semplici bufale da buttare nel cestino. Il rischio è che persone poco accorte possano prendere questi messaggi come uno "sdoganamento" del sesso senza protezioni o che credano che pur essendo diagnosticati sieropositivi non devono porsi minimamente il problema di farsi seguire in un centro medico. In questo modo, molto crudamente, credo che si rischi la vita.

Secondo i dissidenti il virus dell’Hiv non è la vera causa dell’Aids; che il test attualmente in uso non riesca davvero a diagnosticare la sieropositività; che i farmaci siano inefficaci e, anzi, piuttosto che il loro uso causi una lenta agonia; che la paura di essere contagiati con un rapporto non protetto sia paragonabile alla supersitizione; che le campagne per la prevenzione siano studiate dai politici e dalle cause farmaceutiche per terrorizzare anziché per informare…

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Le teorie "complottiste" non mi hanno mai appassionato. Io so che per le case farmaceutiche l’Aids è un affare da miliardi di euro e non ho nessun interesse a contribuire ad aumentare i loro introiti; la mia azione di attivista, ad esempio come membro dell’ECAB (Europan Community Advisory Board, il gruppo interno all’EATG  che dialoga regolarmente con i rappresentanti europei delle case farmaceutiche a Bruxelles), è anche quella di confrontarmi con le industrie per pretendere da loro un comportamento rispettoso delle persone che vivono con l’Hiv. È vero che, anche se l’Hiv è il virus più studiato della storia della medicina, ci sono cose che ancora non spieghiamo dettagliatamente; è vero che i farmaci possono avere effetti collaterali (anche se ormai sono decisamente gestibili); è vero che si può essere così fortunati da avere un rapporto non protetto con una persona che vive con l’Hiv e non contagiarsi, o che si può essere così sfortunati che il risultato del test non sia corretto. Ma tutto questo non dimostra né che il virus sia un invenzione, né che non ci sia relazione tra replicazione virale e comparsa dell’Aids, né che l’Aids sia un complotto inventato da chissà chi. Come abbiamo cercato di raccontare nel film, queste teorie andavano di moda negli anni ’80, quando le comunità omosessuali che stavano sperimentando la liberazione sessuale credevano che si volesse con questa bufala imporre loro uno stile di vita "borghese". Fortunatamente le conoscenze scientifiche si sono evolute e non ho mai trovato uno studio che riuscisse a demolire il fatto che l’Hiv si trasmette con lo scambio di fluidi organici come sangue, sperma o secrezioni vaginali, che è in grado di debilitare il sistema immunitario tanto da renderlo vulnerabile a malattie altrimenti perfettamente gestibili, in quella sindrome che viene definita Aids, e che i farmaci antiretrovirali sono in grado di tenere sotto controllo la replicazione virale evitando questo processo. Lo verifico ogni giorno sulla mia pelle, oltre che studiando decine e decine di pubblicazioni scientifiche.

I dissidenti non sono soltanto attivisti, ma anche medici e ricercatori

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Ho letto alcune pubblicazioni di medici che seguono questa corrente di pensiero e, secondo me, presentano dei dati che non giustificano le loro conclusioni. Il fatto che "il nostro sistema immunitario può liberarsi del virus in poche settimane se funziona bene" – come recita uno degli slogan di questi medici – non significa che l’Hiv non causa l’Aids: purtroppo esistono solo pochissimi casi al mondo di persone che hanno una reazione eccezionale al contagio da Hiv e su questi casi isolati non si può costruire una teoria scientifica universale. E’ sui grandi numeri che si fondano i messaggi da dare a tutti.

Qual è la tua percezione a proposito del bareback? Da poco è stato creato anche in italia un gruppo online per la conversione dei sieronegativi

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È un discorso molto complesso ed è proprio al centro del nostro film: anni di campagne sull’uso del profilattico forse hanno provocato anche fenomeni di rifiuto e si arriva a scegliere consapevolmente di rischiare l’infezione. La soddisfazione sessuale è una cosa complicata da definire e per alcuni può anche prendere il sopravvento sulla tutela della propria salute. Purtroppo però questo ha anche conseguenze sociali: io, che sono sieropositivo, ci tengo a non trasmettere ad altri l’infezione perché credo che in questo modo posso contribuire a debellarla.

Per il vostro film avete trovato qualcuno disposto a parlare del sesso bareback?
Lo abbiamo cercato in lungo e in largo, sulle chat, tra gli amici, ovunque. Non c’è stato niente da fare: nessuno che fosse disposto a parlare a viso aperto del bareback in prima persona.

Il 5 giugno sarà il trentennale dai primi 5 casi di Aids. Csa c’è ancora bisogno di consigliare alle persone?

Le teorie complottiste sono pericolose - Biohazard Black Yellow - Gay.it

Come la terapia di combinazione si è dimostrata efficace, così dobbiamo cominciare a lanciare la "prevenzione di combinazione" che prevede oltre ai messaggi classici (usare sempre il preservativo nei rapporti penetrativi, niente sangue o sperma in bocca) anche il cambiamento dei comportamenti che si può ottenere diffondendo una corretta informazione scientifica, il rispetto dei diritti delle persone in modo che possano accedere più agevolmente all’assistenza sanitaria e, non ultimo, l’utilizzo della terapia come strumento di prevenzione: è ormai dimostrato che le persone con Hiv che seguono una efficace terapia antiretrovirale siano meno contagiose e questo può essere un aiuto per abbattere lo stigma nei confronti di chi vive con l’Hiv e anche per stimolare più persone a diagnosticarsi tempestivamente e a seguire la terapia, ma non deve essere considerato un invito ad abbandonare il profilattico. L’obiettivo è moltiplicare la prevenzione, non ridurla.

di Daniele Nardini

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