LO SCHIAFFO DOPO IL BACIO

Il Kiss2PaCS ha vinto la sfida di partecipazione. Ma ha perso quella di visibilità. Perché? Non sarà che siamo troppo buoni? Un invito all'intolleranza verso la discriminazione.

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4 min. di lettura

E così abbiamo vinto. Però nessuno se n’è accorto.
A Roma, per i Kiss2Pacs, con 1705 coppie il record è stato battuto.
Ovvio che nessuno l’ha fatto per il record (i motivi erano altri), ma anche ad essere il giornalista più omofobo del mondo, a questo punto c’era la notiziola curiosa su cui fare scappare due righe d’articolo o dieci secondi di telegiornale.
E invece no. A parte qualche rapida menzione qua e là, il giorno dopo il silenzio stampa sull’evento era assordante. Pantani e le solite crisi intestinali dell’Ulivo (ma a qualcuno fregano davvero?) monopolizzavano tutta l’attenzione.
Così, dopo l’evento, ci si inizia a chiedere “a che è servito il Kiss2Pacs” e come sia stata possibile una censura così monolitica.
Io non concordo con chi dice che “siamo stati sfortunati”: “se quel giorno non fosse morto Pantani saremmo riusciti ad avere la copertura dei mass-media“. La logica del giornalismo dice che se quel giorno non fosse morto Pantani allora qualche massmedia avrebbe magari dato la nostra notizia fra le prime anziché fra quelle più defilate…
Il punto è però che la notizia non è stata data neppure fra quelle defilate…
E allora qui Pantani non c’entra un bel nulla. Requiescat in pace.
Non s’è trattato di sbadataggine. Come è stato fatto notare, c’è stato chi ha parlato senza problemi della disobbedienza civile lanciata a San Francisco, aggiungendo poi che “anche in Europa” c’erano state manifestazioni per le unioni civili gay. Peccato che in Europa l’unica manifestazione di quel tipo sia stata Kiss2Pacs. Qui siamo di fronte alla decisione di non fare sapere agli italiani cosa chiedevano “certi” loro concittadini, non alla mancanza di spazio per parlarne, a causa dell'”evento Pantani”.
Ma il vizietto della censura non ce l’ha solo il Berlusca. Anche a sinistra è passato completamente sotto silenzio il fatto che il sindaco di Roma, il “buonista” taaaaanto buono, Veltroni, ha negato il patrocinio a Kiss2Pacs. Ecco un degno émulo delle gesta di Rutelli con il World Pride: la sinistra italiana perde le elezioni, ma non il vizio.
E allora una piccola risposta sul “perché è successo” comincia a formarsi nella mia mente.
Il flop mediatico non significa che noi non contiamo: significa al massimo che fra Tv e realtà non esiste alcun rapporto.
Non significa nemmeno che sia stato organizzato male: un sacco di gente ci ha lavorato per mesi, e non è certo per caso se il record mondiale è stato battuto!
Significa solo che noi non siamo capaci di parlare a voce abbastanza alta da farci sentire.
Non diamo fastidio.
Siamo troppo buoni.
Lasciamo che gli altoparlanti della propaganda di regime e il suono delle campane cattoliche coprano sempre la nostra voce.
Possiamo anche deprecare, se vogliamo, il fatto che a questo mondo “chi vusa pussé, la vacca l’è soa” (“Chi grida più forte, la vacca è sua”: saggezza popolare!). Ma dopo esserci fatti le nostre brave deprecazioni, prendiamo atto del fatto che il gioco è questo, e che se vogliamo giocare a far politica le regole sono queste.
Se il Kiss2Pacs si fosse svolto dentro un congresso dell’Ulivo, poteva morire anche Dio in persona, quel giorno, ma in quel caso se ne sarebbe parlato. Specie se assieme all’iniziativa si fosse presentata una rivendicazione forte, meglio ancora un ricatto, meglio ancora una minaccia: verremo a baciarci ad ogni vostro incontro finché Fassino o Veltroni diranno qualcosa sui Pacs, “anche non di sinistra… ma dicano qualcosa”…
Lo stesso vale per le convenscions dei lumbard o dei forzitalioti, specie se il vostro cuoricino batte a destra. Ognuno contesti il suo, se preferisce. Ma contesti.
Non ci lasciano entrare? Tanto meglio. Quanta polizia ci vuole per tenere fuori 10.000 persone che vogliono solo baciarsi in una sala?
E siete certi che la Tv potrebbe non parlarne? Non ne verrebbe fuori un caso nazionale? Certo che sì! “Chi vusa pussé…”.
Di San Francisco sta parlando il mondo intero solo perché il sindaco ha praticato la disobbedienza civile, perché ha sfidato la legge (in modo squisitamente nonviolento) non certo perché abbia inventato qualcosa sulle unioni glbt. Ma ve lo vedete voi Veltroni che sfida, non dico il presidente, ma anche solo il parroco del suo quartiere? Vedo che state rotolandovi per le risate alla sola idea!
Bene. Cos’ha il sindaco di San Francisco che Veltroni non abbia? Risposta: una comunità gay che protesta e che si fa sentire.
Allora, tirando le somme, io direi che se non vogliamo altri flop mediatici, dobbiamo diventare più cattivi. Più carogne. Più intolleranti.
Non ho detto “più violenti”: quel che penso della violenza l’ho già ripetuto abbastanza. Ho detto intolleranti. Essere intolleranti verso i gulag, i lager, il razzismo… non è affatto sbagliato. Semmai è sbagliato essere tolleranti, acquiescenti, sempre disposti a scusare il politico di turno che non intende ascoltare una minoranza discriminata…
Ok, con le buone non ci ascoltate? Passiamo allora alle cattive.
Basta baci in piazza.
Ora bisogna bloccare l’ufficio anagrafe di Milano e Roma, con cinquanta coppie gay o lesbiche al giorno che si presentano a chiedere le pubblicazioni di matrimonio. Ogni giorno, tutti i giorni, per settimane, tirandola per le lunghe, ingorgando l’ufficio, rifiutando di uscire sulle proprie gambe quando ci mandano via, insomma, impedendo alle pratiche normali di svolgersi. Per giorni, giorno dopo giorno, finché “qualcuno” si accorga che “qualcosa” sta succedendo.
È arrivato il momento di scoprire le carte, e non solo quelle del mondo etero, ma anche quelle del mondo gay italiano. Il momento di verificare se sia vero che ci sono tutte queste coppie omosessuali che desiderano il riconoscimento. Se ci sono, che si facciano vedere: dopo tutto, è la loro vita ad essere in ballo!
E se non ci fossero… allora il movimento glbt lasci perdere, e passiamo a parlare di cose più serie.
Per esempio, se i gay preferiscano Madonna o Kylie Minogue.
La certezza sul fatto che almeno questo tema interessi al frocio medio italiano, almeno questo, l’abbiamo…
 
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di Giovanni Dall’Orto

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