“Salvini faceva i p****ni alle trans nei bagni chimici”, questa la frase pronunciata da Lorenzo Pezzotti, performer e art director di Botox Matinée, nel corso del Pride di Milano mentre condivideva il carro anche con Elodie e Franceska Nuredini.
Una frase che resta sbagliata a prescindere da chi la riceve: usare le donne trans come arma retorica contro un avversario politico, anche quando quell’avversario è Matteo Salvini, significa trattare un’intera comunità come strumento per fare polemica. Non cambia nulla se a parlare è un alleato o un nemico storico delle persone LGBTQIA+: il corpo delle donne trans non è un argomento da utilizzare in maniera becera.
Lorenzo Pezzotti accusa Salvini al Milano Pride e poi si scusa (ma è troppo tardi)
Dopo che la sua frase ha fatto il giro del web diventando virale, Salvini è stato chiaro: “Amico mio, ci vediamo in tribunale”. Lorenzo Pezzotti, a bocce ferme, ha fatto un passo indietro scusandosi pubblicamente:
“Non so se il sole, la stanchezza, sicuramente ho bevuto cose che non dovevo bere con quel caldo, ho detto una marea di cose senza senso…lo so. Io sì, sono sopra le righe, ma in questo caso era una cosa che nella mia testa voleva essere goliardica (questa è anche altre) sono state inutilmente eccessive, offensive e volgari. Mi scuso per tutti quelli che si sono sentiti offese. La mia parte politica e quella di Salvini sono distanti, ma questo non c’entra niente con l’insensatezza che ho detto”.
Parole fuori da ogni logica, fuori contesto, fuori di melone. Se hai un microfono in mano in una manifestazione pubblica davanti a decine di migliaia di persone devi soppesare tutto. Non aspettano altro, glielo servite su un piatto d’argento.
E no, lo spritz non giustifica https://t.co/U7ml9FBNaS— ApocaFede (@DrApocalypse) June 28, 2026
Niente da fare, Salvini non ha cambiato idea ribadendo il suo punto di vista con il video “incriminato” condiviso sul suo account ufficiale di X:
“Amico mio, potevi pensarci prima di urlare menzogne e insulti in mezzo a migliaia di persone. Ci vediamo in tribunale, magari insieme potremo aiutare qualche associazione di volontariato. Che ne pensate? Grazie ai tanti amici LGBT che, anche su questa pagina, mi hanno espresso la loro solidarietà e non si riconoscono in queste pagliacciate. Viva la libertà!”.
Nella clip, così come fanno notare anche i colleghi di Biccy, Salvini ha rallentato ed evidenziato la reazione di Elodie che, chiaramente, non stava certamente ridendo di lui, ma si stava intrattenendo con la folla.
Amico mio, potevi pensarci prima di urlare menzogne e insulti in mezzo a migliaia di persone.
Ci vediamo in tribunale, magari insieme potremo aiutare qualche associazione di volontariato. Che ne pensate?
P.S. Grazie ai tanti amici LGBT che, anche su questa pagina, mi hanno… pic.twitter.com/uortCbngz2
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) June 29, 2026
Il commento di Roberta Parigiani: “Le scuse le attendiamo anche noi”
Sulla vicenda è intervenuta anche Roberta Parigiani, che sui social ha sintetizzato con chiarezza il punto che molti hanno sollevato in queste ore: non è in discussione il diritto di attaccare Salvini sul piano politico, ma il modo in cui Lorenzo Pezzotti l’ha fatto, scegliendo come strumento le donne trans.
Parigiani scrive: “La scenetta squallida la abbiamo vista tuttə: il performer di uno dei carri del Pride di Milano ad un certo punto decide di indirizzare un attacco politico a Salvini. Nulla di nuovo o di strano. Peccato che per farlo, anziché andare sul merito politico, usa e si fa scudo delle persone trans: attacca Salvini non per la politica, ma perché faceva i p****ni alle trans”.
E aggiunge, riferendosi alle scuse arrivate solo nei confronti del leader della Lega: “Mica con le persone trans, utilizzate come marchio di infamia. Mica con le donne trans, nominate solo come oggetto sessuale per screditare l’avversario. Mica si scusa con una intera comunità che ormai da anni è suo malgrado nell’occhio del ciclone e subisce attacchi proprio perché esposta contro la propria volontà”.
Il passaggio più diretto riguarda proprio il ruolo di chi, pur facendo parte della comunità LGBTQIA+, finisce per riprodurre le stesse dinamiche che dice di voler combattere: “Poco importa se siete performer gay o frociarole da rainbowashing: se questo è quello che fate, sempre oppressori siete. Adesso le scuse le attendiamo anche noi”.
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