Morte Luca Canfora, svolta nel giallo di Capri: indagato un collega della troupe di Sorrentino. I dubbi e l’appello di Arcigay Napoli

A oltre due anni dalla morte del costumista Luca Canfora a Capri, emerge una svolta nelle indagini con un collega indagato per false dichiarazioni. Tornano attuali anche le richieste di verità avanzate nel 2023 da Antinoo Arcigay Napoli, che chiedeva di approfondire tutte le piste.

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Svolta nella morte di Luca Canfora: indagato un collega
Svolta nella morte di Luca Canfora: indagato un collega
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La morte di Luca Canfora, costumista napoletano di 51 anni trovato senza vita nelle acque di Capri il 1° settembre 2023, torna al centro dell’attenzione giudiziaria. A oltre due anni dai fatti, la Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati un collega della vittima, membro della troupe del film Parthenope di Paolo Sorrentino, con l’accusa di false dichiarazioni al pubblico ministero.

Secondo quanto riportato da diverse testate, tra cui Corriere Adriatico, la svolta sarebbe legata alle immagini delle telecamere di sorveglianza che avrebbero smentito la versione fornita dall’uomo agli inquirenti. L’indagine, già aperta per omicidio volontario, si arricchisce quindi di nuovi elementi che riaprono interrogativi mai chiariti sulla morte del costumista.

Luca Canfora

Luca Canfora, la svolta nelle indagini: un collega indagato

La nuova fase dell’inchiesta nasce da una discrepanza tra il racconto di un collega di Luca Canfora e le registrazioni video presenti nell’area dei Giardini di Augusto, a Capri, dove il costumista si trovava con la troupe durante le riprese del film di Sorrentino.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere Adriatico in un articolo del 13 marzo 2026, l’uomo avrebbe dichiarato agli investigatori di aver incontrato Canfora intorno alle 10.30 del mattino del giorno della morte, raccontando di aver scambiato con lui alcune parole prima di separarsi.

Questa versione, però, sarebbe stata smentita dalle telecamere di sorveglianza, che non avrebbero registrato alcun incontro tra i due. Proprio questa contraddizione ha portato la Procura di Napoli a iscrivere l’uomo nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di false dichiarazioni ai pm.

Come riporta RadioPride, l’indagine coordinata dal pubblico ministero Silvio Pavia ruota ora attorno a un punto cruciale: capire perché il collega abbia raccontato una versione dei fatti che non trova riscontro nelle immagini.

Il mistero delle telecamere

Morte Luca Canfora, svolta nel giallo di Capri: indagato un collega della troupe di Sorrentino. I dubbi e l’appello di Arcigay Napoli - canfora - Gay.it

Uno degli elementi più inquietanti emersi nel corso delle indagini riguarda il sistema di videosorveglianza presente nell’area del set.

Le telecamere avrebbero registrato con precisione l’ingresso di Luca Canfora nei Giardini di Augusto insieme alla troupe, impegnata nelle riprese del film. Gli stessi dispositivi avrebbero poi immortalato l’uscita di tutti gli altri membri del gruppo.

Di Canfora, però, non esiste alcuna immagine di uscita. Un dettaglio che gli investigatori considerano particolarmente problematico. Come sottolinea RadioPride, “Canfora risulta entrato nel parco, ma non esiste un solo fotogramma che lo ritragga uscirne”.

Questo vuoto nelle registrazioni ha aperto diversi interrogativi per gli investigatori. È possibile che nell’area esistano varchi non coperti dalle telecamere? Oppure qualcuno avrebbe potuto accompagnare Canfora fuori dal perimetro del parco senza essere ripreso? Non si esclude neppure l’ipotesi che il costumista non abbia mai lasciato autonomamente i Giardini di Augusto.

Questo “buco visivo”, come lo definiscono alcune ricostruzioni giornalistiche, resta oggi uno dei nodi più difficili da spiegare nell’intera vicenda.

Il ritrovamento del corpo e i primi dubbi sulla dinamica

Il corpo di Luca Canfora fu ritrovato alle 12.30 del 1° settembre 2023, quando un canoista notò il cadavere in mare al largo della Grotta dell’Arsenale, sotto via Krupp, la strada panoramica che collega i Giardini di Augusto a Marina Piccola.

Stando a quanto ricostruito da La Repubblica in un articolo del marzo 2024, inizialmente l’agenzia Ansa parlò di uno “sconosciuto non identificato”. Solo successivamente il corpo venne riconosciuto come quello del costumista napoletano che in quei giorni lavorava con la troupe del film Parthenope.

Al momento del ritrovamento Canfora indossava un pantaloncino e una t-shirt bianca infilata solo da un lato, e portava con sé diversi oggetti personali: tre anelli d’oro, tra cui due appartenuti al padre, e una catenina con l’anello di nozze della madre. Mancavano però il cellulare e il portafoglio, mai ritrovati.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, il corpo presentava lesioni soprattutto al volto e alla testa, mentre altre parti non mostravano fratture compatibili con una caduta violenta sugli scogli. Proprio questo dettaglio ha alimentato sin da subito i dubbi sulla dinamica della morte.

L’autopsia e l’ipotesi di una possibile aggressione

Le perizie medico-legali hanno contribuito ad aumentare le perplessità degli investigatori. RadioPride parla di una seconda analisi che avrebbe evidenziato come alcune lesioni potrebbero essere compatibili con un’aggressione precedente alla caduta in mare.

Già la prima autopsia aveva sollevato interrogativi. Alcune fratture e segni sul corpo non sembravano coerenti con una semplice caduta dagli scogli dei Giardini di Augusto.

Un altro elemento rilevante riguarda il telefono del costumista. Il suo cellulare avrebbe continuato a squillare per diverse ore dopo la morte, segno che il dispositivo non si trovava in acqua.

Tutti elementi che hanno portato gli inquirenti a mantenere aperta la pista dell’omicidio.

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La ricostruzione delle ultime ore di Luca Canfora

Nei giorni precedenti alla morte, Canfora era arrivato a Capri con la troupe del film di Paolo Sorrentino per girare alcune scene. Secondo La Repubblica, il costumista aveva trascorso la notte del 31 agosto 2023 nell’appartamento assegnatogli in via Le Botteghe, nella residenza “La Chiocciola”.

La mattina successiva il lavoro sul set iniziò molto presto: il programma prevedeva l’inizio delle attività alle 4.30 del mattino a Punta Carena, nella zona del faro di Anacapri. Successivamente la troupe si spostò ai Giardini di Augusto, dove era previsto il proseguimento delle riprese.

Alle 10.20 Canfora sarebbe stato visto nella piazzetta dove si trova il monumento a Lenin, mentre la troupe stava girando una scena del film. Il suo compito era seguire la vestizione e il trucco dell’attrice Stefania Sandrelli.

Da quel momento, però, le sue tracce si perdono. Due ore dopo, alle 12.30, il suo corpo viene trovato in mare.

La famiglia: “Non crediamo al suicidio”

Fin dai primi giorni dopo la tragedia, i familiari di Luca Canfora hanno espresso forti dubbi sull’ipotesi del suicidio. Il fratello maggiore Giuseppe, intervistato da La Repubblica, ha dichiarato:

“Mio fratello non era in cura da nessun medico e sappiamo per certo che non era depresso. Aveva avuto dei dispiaceri, ma nulla ci avrebbe indotti a pensare a un suicidio”.

Nella stessa intervista ha aggiunto:

“Per dove è stato trovato, si sarebbe dovuto lanciare nel vuoto da alcune centinaia di metri. Impossibile, sia per lo stato in cui era il corpo al momento del ritrovamento, sia perché mio fratello era una persona paurosa, viveva la sua condizione di gay con tranquillità e con grande discrezione. Un gesto del genere, così eclatante, è impensabile. Io non credo che sia caduto in acqua da solo e non da così in alto”.

L’esame tossicologico, inoltre, ha escluso la presenza di alcol, droghe o sostanze psicotrope nel corpo della vittima.

L’appello di Antinoo Arcigay Napoli

La vicenda aveva attirato l’attenzione anche della comunità LGBTQIA+. Già nel settembre 2023 l’associazione Antinoo Arcigay Napoli aveva diffuso un comunicato chiedendo alle autorità di approfondire tutte le possibili piste investigative.

Nel testo, pubblicato da RadioPride, il direttivo dell’associazione scriveva:

“Onde scongiurare il timore di un ennesimo omicidio di matrice omofobica, chiede alle autorità di scandagliare con la consueta attenzione e competenza ogni pista e ogni sospetto, incrociando e vagliando tutte le eventuali più recondite informazioni e supposizioni, senza tralasciare alcuna possibile congettura o presentimento, nel pieno rispetto della verità, della legalità e della giustizia”.

Un appello alla verità e alla giustizia che oggi, alla luce dei nuovi sviluppi dell’inchiesta, torna centrale e suona quasi “tragicamente profetico”.

Un caso ancora pieno di domande

A oltre due anni dalla morte di Luca Canfora restano ancora molti interrogativi senza risposta. Perché il collega avrebbe fornito agli investigatori una versione dei fatti poi smentita dalle telecamere? In che modo il costumista avrebbe potuto raggiungere il punto da cui sarebbe caduto senza essere ripreso dai sistemi di sorveglianza? E che fine hanno fatto il cellulare e il portafoglio, mai ritrovati?

Per ora l’inchiesta della Procura di Napoli prosegue con l’obiettivo di chiarire le circostanze di una morte che, fin dal primo momento, ha mostrato diversi elementi difficilmente compatibili con una semplice fatalità. Il cosiddetto “giallo di Capri” appare quindi ancora lontano da una conclusione. L’iscrizione di un collega nel registro degli indagati potrebbe rappresentare solo il primo passo verso una ricostruzione più completa di ciò che accadde davvero il 1° settembre 2023.

© Riproduzione riservata.

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Stella cometa 14.3.26 - 17:38

Mi auguro che chi ha ucciso questo povero uomo venga identificato il prima possibile e arrestato.