La Corte Suprema USA a maggioranza conservatrice, con ben 3 giudici su 9 nominati da Donald Trump, ha dato ragione ad una donna dell’Ohio che ha sostenuto di essere stata discriminata in quanto etero da un datore di lavoro omosessuale.
Marlean Ames e la discriminazione inversa
Marlean Ames ha puntato il dito contro l’Ohio Department of Youth Services, che le avrebbe prima negato una promozione per poi declassarla, selezionando in entrambi i casi candidati gay meno qualificati di lei. Nel 2020 il suo incarico di amministratrice venne assegnato ad un giovane omosessuale, mentre un altro ruolo dirigenziale a cui lei ambiva venne dato ad una donna lesbica meno qualificata e che a suo dire non aveva neanche espresso interesse per quel lavoro. All’epoca il suo supervisore era dichiaratamente omosessuale. Ames lavorava in quel Dipartimento da oltre 15 anni e aveva ricevuto ottime valutazioni. Sentitasi discriminata ha optato per la denuncia, appellandosi alla Corte.
Ebbene all’unanimità la Corte Suprema ha dato il via libera a Marlean Ames, che potrà fare causa per discriminazione “inversa”. La donna potrà presentare un reclamo per discriminazione sul posto di lavoro contro lo Stato, sostenendo di essere stata frenata a causa del proprio orientamento eterosessuale. Il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964 proibisce la discriminazione basata sul sesso e sull’orientamento sessuale. Fino ad oggi i lavoratori appartenenti a gruppi maggioritari dovevano fornire prove preliminari speciali per poter avviare un’azione legale in un caso di discriminazione. Con questa sentenza non sarà più così. Non ci sarà distinzione tra gruppi maggioritari e gruppi minoritari.
Il giudice Ketanji Brown Jackson, prima donna afromericana a far parte della Corte suprema degli Stati Uniti d’America, proposta da Joe Biden nel 2022, ha sottolineato come sia incostituzionale avere standard diversi per gruppi di persone diversi. “La nostra giurisprudenza stabilisce chiaramente che lo standard per dimostrare un trattamento discriminatorio ai sensi del Titolo VII non varia a seconda che il ricorrente appartenga o meno a un gruppo di maggioranza”, ha scritto la giudice. Ames potrà quindi procedere con la causa, ma questo non significa che avrà necessariamente successo contro il suo ex datore di lavoro.
La sentenza, scrive il Washington Post, renderà più facile dimostrare la fondatezza delle cause per discriminazione sul posto di lavoro, ridando fiato a Donald Trump e alla sua personale battaglia contro le iniziative per la diversità, l’equità e l’inclusione. Tornato alla Casa Bianca il tycoon ha emesso ordini esecutivi contro i programmi DEI del governo federale, ordinando al Dipartimento di Giustizia e alla Commissione per le Pari Opportunità sul Lavoro di indagare sui programmi nel settore privato. Il tycoon ha smontato i programmi DEI sostenendo proprio una possibile “discriminazione” inversa ai danni di quei lavoratori che non vengono considerati “minoranza”. La Corte Suprema ha ora dato peso a quella tesi, grazie al caso di Marlean Ames.
Corte Suprema USA, chi sono i 9 giudici?
Sono 9 i giudici della Corte Suprema USA. Presidente è il conservatore John G. Roberts, nominato da George W. Bush insieme a Clarence Thomas e Samuel Alito. Barack Obama ha nominato Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, con Joe Biden che ha nominato Ketanji Brown Jackson. Ci sono poi Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, tutti nominati da Donald Trump. Il totale fa 6 giudici considerati conservatori rispetto ai 3 definiti progressisti. Il ruolo di giudice della Corte Suprema è a vita. Tra gli attuali membri della Corte, Clarence Thomas è il Giudice più anziano (1948) e più longevo, con un mandato di 33 anni e 222 giorni, mente l’ultima Giudice entrata far parte della Corte è proprio Ketanji Brown Jackson, con un mandato di 2 anni e 337 giorni. La più giovane è la 53enne Amy Coney Barrett, nominata tra mille polemiche nel 2020 da Trump in sostituzione della defunta Ruth Bader Ginsburg.
