Regionali Lazio, intervista a Marta Bonafoni: “Sinistra troppo timida sui diritti LGBT. Rocca espressione della peggiore destra”

Donna di sinistra, ecologista, femminista, da sempre vicina alla comunità LGBTQI+. Con noi Bonafoni ha discusso di movimento, crisi Pd, ipotesi Elly Schlein e del rischio di un ritorno in regione di una destra retrograda.

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Regionali Lazio, intervista a Marta Bonafoni: "Sinistra troppo timida sui diritti LGBT. Rocca espressione della peggiore destra" - Marta Bonafoni foto - Gay.it
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10 giorni esatti alle elezioni regionali di Lombardia e Lazio, che si terranno il 12 e 13 febbraio 2023. Dopo aver intervistato Luca Paladini de I Sentinelli, candidato in Lombardia al fianco di Pierfrancesco Majorino, oggi ci spostiamo nel Lazio grazie a Marta Bonafoni, consigliera regionale uscente candidatasi nella lista Alessio D’Amato per il centrosinistra.

Romana classe 1976, Marta ha lavorato per anni come cronista a Radio Popolare, a Milano, per poi entrare in consiglio regionale nel 2013. Nel 2018 la riconferma. Nel 2020 ho dato vita a POP Idee in Movimento, rete di buone pratiche nata dall’incontro di donne e uomini, associazioni, amministratori, comitati ed enti di volontariato che contribuiscono ogni giorno alla cura del territorio e delle comunità.

10 anni in regione Lazio con Nicola Zingaretti presidente. Vogliamo ricordare cosa è stato fatto per la comunità LGBTQI dal 2013 ad oggi.

Racconto tre cose che abbiamo fatto e che sono state uno dei segni del nostro punto di vista sul tema LGBT e sulle politiche LGBT. Nella prima legislatura abbiamo promosso un bando per gli interventi nelle scuole, che ha tenuto insieme tutte le realtà, le sigle del movimento. Cosa che è già un punto politico, per chi conosce il movimento. Provare a far lavorare di concerto tutti insieme, in un intervento unico contro le discriminazioni, l’intera galassia che vediamo poi al Pride. A proposito del Pride, a differenza dell’amministrazione comunale, che cambiando colore stava e non stava dentro il patrocinio, noi l’abbiamo sempre patrocinato. Poi abbiamo prodotto un tentativo, in via sperimentale, un percorso di formazione del personale socio-sanitario, provando a sopperire ad uno dei tanti gap che ci sono a partire dalla pubblica amministrazione che sin dalla modulistica non riesce a cogliere il mondo LBTQI+ dentro i ranghi di una normalità amministrativa. Poi abbiamo messo a terra gli strumenti per poter agire con una casa rifugio per le vittime di violenza LGBTQI+ e inaugurato il primo check point regionale, e qui ti parlo di prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili“.

Nel tuo programma si parla di una regione giusta, femminista, antirazzista e antifascista, che guarda ai diritti e ai colori dell’arcobaleno. Nello specifico, a cosa ti riferisci?

Mi soffermo su tre temi. I percorsi nelle scuole. C’è ancora un tabù che vive e si moltiplica nelle scuole rispetto all’educazione alla sessualità e all’affettività. Bisogna promuovere con le deleghe della regione dei corsi all’interno delle scuole che possano formare studenti e studentesse, famiglie, il personale docente ai temi LGBTQI. Provare a cambiare la cultura della discriminazione partendo dalle scuole. Mi piacerebbe poi che la regione si cimentasse con il tema della casa, del diritto all’abitare degli anziani LGBTQI+-. Persone che hanno fatto coming out in un’epoca in cui era ancora più complesso e hanno spesso interrotto il filo con le proprie famiglie, cosa che li rende persone sole, senza aiuto di alcun tipo. Ci sono diverse proposte di housing, ce n’è una che sta nascendo a Roma in via sperimentale che vede un caseggiato, attraverso privati, diventare una sorta di comune arcobaleno. Perché non pensare ad immobili pubblici, di proprietà regionale, da dedicare a questa sperimentazione abitativa? Non sarebbero ghetti, ma una vera convivenza, matchando la solitudine delle persone anziane omosessuali o trans facendole convivere dentro una situazione di convivenza abitativa che non li lasci in strada o in condizioni di estrema fragilità. Infine, è arrivato il momento di una legge contro l’omolesbobitransfobia. Abbiamo provato sia nella prima che nella seconda legislatura, con una legge proposta dalla piattaforma Pride capeggiata dal Mario Mieli. In questa seconda legislatura sono stati presentati addirittura 4 testi, uno dei 5 Stelle, uno del Pd, uno che vedeva la mia prima firma e un ultimo di Italia Viva, abbiamo lavorato lungamente per farne un testo unico ma la commissione si è fermata sul tema delle scuole. Ma non è più procrastinabile, bisogna fare una legge, sarebbe un messaggio di presa di coscienza sul tema da parte dell’ente regione“.

Però stride il messaggio che in 10 anni di centrosinistra al governo regionale non si sia riusciti ad approvare una legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.

Il nostro campo sconta una timidezza politica, uno scarso impegno, ci manca sempre l’ultimo miglio sui diritti, ci manca il coraggio. Ma a questo punto della storia bisogna avere questo coraggio che è il coraggio della realtà, che ci equipara al dato evidente che c’è nella nostra società, nelle nostre famiglie, nelle scuole, nei condomini che abitiamo. Per le nuove generazioni il tema della fluidità, della libertà di scelta, è un tema ampiamente digerito. Prima ci mettiamo al pari dei nostri figli e figlie e più renderemo felici le loro vite. La sinistra questo deve fare, questo è quello che non sta facendo da troppo tempo. Per questo non ci votano più. Chissà quanti tra quelli che non votano più fanno parte di questo pezzo di mondo. Io credo tantissimi, perché non hanno avute risposte“.

Regionali Lazio, intervista a Marta Bonafoni: "Sinistra troppo timida sui diritti LGBT. Rocca espressione della peggiore destra" - Marta Bonafoni ed Elly - Gay.it

In tal senso una segretaria di partito donna e dichiaratamente LGBTQI+ come Elly Schlein potrebbe essere un punto di svolta per la rinascita di un partito che si definisce progressista come il Pd, che piaccia o meno guida il centrosinistra italiano?

Lo penso, e non soltanto perché Elly sia dichiaratamente una donna che ama un’altra donna ma soprattutto perché Elly ha un approccio intersezionale della politica, quell’approccio che il movimento LGBTQI+ ha insegnato a me, donna eterosessuale. Non esiste una categoria, esiste orizzontalmente il farsi carico dei bisogni, della felicità e dei desideri delle persone. Una rottura come quella che potrebbe compiere Elly, donna che ha il coraggio di essere se stessa, sarebbe un enorme passo avanti. Cambierebbe molto, perché il Pd è il principale soggetto del campo e se non cambia quello difficilmente i satelliti intorno riescono ad avere ragione di cose che pure dicono, perché le dicono, ma non accadono“.

Tu vieni da una sinistra civica, ecologista, femminista, aperta ai diritti. Perché un elettore di centrosinistra del Lazio dovrebbe votare Alessio D’Amato e non Donatella Bianchi del Movimento 5 Stelle?

Intanto perché la nostra piattaforma di governo è più completa rispetto a quella dei 5 stelle, che ha dentro la competenza accumulata in questi anni ma anche la consapevolezza del fatto che proprio ora che arrivano le risorse del PNRR questa competenza, questa esperienza, la ricostruzione compiuta negli ultimi 10 anni andrà messa al servizio di un salto nel futuro. Credo che la nostra sia la coalizione che meglio di altri possa predisporsi a farlo. Credo inoltre che il Movimento 5 Stelle si sia preso una gran bella responsabilità nel decidere di rompere con la coalizione di centrosinistra nel Lazio. Ci sono responsabilità diffuse ma la prima in ordine di tempo ce l’ha Giuseppe Conte, una rottura che con una legge elettorale ad un solo turno ci fa rischiare tantissimo contro le destre“.

Cosa rischia la regione Lazio se la destra dovesse tornare al suo governo, 10 anni dopo la disastrata giunta Renata Polverini. Chi è Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa Nazionale?

Questa destra fa male e dice male su tutti i capitoli delle deleghe della regione e degli interventi sul territorio. Con le politiche che metterà in campo rischia seriamente di dare un colpo durissimo ai diritti LGBTQ. Francesco Rocca è il nome espresso da chi 10 anni fa ci ha fatto ereditare una regione tecnicamente in default, e lo dice la Corte dei Conti, con un bilancio in deficit di 22 miliardi, con la sanità commissariata con quasi 2 miliardi di disavanzo che finivano dentro gli sperperi, non a caso la legislatura Polverini si è interrotta finendo negli scandali e nella vergogna di alcune manifestazioni. Rocca non è nè più ne meno, 10 anni dopo, la riproposizione di quel mondo. Sono cambiati equilibri e nomi dei partiti, ma la classe dirigente è la stessa. Anzi, peggio di quella, perché avendo vinto le elezioni i migliori o i meno peggiori della destra sono saliti al governo e del parlamento e a noi sono rimasti tutti gli altri. I prossimi 5 anni che coincidono con il PNRR peseranno il triplo in termini di potenzialità, se dovesse vincere chi ha una visione di società progressista, mentre saranno tre volte dannosi se pensiamo a chi ha una visione di una società retrograda sui diritti LGBTQI+, sulla progressività fiscale, sui diritti delle donne. Loro sono così, ideologici e totalmente impreparati. Questo è il rischio vero“.

Negli ultimi 10 anni in regione tu da alleata avrai lavorato a stretto contatto con le associazioni e il movimento LGBTQI+ romano, anche ultimamente apparso diviso con due piattaforme programmatiche distinte in vista delle elezioni. Come mai non si riesce ad avere un movimento laziale più unito, almeno sul fronte politico legato ai diritti.

Effettivamente è una gran fatica. È necessario cucire, ma in fondo questa divisione è lo specchio di una divisione della società. Quando non funziona più il rapporto tra il dentro e il fuori, tra i corpi sociali bombardati quotidianamente e la parte sana della politica, ci si perde tutti. Il movimento è un pezzo di questo ingranaggio che si è inceppato. Questo mondo tra le altre cose mi riguarda, perché il movimento è mia sorella, il suo amore felice e sicuro, la mia famiglia che vede finalmente accolta quella figlia, e il desiderio più grande che ho è proprio quello di provare a rendere più efficace il coinvolgimento, che è più della partecipazione, programmare insieme al movimento. Fare politica insieme, sederci attorno ad un tavolo. Non ecumenicamente, perché non sono tutti uguali, ma quella divisione porta indietro, neanche avanti, e non ce lo possiamo permettere“.

10 anni in Regione da consigliera regionale, ti appresti a vivere un altro quinquennio in via Cristoforo Colombo. Nel futuro prossimo di Marta Bonafoni c’è l’ipotesi di un salto nazionale, con vista sul Parlamento?

Sono gli ultimi giorni di una campagna elettorale regionale difficilissima, in cui ogni secondo lo sto dedicando ad evitare che questa regione torni indietro. Sento forte il desiderio di ricomporre questo campo, per cui dopo il 12/13 febbraio, incrociando le dita che tutto vada per il meglio, credo proprio che sentirà di mettere lo sguardo anche su quello che sta accadendo, ma al momento sono completamente concentrata e non voglio distrarmi rispetto a quella che è la 2a regione d’Italia che rischia di far deragliare un pezzo di Paese da un’altra parte“.

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