L’unico Dio è il denaro
Mary Trump racconta l’origine di questo rapporto distorto con la religione. Suo nonno, Fred Trump, era un fervente sostenitore del pastore Norman Vincent Peale, autore di The Power of Positive Thinking e precursore del controverso “vangelo della prosperità”, che lega la ricchezza materiale alla benedizione divina.
“Monetary value was human value. The more Fred Trump had, the better he was than everybody else” (il denaro era considerato valore umano, più Fred aveva, migliore si sentiva rispetto agli altri ndt), scrive. E Donald? Ha ereditato tutto, anche la convinzione che la compassione sia un segno di debolezza.
“Donald usa la religione come un palcoscenico”
La nipote denuncia senza mezzi termini la strumentalizzazione della fede cristiana da parte dello zio. “Non ha mai letto la Bibbia, ma la brandisce per convincere chi è già disposto a farsi convincere.” Il fine? Raccogliere consenso tra i cristiani evangelici e rafforzare la sua immagine di “messaggero divino”.
“Donald e i suoi alleati usano la religione per giustificare tutto, anche ciò che è diabolico. È ipocrita, cinico, ed è un insulto alla fede sincera di milioni di americani”, scrive Mary Trump.
E aggiunge un’accusa pesantissima: la decisione di colpire l’Iran non è venuta da Dio, ma dal primo ministro israeliano Netanyahu. “Chi pensa che Gesù Cristo avrebbe approvato un bombardamento non provocato è tanto illuso quanto chi crede che Donald Trump sia un uomo santo.” Che brutta fine ha fatto Israele, ridotto a piccola dittatura modello sud-America dove la civiltà è un miraggio e la ferocia uno stile di vita.
“Dio parla con lui? No, è la voce nella sua testa”
A chi sostiene che Trump abbia avuto una conversazione diretta con Dio, come affermato dall’ambasciatore USA in Israele, Mary risponde con sarcasmo: “Il problema non è che Dio gli parli, è che ci sono tante voci che parlano nella sua testa.”
Mary Trump non attacca la mancanza di fede in sé, ma la sua falsificazione a fini propagandistici. “Donald Trump crede in una sola entità superiore”, conclude. “E nella sua testa, quella è lui stesso.”
L’ex presidente che ama dichiararsi unto da Dio non conosce altro Dio che se stesso: narcisista devoto, idolatra dell’immagine riflessa, Trump scende in campo tra versetti apocrifi e proclami da televangelista fallito. Invoca la benedizione divina sull’America, su Israele, sui droni. Ma come sempre, il suo Vangelo è la telecamera, la sua croce è il podio. E dietro il suo delirio, echeggia il sussurro di un altro uomo forte: Benjamin Netanyahu, il politico che trasforma il dolore in moneta, i bambini di Gaza in esche per Hamas, la paura in consenso, la religione in strategia di guerra.
E Trump, che non ha mai sfogliato una Bibbia se non per stringerla come si stringe un trofeo, affida alla voce di Dio la giustificazione per un attacco armato. Ma Dio non ha parlato. Il piccolo omuncolo Netanyahu ha parlato. L’uomo che ha distrutto Israele. Ed è la sua voce, pragmatica e glaciale, che detta l’agenda del Messia d’oro finto. Sotto la maschera dell’alleanza, si consuma un culto: quello del potere cieco, che sacrifica l’etica sull’altare del calcolo elettorale. Mary Trump, nipote eretica, lesbica e dissidente, solleva il velo. E mostra ciò che resta: un’America sedotta da un ciarlatano, e un Israele che in nome della sicurezza scorda la giustizia. Dio, se c’è, tace. Ma gli uomini parlano. E tra le rovine della verità, costruiscono altari alla menzogna.
