Il Messico allenato da Javier Aguirre è per ora una delle sorprese dei Mondiali di Calcio. El Tricolor ha giocato e vinto 4 partite su 4, segnando otto goal senza subirne neanche uno. Uno straordinario percorso netto per una delle 3 squadre che stanno ospitando la competizione, insieme ad USA e Canada, domenica notte chiamata ad affrontare l’Inghilterra in un ottavo di finale che si preannuncia bollente, all’interno del leggendario Stadio Azteca di Città del Messico. Un tempio del calcio internazionale.

Messico, i cori omofobi che sporcano il mondiale

Messico ai Mondiali, cori omofobi allo stadio davanti a Infantino. E la FIFA tace - Messico 2 - Gay.it

Una partita che potrebbe essere nuovamente macchiata dai cori omofobi dei tifosi di casa. I tifosi messicani sono infatti tristemente celebri per intonare l’osceno coro “put*” durante le partite interne della nazionale. Proprio per questo motivo il mese scorso la Federazione calcistica messicana aveva lanciato una campagna incentrata sullo slogan “La Ola Sí, El Grito No“. Ovvero “la Ola sì, il coro no”, sperando di mettergli un freno.

Questo perché la FIFA aveva promesso tolleranza zero nei confronti dei cori omofobi, con multe salatissime che la federazione messicana ha dovuto pagare negli ultimi anni. Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) ha confermato sanzioni per un totale di 178.000 dollari, a causa proprio di quell’insulto, osservando come “la condotta dei tifosi” messicana, fosse “stata collettiva e diffusa, e non un semplice episodio isolato”.

Eppure le ultime due partite giocate dal Messico, il 25 giugno contro la Repubblica Ceca e il 1 luglio contro l’Ecuador, hanno visto quel coro riprendere fiato, in diretta tv, nell’indifferenza di arbitri e Federazione internazionale di calcio. I tifosi messicani hanno intonato il coro “put*” nei primi cinque minuti di gioco, in occasione di un rinvio del portiere ecuadoriano Hernán Galíndez. L’insulto viene da sempre urlato quando il portiere avversario è chiamato ad effettuare un rinvio. La cosa incredibile è che sugli spalti c’era il presidente della FIFA Gianni Infantino, rimasto impassibile.

A rigor di logica le sanzioni FIFA per cori omofobi includono l’annuncio ai tifosi dagli di fermarsi immediatamente e l’interruzione della partita, fino ad arrivare alla chiusura di uno stadio e alla disputa delle partite a porte chiuse. Ma in Messico il coro persiste. Che la squadra ospitante non possa andare incontro a sanzioni in diretta tv?

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È assolutamente un gesto anti-establishment“, ha dichiarato Gustavo Arellano, editorialista del Los Angeles Times, a The Athletic. “I messicani, nel profondo, sono anti-autoritari. È un bene e un male allo stesso tempo. I tifosi di calcio messicani sono un buon riflesso della psiche messicana: sempre pronti a ribellarsi, sempre amanti della vita, a festeggiare nonostante la prospettiva di un destino ineluttabile, ma anche molto ribelli nei confronti di chiunque osi contraddirli”.

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Come riportato da OutSports, “put*” è classificato come insulto omofobo dalla stessa CONAPRED, commissione antidiscriminazione del governo messicano, a voler smentire chi sostiene che non sia un coro discriminatorio.

Quasi tutti quelli che lo urlano ti diranno: “Oh, ma non lo intendiamo in quel senso“”, ha dichiarato Janelly Farias, ex giocatrice della nazionale femminile messicana e attivista per i diritti LGBTQ. “Mi fa fottutamente infuriare. Non importa se qualcuno sia intenzionalmente omofobo o meno; questo coro contribuisce all’omofobia in Messico”.

Andres Aradillas-Lopez, professore di economia alla Penn State, nato e cresciuto in Messico, ha aggiunto: “Put* è sempre stato un termine dispregiativo usato contro gli uomini gay e, pertanto, è un insulto omofobo. Nell’universo maschilista, gli uomini gay sono un sottoinsieme dell’universo dei “put*”. Questa difesa del coro “put*” è debole quanto la difesa della bandiera confederata come simbolo di eredità e non di razzismo: “Questa bandiera onora i miei antenati” o “Questa bandiera è stata usata in Hazzard, una serie televisiva spensierata e divertente”. Per quanto sia chiaro che la bandiera confederata sia un simbolo di razzismo, la parola “put*” è un insulto omofobo e la ragione, in entrambi i casi, è molto semplice: chi sventola quella bandiera o intona quel coro non può decidere il significato di quei simboli. Sono i gruppi che sono stati VITTIMIZZATI da quei simboli a poterlo decidere. E questo non è oggetto di discussione, nemmeno per i più accaniti difensori del termine ‘put*’: quasi ogni uomo gay in Messico, a un certo punto della sua vita, è stato chiamato ‘put*’ in modo offensivo, minaccioso e dispregiativo. Questo è ciò che lo rende un coro omofobo, il che è inspiegabile in un Paese che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso ancor prima degli Stati Uniti. È davvero triste che questo coro imbarazzante sia diventato, ultimamente, il contributo più noto del Messico al mondo dello sport. Il Messico non è un Paese omofobo; per qualche ragione i tifosi di calcio assumono una mentalità da branco e iniziano a intonare questo coro come automi. In un confronto diretto, il 99,9% di loro non lo direbbe mai. Ciononostante, DEVE finire”.

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