Una finale olimpica al cardiopalma, tiratissima, scritta da uno sceneggiatore di Hollywood. L’ennesimo scontro tra USA e Canada nell’hockey femminile, 7a finale olimpicia su 8 fino ad oggi giocate, si è concluso ai tempi supplementari, con le atlete statunitensi in trionf per la 3a volta, a 4 anni dalla sconfitta di Pechino contro le eterne rivali.
Una finale olimpica da film
Hilary Knight na remis w finale hokeja kobiet. © 🇺🇸 została najlepiej punktującą Amerykanką na ZIO – 33 pkt (15 goli + 18 asyst). #MilanoCortina2026
— รק๏гՇรŦคภ (@sportsfan_pl) February 19, 2026
Il Canada ha dominato il match per i primi 58 minuti, portandosi in vantaggio per 1-0 grazie a un gol di Kristen O’Neill. E su quel goal le atlete canadesi hanno costruito una finale che sembrava perfetta, indirizzata verso l’ennesimo oro olimpico. Poi è successo l’inimmaginabile. Rischiando il tutto per tutto l’allenatore degli Stati Uniti John Wroblewski ha sostituito la portiera Aerin Frankel a poco più di due minuti e mezzo dalla fine della partita, con l’hockeista in più che ha dato immediatamente i suoi frutti. Trenta secondi dopo Laila Edwards ha tirato da lontano verso la portiera canadese Ann-Rene Desbiens, con il dischetto deviato sotto porta dalla capitana statunitense Hilary Knight, 36enne alla sua 5a e ultima Olimpiade invernale, pochi giorni fa segnata dalla bellissima proposta di nozze all’amata Brittany Bowe all’interno del villaggio olimpico.
Nelle precedenti 4 finali olimpiche Hilary aveva vinto solo nel 2018, a Pyeongchang, con 3 argenti a certificare tre sconfitte in finale. Anche per questo motivo la partita di ieri sera ò sembrata un film, perché Hilary Knight voleva il suo “finale da favola”.
Hilary Knight nella storia dell’hockey statunitense
Il gol del pareggio ha certificato il nome di Knight come migliore giocatrice americana di sempre alle Olimpiadi per numero di gol segnati. Ben 15. A completare la rimonta, ai supplementari, è stata Megan Keller, con un golden goal che ha fatto tremare il palazzetto.
A fine partita Knight è stata travolta dai cronisti, per lo storico goal segnato che ha cambiato le sorti di una finale olimpica a due minuti dalla fine. “Oh mio Dio, è una sensazione incredibile. Sapevamo che dovevamo fare un buon tiro, passare il turno, avanzare, e poi segnare il secondo”. “Dovevamo assolutamente avere quella forza di volontà. Siamo partite un po’ lente nel primo tempo, poi abbiamo iniziato a prendere slancio… quando sei sotto di un gol contro il Canada, una grande squadra, devi trovare il gol. Soprattutto contro una grande portiera. Quindi, sapevamo che era solo questione di tempo, di appoggiarci lentamente, ma contro una grande squadra il tempo può anche finire“.
Il risultato finale di 2-1 è stato ben lontano dalla travolgente vittoria per 5-0 inflitta dal Team USA alle colleghe canadesi durante la fase a gironi della scorsa settimana. La finale è stata segnata tanto dalle due portiere, Desbiens e Frankel, che hanno totalizzato la bellezza di 61 parate. Niente da fare per la capitana del Canada Marie-Philip Poulin, 34enne alla sua 5a Olimpiade nonché miglior marcatrice olimpica di sempre, che aveva sempre segnato nelle precedenti 4 finali olimpiche, vincendone tre. Puolin e sua moglie Laura Stacey, compagna di squadra e nella vita, tornano comunque a casa con una medaglia d’argento.
Una finale olimpica che ha visto ben 9 giocatrici dichiaratamente LGBTQIA+ in campo, con la medaglia di bronzo andata alla Svizzera, riuscita a battere la Svezia ai supplementari per 2-1. Una medaglia per Laura Zimmerman, unica giocatrice LGBTQ dichiarata della nazionale elvetica, con il goal decisivo segnato da Alina Muller.
Il medagliere del ‘Team LGBQIA’ di Milano Cortina si è quindi arricchito ulteriormente, con 3 ori, 6 argenti e un bronzo conquistati ieri da 10 giocatrici di hockey, da aggiungere ai precedenti ori di Guillaume Cizeron, Breezy Johnson, Amber Glenn e Mathilde Gremaud, e ai due bronzi conquistati da Tineke den Dulk e Paul Poirier.



