Milano Cortina 2026, Breezy Johnson e Amber Glenn primi due ori LGBTQIA+ di questa Olimpiade invernale

Due donne dichiaratamente bisessuali hanno portato le prime due medaglie olimpiche agli USA di Donald Trump. Due ori, tra sci e pattinaggio di figura, per il Team LGBTQIA+ più rappresentato di sempre.

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Le prime due medaglie statunitensi dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 le hanno vinte due donne dichiaratamente LGBTQIA+.

Una domenica d’Orgoglio per gli USA di quel Donald Trump che semina odio e divide il Paese grazie a Breezy Johnson e Amber Glenn.

Il riscatto di Breezy Johnson, orgoglio bisessuale in discesa libera

30enne, Johnson ha conquistato la medaglia d’oro nella discesa libera femminile, con la nostra Sofia Goggia terza. Quattro anni fa, a causa di un incidente avvenuto in Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo, Johnson dovette abbandonare il sogno di gareggiare alle Olimpiadi di Pechino. Quattro anni dopo, nella gara che ha visto la connazionale Lindsey Vonn fratturarsi la gamba, Johnson ha dato forma alla gara perfetta. “Sapevo di dover spingere. Sapevo di dover dare il massimo rispetto agli allenamenti. Dovevo essere super pulita, e sentivo di esserci riuscita”. “Sono stata un po’ imprecisa in alcuni salti, ma ho cercato di continuare a correre e sapevo che le velocità erano buone. Speravo solo che bastasse.”

Ed è bastato. Breezy ha sconfito la tedesca Emma Aicher per soli 4 centesimi, con la nostra Sofia Goggia 3a davanti all’altra americana l’americana Jacqueline Wiles. Il Team USA alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 ha 8 atleti dichiaratamente LGBTQIA+ al suo interno. Nella giornata di ieri due di questi hanno trionfato. Johnson ha fatto coming out come donna bisessuale nel 2022, via Instagram.

Quindi sono bisessuale“, scrisse Breezy. “Prima dell’inizio di questa stagione volevo essere sincera su chi sono. A quelle persone là fuori che si sentono un po’ diverse e vogliono vedere persone come loro al top, sono qui per rappresentare ciò che siamo là fuori, siamo normali e possiamo fare quello che vogliamo”. “Ai troll che vogliono odiare, dico che l’odio non batte l’amore. A chi non ha idea di cosa stia dicendo, andate su Google se volete saperlo. A chi vuole solo sentire parlare di gare, andate a Copper per l’ultimo blocco di allenamento! LFG Con affetto a tutti coloro che mi supportano, lo apprezzo“.

Il trionfo di ieri ha porso fine a un anno e mezzo piuttosto turbolento per la campionessa olimpica. Nel 2023 Breezy è stata squalificata per 14 mesi, per aver saltato tre test antidoping. Al suo rientro ha dato forma alla gara della vita. “Osare sognare è la cosa più coraggiosa, e il dolore della sconfitta rende il trionfo ancora più dolce“, ha scritto su Instagram Breezy dopo la vittoria olimpica. “Aver provato entrambi vuol dire conoscere tutta l’esperienza umana. Questo è quello che ho scritto nel mio diario stamattina. Mi sono guardata l’intervista di Stephen Colbert e Anderson Cooper sul dolore. “Mi sono reso conto di essere grata per la cosa che più avrei voluto non mi fosse mai accaduta”. È una citazione così potente che mi ha fatto pensare a quanta strada ho fatto, e che, qualunque cosa accada, è un dono anche solo essere qui. Ho dato tutto me stessa. E oggi è bastato. Ho racchiuso nello stesso posto i momenti della peggiore sconfitta e del più grande trionfo. Giocare significa perdere, e perdere, e poi, forse, l’8 febbraio, vincere“.

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La prima medaglia olimpica di Amber Glenn

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Amber Glenn, la foto IG

Ma la straordinaria giornata per gli atleti dichiaratamente LGBTQIA+ alle Olimpiadi azzurre è proseguita, con un altro oro vinto in serata da Amber Glenn, prima storica pattinatrice di figura dichiaratamente LGBTQIA+ ad un’Olimpiade.

Al suo debutto olimpico Glenn, che ha passato i primi giorni nel villaggio olimpico a seminare spillette rainbow, ha conquistato l’oro nel pattinaggio di figura a squadre, con l’Italia magnifica medaglia di bronzo. Amber è apparsa tesa alla sua prima prova olimpica in carriera, tanto da cedere ad alcuni errori nella frazione di pattinaggio libero femminile, ma il team statunitense trainato dal fenomeno Ilia Malinin e dalla coppia Madison Chock – Evan Bates ha sconfitto il Giappone in volata. “Non mi sentivo benissimo, nemmeno durante il riscaldamento“, ha confessato Glenn a USA Today dopo la sua gara. “Avevo solo male alla gamba, e non è un infortunio, non c’è niente di cui preoccuparsi. È solo qualcosa di cui ho bisogno per riposare e recuperare. Mi sento in colpa”, ha poi aggiunto. “La mia squadra ha fatto così bene e la mia prestazione è stata deludente. Ho ottenuto un punteggio inferiore alla mia media e a quello su cui si aspettavano, e mi sono piazzata più in basso di quanto ci si aspettasse“.

4 anni fa Glenn, dichiaratamente bisessuale, aveva saltato le Olimpiadi di Pechino a causa di un infortunio che aveva seriamente rischiato di compromettere la sua carriera. Da quel momento in poi ha vinto tre campionati statunitensi consecutivi e ora guarda alla gara individuale femminile, con l’obiettivo di diventare la prima donna americana a vincere una medaglia olimpica in questa specialità dal lontano 2006.

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