Su proposta della sinistra, anche la destra vota contro l’omobitransfobia in Molise. È raro assistere a una sintesi così armoniosa tra forze politiche diverse, soprattutto quando si tratta di tematiche LGBTQIA+. Eppure, il Consiglio regionale del Molise ha raggiunto l’obiettivo – seppur con alcuni compromessi – con l’approvazione all’unanimità di una mozione contro l’omobitransfobia, proposta ad aprile dal Movimento 5 Stelle e sottoscritta dai consiglieri Angelo Primiani, Andrea Greco e Roberto Gravina.
Il documento impegna così il Presidente della Regione, Francesco Roberti, di Forza Italia (che in passato aveva insultato il Molise Pride), e la sua giunta di centrodestra, a sviluppare un piano articolato ed eterogeneo di interventi culturali, educativi e sociali per il contrasto alla discriminazione verso orientamenti ed identit non conformi.

Un’attenzione particolare è riservata al mondo scolastico, con l’introduzione di percorsi formativi destinati a docenti, personale ATA, studenti e genitori, per contrastare efficacemente fenomeni di bullismo, in particolare quello di matrice omobitransfobica.
“Non possiamo, quindi, che condividere e fare nostro l’impegno a promuovere un programma di politica di pari opportunità per la prevenzione, il contrasto e il superamento delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Come pure siamo perfettamente in linea con gli altri impegni che l’atto di indirizzo affida al Presidente della Regione e alla Giunta regionale – ha commentato la presidente della Commissione Parità e Pari opportunità della Regione Molise, Giusi Di Lalla – Vista l’unità di intenti, e non potrebbe essere diversamente, riconfermiamo la nostra piena disponibilità a dare ogni contributo sia all’Assemblea regionale che alle Giunta nell’intraprendere iniziative che vanno nella direzione di affermazione i principi cardini delle pari opportunità e nella prevenzione prima e lotta poi all’omofobia e transfobia in ogni loro forma“.
“L’approvazione della mozione – spiega Francesco Angeli (M5S), attivista per i diritti civili – è un passo importantissimo per un impegno concreto a tutela di chi quotidianamente subisce nella nostra regione bullismo e discriminazione. Così come è importante riconoscere che l’impegno sia giunto trasversalmente dalle forze politiche del Consiglio Regionale, a dimostrazione della necessità di agire in tal senso“.
Ad esprimere soddisfazione per il risultato ottenuto, anche la senatrice Alessandra Maiorino, responsabile delle politiche di genere e dei diritti civili del Movimento: “Siamo fieri e soddisfatti che questo importante atto – a prima firma dei consiglieri del M5s, Primiani, Greco e Gravina – abbia trovato l’ok unanime, perché è dai territori che è necessario muovere i passi più significativi versi l’inclusione, la sensibilizzazione e il rispetto dei diritti di tutte le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere”.
La mozione è però il culmine di un percorso più ampio intrapreso dalla Regione. Già nel 2021, infatti, il Comune di Campobasso, con il supporto dei fondi UNAR e l’impegno congiunto di Arcigay Molise e della Cooperativa Il Geco, aveva inaugurato il centro “Molise LGBT”, punto di riferimento fondamentale nella lotta alle discriminazioni sul territorio.
“Come associazione Arcigay Molise, monitoreremo sull’impegno della Regione in tal senso, a partire dal sostegno al Centro Molise LGBT che potrà fare da supporto per lo sviluppo delle politiche antidiscriminatorie – annuncia in una nota Luce Visco, Presidente di Arcigay Molise – Un percorso che avrà un punto fondamentale nelle azioni culturali legate alla quinta edizione del Molise Pride, che si svolgerà quest’anno a Termoli dove il tema specifico sarà quello del ricordo delle persone omosessuali portate al confino sull’isola di San Domino“.
Il Molise è l’11° regione ad adottare un regolamento contro l’omofobia
Il Molise si unisce dunque alle altre dieci regioni italiane che si sono dotate di un regolamento avanzato contro le discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere. Un traguardo che richiama alla mente il ruolo di apripista della Toscana, che già nel 2004 approvò la legge n. 63, un testo lungimirante voluto dall’allora giunta di centrosinistra di Claudio Martini. La normativa toscana poneva particolare attenzione a interventi di formazione in ambiti strategici come il lavoro, la sanità e l’educazione, favorendo negli anni successivi la nascita di un osservatorio regionale contro le discriminazioni e di una consulta permanente, oggi considerati modelli di inclusione.
Un’altra storia di successo arriva dalla Campania, dove, nel 2020, la collaborazione tra istituzioni e associazioni ha portato all’adozione di un regolamento simile. Tra i risultati più tangibili, l’apertura del “Consultorio Incontra” di Portici, centro antidiscriminazione e punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+. Merito anche del presidente Vincenzo De Luca, che ha ulteriormente rafforzato la legge con una normativa contro il bullismo, creando un sistema integrato a beneficio delle scuole e del sistema sanitario.
Non tutte le regioni, però, hanno saputo mantenere le promesse insite nei loro provvedimenti. Nel 2009, la Liguria approvò una legge regionale con l’obiettivo di finanziare la formazione e di istituire una commissione per favorire il dialogo tra enti locali e associazioni. Tuttavia, con l’insediamento della giunta di centrodestra guidata da Giovanni Toti, ogni iniziativa è stata interrotta.
Un destino simile ha colpito le Marche, dove nel 2010 fu approvata una normativa ambiziosa, che prevedeva il coinvolgimento del Corecom, corsi di formazione, centri di ascolto e progetti educativi. Nonostante il potenziale, come racconta Matteo Marchegiani di Arcigay Ancona, “la legge è rimasta priva di fondi. Nemmeno le giunte di centrosinistra hanno voluto applicarla, e oggi è del tutto ignorata“.
Anche in Sicilia, la legge approvata nel 2015 puntava a creare una rete regionale contro le discriminazioni, con interventi mirati in ambiti cruciali come scuola, sanità e politiche del lavoro. Eppure, secondo Vera Navarria di Arcigay Catania, non è mai stata resa operativa, ed anche le azioni simboliche come i patrocini ai Pride sono stati concessi in modo discontinuo.
C’è poi l’Emilia-Romagna, che, sulla carta, dispone di una delle leggi anti-omofobia più avanzate e complete d’Italia, approvata nel 2019, i cui effetti sono però rimasti limitati. “Dopo un percorso lungo e complesso, la legge è finita nel cassetto“, spiega Marco Tonti di Arcigay Rimini. Sebbene preveda misure in materia di lavoro, sanità e formazione, gli interventi concreti si sono ridotti a un sondaggio preliminare. “Tutto ciò che viene fatto per la comunità LGBTQIA+ è frutto delle associazioni, non dell’istituzione regionale“.
Per la Puglia, è ancora prematuro trarre conclusioni definitive. La legge anti-omofobia, approvata nel luglio 2024 dopo otto anni di battaglie portate avanti dalla la Consigliera Regionale Titti De Simone, apre però a prospettive incoraggianti grazie al suo focus su prevenzione nelle scuole, centri di supporto e campagne di sensibilizzazione.
Nel 2022, anche la Lombardia ha tentato di introdurre una normativa simile a quella pugliese, ma l’iniziativa non ha raggiunto l’esito sperato. Dopo un decennio dalla sua proposta e con il sostegno di oltre 10.000 firme raccolte tramite una petizione su All Out, il progetto di legge regionale 109, noto come “Legge Nanni”, ha finalmente avviato il suo iter di discussione l’11 maggio dello stesso anno. Tuttavia, nonostante le speranze riposte nel provvedimento, la legge non ha ottenuto il consenso necessario per essere approvata. In Calabria, invece, il processo legislativo ha subito una battuta d’arresto inspiegabile: dopo il via libera dalla Commissione Cultura, la proposta si è arenata senza ulteriori sviluppi.
