Nel pieno della guerra con gli USA e Israele, l’Iran ha annunciato che non prenderà parte ai Mondiali di Calcio che si terranno negli Stati Uniti, in Messico e Canada dall’11 giugno al 19 luglio 2026.
“Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali. Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo alcuna intenzione di partecipare“, ha precisato il ministro dello sport iraniano Ahmad Donjamali, con Donald Trump che via Truth che ha così replicato: “La nazionale di calcio iraniana è benvenuta ai Mondiali, ma non credo sia appropriato che siano lì, per la loro vita e sicurezza”.
Nella notte italiana, dinanzi alle parole di Trump, via Instagram la nazionale maschile di calcio israeliana ha rilanciato con queste dichiarazioni: “I Mondiali sono un evento storico e internazionale e il suo organo di governo è la FIFA, non a un Paese qualsiasi. La nazionale iraniana, grazie alla sua forza e alle vittorie decisive ottenute dai coraggiosi figli dell’Iran, è stata tra le prime squadre a qualificarsi per questo importante torneo”. “Certamente, nessuno può escludere la nazionale iraniana dai Mondiali; l’unico Paese che potrebbe essere escluso è quello che detiene solo il titolo di ‘ospite’ ma non è in grado di garantire la sicurezza delle squadre partecipanti a questo evento globale”.
Una dichiarazione che rimette in gioco l’eventuale partecipazione dell’Iran ai mondiali di Calcio, da mesi sempre più plasmati a immagine e somiglianza di Trump, seppur condivisi dagli USA con Messico e Canada.
Pride Match a Seattle, chi lo giocherà?

La FIFA di Gianni Infantino non si è ancora ufficialmente espressa, con l’Iraq (impegnata nei playoff mondiali interzona a fine marzo) o gli Emirati Arabi Uniti (prima squadra non qualificata dal girone della terza fase di qualificazioni asiatiche) potenziali ‘sostitute’ dell’Iran se si attingesse dalla stessa confederazione della squadra esclusa, ovvero l’Asia. Ma non c’è una regola precisa, con la FIFA che potrebbe eventualmente decidere a suo piacimento chi mandare al Mondiale al posto dell’Iran.
Nel dubbio, a saltare potrebbe essere il famigerato Pride Match di Seattle di venerdì 26 giugno, che si dovrebbe giocare tra Egitto e Iran. Un sorteggio che fece infuriare entrambe le federazioni, contrarie a giocare una partita nel giorno del Pride cittadino in uno stadio verosimilmente marchiato dai colori dell’arcobaleno. Questo perché sia in Egitto che in Iran l’omosessualità è illegale. Il Seattle PrideFest, che si tiene l’ultimo fine settimana di giugno, è uno dei più grandi eventi Pride degli Stati Uniti, con gli organizzatori del Seattle FWC26 che hanno ribadito come il Pride Match si giocherà. Ma tra quali squadre?
Un recente aggiornamento “100 Days to Go” pubblicato a inizio marzo ha rilanciato il concorso di design “Pride Match”, per il quale a novembre 2025 erano stati annunciati tre finalisti, a dimostrazione di un evento che prosegue. Outsports ha contattato Seattle FWC26 per un aggiornamento, dopo l’annuncio della federazione iraniana di non voler prendere parte ai mondiali estivi, con la loro vicepresidente delle comunicazioni Hana Tadesse che ha dichiarato a FOX 13 Seattle: “Tutte le decisioni sulla programmazione delle partite spettano alla FIFA. Al momento, SeattleFWC26 non ha ricevuto alcuna comunicazione dalla FIFA che indichi una modifica al nostro attuale calendario delle partite e il nostro lavoro continua senza interruzioni.”
L’instabilità della situazione generale, unita al fatto che molte nazionali (compresa l’Italia) si stanno ancora giocando la qualificazione per la Coppa del Mondo, rende difficile prevedere il futuro. Solo pochi giorni fa le calciatrici iraniane volate Australia per la Coppa d’Asia femminile hanno chiesto asilo politico, causa minacce di morte dopo aver ‘osato’ non intonare l’inno nazionale. Una situazione che si potrebbe replicare in estate con gli uomini, nel caso in cui i calciatori iraniani dovessero arrivare negli USA.
A fine dicembre 2025 Mehdi Taj, numero uno della federcalcio iraniana, aveva ricordato come il Pride Match cadesse all’interno del Muharram, primo mese del calendario lunare islamico, considerato sacro. “Non abbiamo alcun interesse che la nostra partita contro l’Egitto si giochi sotto i colori dell’arcobaleno. Siamo determinati a impedirlo e lo faremo. Certe iniziative sono in diretta contraddizione con i valori culturali, religiosi e sociali delle comunità arabe e islamiche”. In Iran l’omosessualità è illegale e può essere punita anche con la pena di morte, mentre in Egitto è un reato che può comportare pene fino a tre anni di detenzione.
A inizio dicembre 2025 anche la Federcalcio egiziana si era fatta sentire, inviando una lettera alla FIFA in cui rifiutava “categoricamente di svolgere qualsiasi attività legata al sostegno (dell’omosessualità) durante la partita tra la nazionale egiziana e l’Iran“. “Per mantenere lo spirito di unità e pace, è necessario evitare di includere attività che potrebbero provocare sensibilità culturali e religiose tra i tifosi presenti provenienti da entrambi i Paesi, Egitto e Iran, soprattutto perché tali attività sono culturalmente e religiosamente incompatibili con i due Paesi”.
Venerdì 26 giugno il Pride Match di Seattle si terrà. Tra quali squadre, è tutto da capire.
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