Montesilvano, “Cerchiamo parrucchiere uomo gay con partita Iva”: annuncio social rimosso, “è discriminatorio”

A Montesilvano un salone pubblica su Facebook un annuncio per "parrucchiere uomo gay con partita Iva", scatenando polemiche tra chi parla di discriminazione e chi lo difende come valorizzazione della comunità LGBTQIA+. L’offerta, poi rimossa.

Ascolta:
0:00
-
0:00
"Cerchiamo parrucchiere uomo gay con partita Iva": l'annuncio social
"Cerchiamo parrucchiere uomo gay con partita Iva": l'annuncio social
4 min. di lettura

C’è chi nel proprio annuncio apporta l’esplicita dicitura No LGBT (come nel recente caso della camera in affitto su Idealista), e chi rivolge la propria richiesta solo a uomini gay. E’ quanto apparso in un annuncio di lavoro pubblicato su Facebook in un gruppo dedicato a Montesilvano (Pescara) e rivolto esplicitamente a un “parrucchiere uomo gay con partita Iva”. La richiesta ha provocato reazioni discordanti e ha sollevato dubbi di legittimità dal punto di vista legale.

"Parrucchiere uomo gay", l'annuncio sul gruppo Facebook di Montesilvano
“Parrucchiere uomo gay”, l’annuncio sul gruppo Facebook di Montesilvano

Montesilvano, l’annuncio social: “Solo parrucchiere uomo gay”

L’offerta di lavoro è apparsa a fine estate sul gruppo Facebook “Montesilvano”. L’annuncio, pubblicato da un nuovo salone alla ricerca di un professionista del settore femminile, ha prontamente sollevato non poche polemiche, dal momento che legava la candidatura a un requisito preciso: l’orientamento sessuale del candidato. Nel testo, che come riporta Il Centro era corredato dall’hashtag #parrucchierigay, si leggeva:

“Il nostro meraviglioso salone a Montesilvano è alla ricerca di un parrucchiere uomo gay, specializzato nel settore femminile, con ottima presenza, motivato, con propria clientela e partita iva, da inserire immediatamente con formula di affitto poltrona. Offriamo un ambiente: accogliente e professionale, dinamico e in continua crescita, dove il talento e la personalità sono sempre valorizzati. Cerchiamo una persona determinata, seria e appassionata, pronta a dare il meglio e crescere insieme a noi. No perditempo”.

Il post social rimosso

Nel giro di poche ore il post ha sollevato un vero e proprio polverone in città, collezionando accuse di “razzismo, sessismo e diritti calpestati” e richiamando le normative italiane ed europee contro le discriminazioni. Tuttavia, c’è stato chi lo ha liquidato come una semplice trovata pubblicitaria.

Le critiche, però, non si sono limitate all’annuncio. Molti utenti hanno puntato il dito anche contro i gestori del gruppo Facebook “Montesilvano”, accusandoli di aver dato spazio a un contenuto ritenuto discriminatorio nei confronti dei lavoratori eterosessuali. A seguito delle numerose segnalazioni, il post è stato rimosso e non è più visibile sulla pagina.

Le motivazioni del titolare: “I gay hanno un passo in più”

A difendere la scelta è stato Alessandro Tacconelli, romano che insieme alla moglie gestisce il salone Sp, aperto pochi mesi fa nel centro di Montesilvano. Secondo lui, come riporta Il Fatto Quotidiano, la richiesta non avrebbe nulla di discriminatorio ma al contrario rappresenterebbe una forma di valorizzazione:

“Nel mondo parrucchieri i gay hanno un passo in più, è ovviamente un dato di fatto e noi vogliamo il meglio per il nostro salone. Noi amiamo il mondo gay e, visto che è sempre discriminato da milioni e milioni di anni, abbiamo deciso, come è da sempre, di metterlo in mostra, di portarlo all’interno del nostro salone”.

Tacconelli ha insistito sul diritto a scegliere liberamente il profilo da inserire nella sua attività: “Non ci interessa il parere diverso, anche se lo rispettiamo. Ma siamo padroni di mettere all’interno del nostro salone chi vogliamo noi o dobbiamo chiedere il permesso a voi? Se fossero tutti come noi, non ci sarebbe alcuna discriminazione. Il mondo gay nel nostro lavoro è il migliore in assoluto, anche meglio di noi. Vogliamo un esperto gay da inserire nel nostro meraviglioso salone, punto e basta”.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Il titolare ha poi raccontato di aver ricevuto numerosi messaggi di sostegno: “Ci sono tante persone che, invece, ci hanno mandato cuori, richieste di amicizia o messaggi privati… I parrucchieri per donne gay hanno una manualità, una sensibilità, una delicatezza nei confronti delle clienti, uno stile e uno charme diverso”.

Secondo Tacconelli, l’intento era comunque positivo: “Del resto non abbiamo fatto nulla di male, anzi stiamo sostenendo una categoria spesso discriminata. Non mi aspettavo un premio, ma neanche che venissimo massacrati. Chi parla di razzismo o sessismo al contrario ha il cervello al contrario”.

Il quadro legale: cosa dice la normativa

Se dal punto di vista dei titolari l’annuncio voleva essere un riconoscimento al mondo LGBTQIA+, dal lato giuridico la questione è ben diversa. A chiarirlo al quotidiano è stato il giuslavorista genovese Alfredo Di Silvestro, che ha spiegato come offerte di lavoro del genere non siano ammissibili: “No discriminazioni, sì alla parità di trattamento. Lo ha sancito nel 2000 una direttiva Ue che poi è diventata un decreto dello Stato italiano nel 2003. Questa direttiva ha portato anche alla modifica dei termini in norme già esistenti, come lo Statuto dei lavoratori”.

Il giuslavorista ha sottolineato che un annuncio con requisiti di questo tipo può arrivare in tribunale: “Tanto per cominciare che il requisito discriminatorio sia eliminato dall’offerta di lavoro. Ma in teoria si possono chiedere anche i danni per la perdita di chance di lavoro subita”.

Non solo: la normativa europea vieta persino dichiarazioni pubbliche che confermino l’intenzione di assumere o non assumere sulla base di criteri discriminatori. “Le norme europee inibiscono ai datori di lavoro anche soltanto di dichiarare che la loro politica di assunzioni segue criteri discriminatori: è il caso di un politico avvocato che aveva detto in tv che lui non avrebbe assunto degli omosessuali. In questi casi spetta al datore di lavoro dimostrare che non ha seguito criteri discriminatori”.

“Discriminazione positiva” o discriminazione vera e propria?

L’annuncio del salone di Montesilvano ha inevitabilmente aperto un dibattito complesso. Può una richiesta del genere essere considerata una forma di “discriminazione positiva”, volta cioè a favorire un gruppo storicamente penalizzato, oppure si tratta comunque di una violazione della legge?

Tacconelli ha rivendicato l’intenzione di dare spazio a figure professionali spesso marginalizzate, ma al tempo stesso ha chiarito che non basterà solo l’orientamento sessuale. I candidati, infatti, dovranno comunque superare un periodo di prova: “Con il loro modo di lavorare dovranno affascinare noi e le nostre clienti”, ha detto a Il Centro.

Tuttavia, il confine tra discriminazione e inclusione, in casi come questo, si fa molto labile, rischiando di trasformare un’intenzione di sostegno in una violazione dei diritti. Al tempo stesso, mostra quanto sia ancora complesso parlare di inclusione sul lavoro in Italia. La volontà di “premiare” una categoria rischia così di trasformarsi in un boomerang, attirando critiche e conseguenze legali.

Altro aspetto emerso in seguito all’annuncio e portato alla luce da molti commentatori, è connesso a quanto gli stereotipi possano ancora influenzare il mondo del lavoro (e non solo). L’idea che il talento di un parrucchiere dipenda dall’orientamento sessuale non solo riduce le persone a cliché, ma rischia anche di trasformare un’intenzione di inclusione in un’ulteriore forma di discriminazione.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.