Morte di Jacopo Peretti, sull’altare cattolico parla il compagno Gioele

A differenza di Mario Paglino e Gianni Grossi, la parrocchia di Mazzè ha mostrato rispetto per Jacopo Peretti.

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Jacopo Peretti in un ritratto che il ragazzo aveva come profilo social. A differenza di quanto riservato a Mario Paglino e Gianni Grossi, la memoria di Jacopo è stata rispettata dalla parrocchia di Mazzé, con la citazione del suo compagno Gioele (nel riquadro, fonte Sky Tg 24) che ha potuto ricordare l'amato Jacopo sull'altare con le proprie parole.
Jacopo Peretti in un ritratto che il ragazzo aveva come profilo social. A differenza di quanto riservato a Mario Paglino e Gianni Grossi, la memoria di Jacopo è stata rispettata dalla parrocchia di Mazzé, con la citazione del suo compagno Gioele (nel riquadro, fonte Sky Tg 24) che ha potuto ricordare l'amato Jacopo sull'altare con le proprie parole.
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In queste ore si discute sulla scelta di Don Renzo di omettere la parola “coppia” nella funzione funebre dedicata a Mario Paglino e Gianni Grossi, i due designer compagni di vita e di lavoro, morti tragicamente in un incidente stradale. Il parroco di San Gaudenzio (Novara) ha preferito definire i due designer, che nella vita erano apertamente gay, come semplici amici che si volevano bene. Un arbitrio che sottolinea quanto il rito religioso – cattolico e non solo – possa annientare le identità. “Non volevo che il funerale di quei due si trasformasse in una celebrazione gay, la Chiesa non lo permette” ha spiegato Don Renzo. Un fatto deplorevole che descrive l’aridità del singolo uomo, Don Renzo, ma che rimanda anche alla ferocia con cui la Chiesa Cattolica permette ai suoi adepti il controllo sulle “anime”, sui corpi e sulle vite. Don Renzo ha ucciso Mario e Gianni una seconda volta.

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Mario e Gianni, ai funerali il parroco li definisce “amici”

Poco più di un mese fa un’altra tragedia aveva spezzato per sempre la vita di Jacopo Peretti, vittima di un tentato femminicidio nell’incendio del quartiere Lingotto in via Nizza a Torino. “Una morte senza sensol’ha definita sua madre a La vita in diretta su Rai 1. Un ragazzo di 33 anni amato, gioviale, “pieno di vita“, morto carbonizzato nella sua casa, senza colpa, senza legami con l’aggressore, vittima di un atto di violenza mirato a colpire un’altra persona. Il suo unico errore: trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

Il necrologio di Jacopo Peretti che annuncia la funzione funebre. Presente, tra i tanti cari, anche una citazione del suo "compagno Gioele"
Il necrologio di Jacopo Peretti che annuncia la funzione funebre. Presente, tra i tanti cari, anche una citazione del suo “compagno Gioele”

A differenza di quanto riservato a Mario e Gianni, la memoria di Jacopo è stata rispettata dalla parrocchia di Mazzè, piccolo centro del torinese dove Jacopo era nato e cresciuto. Sull’annuncio funebre del rito di commemorazione cattolico viene menzionato Gioele come il suo compagno. Sul necrologio si legge infatti:

Lo ricordano con tanto affetto:
LA MAMMA MARZIA COL NONNO SEVERINO, IL PAPA’ PAOLO, IL COMPAGNO GIOELE, I PADRINI CLAUDIO E ALFREDO, LA MADRINA TINA, LE CUGINE SERENELLA E FEDERICA, PARENTI ED AMICI TUTTI.

 

Gioele, compagno di Jacopo Peretti, ha parlato durante i funerali del suo amato, celebrati con rito cattolico.
Gioele, compagno di Jacopo Peretti, ha parlato durante i funerali del suo amato, celebrati con rito cattolico.

Gioele ha potuto parlare di Jacopo durante la funzione funebre, svolta con rito cattolica, celebrata nella Chiesa Parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio di Mazzè (qui il video di Sky Tg 24). Le sue parole:

Nel poco tempo che il destino ci ha lasciato, abbiamo riso, scherzato, viaggiato. Facevamo timidamente piani per il futuro, senza dirci che entrambi volevamo un futuro insieme. E soprattutto ci siamo voluti bene. Che la terra ti sia lieve. Ci rincontreremo
Sempre tuo,
Gioele.

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Non è ben chiaro perché Jacopo abbia avuto diritto – per la Chiesa cattolica – al commiato della persona amata sull’altare sacro per i credenti, mentre Mario Paglino e Gianni Grossi, che si sono amati per una vita intera, siano stati umiliati post mortem con una generica definizione di “amici” da parte di un uomo del clero. È certamente consolatorio, tuttavia, che almeno Jacopo Peretti abbia avuto il trattamento che la sua identità di persona meritava.

Jacopo Peretti manifesto amici gay.ite
Un manifesto degli amici di Jacopo Peretti (fonte SKY tg 24)

L’omicidio di Jacopo è stato ampiamente raccontato sulle cronache nazionali. A scatenare la tragedia è stato Giovanni Zippo, 40 anni, guardia giurata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe acquistato della benzina e dato fuoco alla mansarda in cui viveva la sua ex compagna. L’uomo, respinto, non avrebbe accettato la fine della relazione. Un copione tragico e ricorrente: un tentato femminicidio. L’idea di possesso, il rifiuto da punire, la vendetta come dimostrazione di potere.

La donna oggetto dell’ossessione femminicida non era in casa. Al suo posto, tra gli appartamenti colpiti dalla deflagrazione e dall’incendio, c’era Jacopo. Travolto da una fiammata improvvisa, è stato trovato solo ore dopo, il suo corpo carbonizzato. “La sua morte, se tutto venisse confermato, sarebbe legata a una storia di ossessione, rifiuto e violenza: un tentato femminicidio” ha scritto Marzia Grua, mamma di Jacopo in una lettera “non era amore, se avesse amato davvero quella donna, non sarebbe mai arrivato a tanto, amare richiede uno sforzo e un impegno“.

 

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A margine, ferite 5 persone di cui 2 bambini (gravi), e 40 famiglie sfollate per più di un anno. Una tragedia che ha coinvolto decine di persone, in una plastica e simbolica evidenza del potenziale devastante e penetrante che la violenza di genere agisce sulla nostra società.

Un uomo che non accetta di essere lasciato, un gesto pensato per distruggere, per punire. In questo caso, l’odio ha mancato l’obiettivo originario, ma ha colpito con ferocia chi non c’entrava nulla. Jacopo è morto per un femminicidio fallito. Una violenza di genere che casualmente ha travolto un’altra identità solitamente oppressa dalla nostra società patriarcale etero-cis normata.

A Jacopo e Gioele, ed a Mario e Gianni, dedichiamo il nostro pensiero, affinché la realtà dei fatti possa continuare a trovare spazio nella memoria.

 

Grazie a Paolo Hutter per la segnalazione.

© Riproduzione riservata.

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stefano belli 4.8.25 - 16:08

A PARTE QUALCHE PRELATO "ILLUMINATO", COSA VI ASPETTATE DALLA CHIESA CATTOLICA E CMQ DAI FANATICI DI QUALSIASI RELIGIONE IN GENERALE?