Natalia Aspesi: “Io ce li ho proprio molti amici gay, e meno male”

Dalla sua storica e celebre Posta del Cuore, Natalia Aspesi ha così commentato le parole di Papa Francesco sui diritti LGBT.

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91enne colonna del giornalismo italiano, Natalia Aspesi, storica penna de LaRepubblica, è tornata a parlare di comunità LGBT dalle pagine della sua Posta del Cuore, che ogni settimana trova spazio ne IlVenerdì, supplemento settimanale del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Rispondendo ad una lettera di Raffaele Pisani, Natalia ha detto la sua sulle parole di Papa Francesco in relazione alle unioni civili e alle persone omosessuali, ringraziando quelle che da sempre le sono accanto nella vita quotidiana.

Io ce li ho proprio molti amici omosessuali, la frase che dicono di solito quelli che dicono una villanata: e meno male che li ho, perché sono i soli maschi che parlano con una donna anziana, mentre gli etero, anche se vecchi pure loro, le coetanee non le considerano vive. E neppure figlie di Dio. Mi permetto quindi di dire coraggiosamente la frase sbeffeggiata, per ricordare tra questi miei veri generosi amici, alcuni legati dai diritti civili, altri sposati in qualche Stato americano, almeno un paio di coppie di nonni che hanno perso la testa per il nipotino, come sempre hanno amato i figli , avuti da un matrimonio etero talvolta imposto dai genitori. Famiglie con i diritti delle altre, di tutte, anche dei criminali e dei preti stessi, di chi di famiglie ne ha tre o quattro, come alcuni dei nostri politici molto mamma e papà, persino di quelli che pestano i gay e insegnano a farlo ai figli: con più cautela magari contro i babbi e le mamme che i loro piccini li sbattono contro il muro o giù da un dirupo. A chi non è credente come me, Papa Francesco è simpatico anche per il fastidio e la rabbia che procura a chi è credente come lo erano Torquemada e prima ancora Innocenzo IV. Usa una bellissima parola scomparsa dal vocabolario dei siti, tenerezza. E con grande intelligenza evita la parola matrimonio, che per la Chiesa è un sacramento, ma auspica anche per i gay il diritto all’amore e alla famiglia, la protezione della loro unione. Non una parola in più, ma mi permetto di sentire in questa sua apertura anche la condanna dell’omofobia nella richiesta di una ‘copertura legale’ , come ha detto, che si potrebbe interpretare anche come la necessità di una legge che la vieti.

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Chissà cosa ne pensano, a riguardo, i vescovi della Conferenza Episcopale Italiana.

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