New York, Zohran Mamdani nomina la rabbina trans Abby Stein nel team di transizione

Abby Stein, rabbina trans e attivista, entra nel team di Mamdani e la destra esplode: identità, politica e diritti LGBTQ+ al centro dello scontro a New York.

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Abby Stein
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L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York continua a segnare un cambio di rotta storico per la città. Dopo la vittoria su Andrew Cuomo e il traguardo simbolico di primo sindaco musulmano della metropoli, il nuovo leader politico mette nero su bianco la direzione della sua amministrazione: progressista, intersezionale e decisa a mantenere le promesse della campagna elettorale.

La nomina di Abby Stein, donna transgender, attivista e rabbina, nel vastissimo team di transizione composto da oltre 400 esperti, rappresenta il primo grande banco di prova di questa identità politica. E, come prevedibile, ha scatenato una forte reazione da parte della destra conservatrice.

Abby Stein

Chi è Abby Stein, rabbina trans a New York

Abby Stein è oggi una delle figure più riconoscibili dell’ebraismo progressista americano. Cresciuta in una famiglia ebrea ultraortodossa hassidica a Williamsburg, ha passato l’infanzia e l’adolescenza reprimendo la propria identità di genere. Come rammenta DazzlingDawn, lascia la comunità nel 2012 e fa coming out come donna trans nel 2015, raccontando il suo percorso nel memoir Becoming Eve: My Journey from Ultra Orthodox Rabbi to Transgender Woman.

Oggi Stein è rabbina in una sinagoga progressista di Brooklyn, Kolot Chayein, e una voce attiva nei movimenti per la giustizia sociale, l’inclusione LGBTQ+ e la tutela delle comunità vulnerabili. Per Mamdani, la sua figura rappresenta “l’intersezione tra advocacy per l’accessibilità abitativa, diritti LGBTQ+ e progressismo religioso”, ovvero tre capisaldi del suo programma.

Già durante la campagna elettorale, Stein aveva sostenuto pubblicamente il candidato tramite l’iniziativa Jews for Zohran. In uno spot aveva dichiarato:

“Sappiamo che Zohran si batterà per rendere la nostra città accessibile e sicura per le nostre famiglie. Come ebrei, come rabbini, come newyorkesi, crediamo che tutte le persone meritino di prosperare. Zohran è d’accordo”.

La sua nomina nel team di transizione oltre a rappresentare un gesto simbolico, è soprattutto un tassello di una strategia politica definita.

 

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Il programma di Mamdani: “Proteggeremo le comunità marginalizzate”

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Zohran Mamdani

Nel presentare la struttura del team – 17 comitati tematici per oltre 400 persone – Mamdani ha sottolineato che ciò che unisce i membri è “un impegno comune verso l’agenda per l’accessibilità che i newyorkesi stanno chiedendo”. La scelta di Stein, in questo contesto, diventa un messaggio chiaro: la nuova amministrazione non ha intenzione di arretrare di un millimetro sulla difesa dei diritti LGBTQ+.

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Durante la campagna, Mamdani aveva partecipato a eventi Pride, visitato locali queer storici e ricordato la figura dell’attivista trans Sylvia Rivera in un video virale. Aveva inoltre promesso protezioni rafforzate per le persone trans a New York, in un contesto nazionale segnato da politiche ostili verso la comunità LGBTQ+ da parte dell’imminente amministrazione Trump.

La presenza di Stein nel cuore della transizione rafforza questa direzione, e conferma la volontà di Mamdani di non adottare la classica “svolta moderata” post-elettorale.

La destra americana si infuria

Le reazioni conservatrici non si sono fatte attendere. Commentatori, opinionisti e testate di destra hanno usato la nomina di Stein per riaccendere lo scontro culturale, concentrandosi su due aspetti ritenuti particolarmente provocatori: la sua identità di donna transgender, ancora ampiamente strumentalizzata nel dibattito politico USA e il suo attivismo pro-Palestina. 

Secondo queste voci, la nomina di Stein dimostrerebbe la natura “radicale” e “anti-occidentale” dell’amministrazione Mamdani. Alcuni commenti virali sui social hanno cercato di delegittimare contemporaneamente il suo ruolo religioso e la sua identità di genere, descrivendo la scelta del sindaco come “una provocazione deliberata ai tradizionalisti”.

La sinistra progressista applaude

Se la destra urla allo scandalo, la sinistra progressista celebra. Per attivisti, analisti e organizzazioni LGBTQ+ ebraiche, la presenza di Stein nel team di transizione è la prova che Mamdani intende governare con la stessa coerenza con cui ha fatto campagna elettorale.

Per molti, si tratta della conferma che la lotta per la giustizia economica non può essere separata dalle battaglie per la liberazione di genere e la giustizia sociale. Il “big tent” socialista – l’idea di una coalizione ampia, intersezionale e unita dalla lotta di classe – trova nella nomina di Stein un esempio concreto.

Malgrado le polemiche, Stein rimane focalizzata sul suo ruolo. Per lei, il lavoro nel team di transizione è un’estensione naturale della sua vocazione pastorale e del suo attivismo. Con oltre 400 membri impegnati a tradurre le promesse elettorali in politiche concrete entro il 1° gennaio, la sua presenza rappresenta la volontà della nuova amministrazione di includere le comunità più marginalizzate nella struttura decisionale della città.

 

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