NON BASTA UN ‘MI DISPIACE’

Livia Turco fa il mea culpa su Gay.it. Ma intanto le proposte per una legge sul PaCS non riescono ad arrivare in parlamento. E non è solo colpa della destra...

NON BASTA UN 'MI DISPIACE' - controverso pacs - Gay.it
5 min. di lettura

E così è ufficiale: l’onorevole Livia Turco (Ds), intervistata da gay.it, a Mario Cirrito che le contesta: “Certo che quando governavate non avete fatto molto per i gay“, finalmente ammette: “È vero. Potevamo fare qualcosa che non è stato fatto, per esempio sulle discriminazioni. Anche senza il Pacs si poteva cominciare. Oggi, faccio critica e autocritica e me ne dispiace“.

E se dispiace all’onorevole Turco, figuriamoci a noi, che “grazie” al periodo di governo dell’Ulivo abitiamo nell’unico grande Paese dell’Ue che non prevede alcuna forma di riconoscimento (nemmeno parziale) delle Unioni civili!
In Europa ci hanno già preceduto: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Ungheria, Svezia, Svizzera, più quattro regioni della Spagna.

Del resto l'”autocritica” non è per nulla sincera, dato che pochi giorni prima Livia Turco, impegnata in uno show mediatico al fianco di Alessandra Mussolini, aveva lanciato una proposta “bipartisan” (oggi l’inciucio si chiama così) di riconoscimento delle coppie di fatto che “dimenticava” – ooops! – le coppie dello stesso sesso…
Immediata la reazione sia di Arcigay con in prima fila gli aderenti al partito dell’on. Turco, fra cui Sergio Lo Giudice (“Come reagirebbero l’on. Turco e l’on. Mussolini se qualcuno proponesse il voto a sedici anni solo ai ragazzi di sesso maschile? O se si riservasse la possibilità di assumere la cittadinanza dopo cinque anni ai soli immigrati di fede cattolica? Riuscirebbero a salutare queste proposte come un avanzamento democratico?“) e Andrea Benedino. Risultato: nel testo inviato alla stampa il giorno dopo, la proposta si applicava anche alle coppie dello stesso sesso, e poco dopo l’on. Turco dichiarava, nell’intervista sopra citata: “Intanto l’abbiamo corretta e vi ringrazio di averci segnalato una parzialità“. Prego, prego, compagna: dovere…
E poi c’è chi dice che il movimento gay non serve a nulla.

L’accaduto, nella sua assurdità (la nipotina del Duce e una cattolica diessina che inciuciano per le laicissime Unioni civili… sembra un film d’Almodovar!) invita a una riflessione.

Ci sarà infatti un motivo, se le proposte di legge sulle unioni civili e sulle unioni affettive restano a prender muffa in Parlamento. È vero: noi in Italia abbiamo un papa fra i piedi, ma – che so – il Portogallo non è certo meno cattolico dell’Italia, eppure la sua brava legge l’ha approvata…

Dal mio punto di vista il fallimento italiano sui Pacs non deriva dall’opposizione dei cattolici (quella c’è stata anche in Francia, eppure il Pacs è stato approvato), ma dal disinteresse della sinistra italiana postcomunista per tutto ciò che riguarda la vita privata.
Un disinteresse che viene mascherato dietro scuse spesso ridicole.
È infatti semplicemente esilarante la risposta dell’on. Turco a gay.it secondo cui il governo dell’Ulivo non poteva approvare i Pacs perché… Rosy Bindi non li voleva. Rosy Bindi? Lei tutta sola, poverina? E i diessini, invece, li volevano assolutamente?
Ora, non vorrei arrivare a chiedere, come Stalin, “quante divisioni ha Rosy Bindi”, però mi piacerebbe sapere se davvero qui conta di più Rosy Bindi, o due secoli di tradizione laica della sinistra.

Rosy Bindi (o il papa con Ratzinger, o la Margherita…) non c’entrano: in fondo loro fanno solo il loro mestiere.
Sono gli altri che non fanno il loro: contrastarli.
Gran parte della sinistra italiana si lascia sempre condizionare dai cattolici senza mai discutere le loro pretese, senza mai chiedere perché, col 10 % dei voti, la Margherita o Rosy Bindi pretendono di controllare la vita privata del rimanente 90% dei cittadini.

Per che motivo tutto ciò che riguarda la vita privata (sessualità, famiglia, educazione, salute…) è sempre lasciato nelle mani dei cattolici? I Ds sono forse così stupidi da non capire quanto sia importante quest’area della politica? Oppure, più banalmente, pensano ancora, come il partito comunista da cui discendono, che la vita privata non è importante per la politica?
Io credo che la risposta sia la seconda, e che il problema stia proprio qui: i Ds (a differenza dei cattolici) non riescono a prendere sul serio i problemi della vita “privata”.
E credo quindi che solo una continua protesta degli elettori diessini, gay in prima fila, può costringere a cambiare questa mentalità superata e far capire che nella vita, come diceva un vecchio slogan, il pane è importante, ma anche le rose lo sono.

Del resto anche i Ds iniziano a rendersi conto di essere intrappolati in un modo di far politica superato e sbagliato. L’onorevole Turco che tenta di lanciare ponti alla nipotina del Duce (fascistella, però laica, anzi un po’ femminista) si è già resa conto del fatto che in un Paese come l’Italia, in cui la Chiesa cattolica ha da due secoli il monopolio sulla vita privata, le battaglie sulla vita privata non si svolgono come in altre nazioni fra destra e sinistra, ma sempre fra cattolici e laici.

  • Fu così nel 1970 col divorzio, una battaglia vinta solo grazie all’alleanza fra laici di destra, di centro e di sinistra, contro cattolici e neofascisti.
  • Fu così con l’aborto nel 1978.

La recente proposta di legge di alcuni deputati di Forza Italia (salutata da Gay Lib come una conquista, ma a torto, visto che non dà nulla di più di ciò che si può già ottenere con un contratto privato…) dimostra che quella per le Unioni civili è una battaglia considerata matura in tutti i campi politici.
Tutti sanno infatti che entro qualche anno cominceranno ad essere discussi i ricorsi dei cittadini italiani, come quello presentato dai “padroni di casa” di gay.it Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, di fronte ai tribunali dell’Unione europea. E tutti sanno che  è solo questione di tempo prima che arrivi una sentenza, che verosimilmernte obbligherà l’Italia a riconoscere diritti che gli altri Paesi dell’Ue già riconoscono.
Non è questione di “se”, ma solo di “quando”. Anche le destre, perfino i cattolici, sanno ormai che una qualche forma di riconoscimento delle unioni civili va concessa.

Solo la sinistra italiana considera questa evoluzione un “problema” imbarazzante. E in questa considerazione dimostra di non avere capito come è ormai cambiata la società.
Dopo tutto, per espressa ammissione delle gerarchie cattoliche, i cattolici praticanti sono sempre di meno, i seminari sono vuoti, i preti (e i matrimoni religiosi) diminuiscono, la gente non va più a Messa, e i papa-boys che vanno ad ascoltare il papa lasciano la mattina dopo i prati cosparsi di preservativi usati.
Nessuno ascolta più le imposizioni morali cattoliche. Non lo dico io: lo denuncia la Chiesa cattolica stessa.
Eppure i Ds vivono nell’ossessione di non contraddire mai la Chiesa cattolica nel campo della “morale”… nel quale i cattolici sono i primi a non ascoltare più il papa: tutti i leader di tutti i partiti della filo-papalina “Casa delle libertà” o sono divorziati, o sono sposati con persone divorziate, o convivono o hanno convissuto in una “unione civile”. Dico tutti.
Il Paese è cambiato, la famiglia è cambiata. Solo i Ds non hanno cambiato il loro modo di vedere i problemi “morali”. Non sarebbe ora di farglielo cambiare noi?
 

In conclusione di questo discorso, non concedo nessuna attenuante alla politica del “centrosinistra” sulla questione dei Pacs? Una sì. Quella di non avere avuto un mondo gay che continuasse a mordere gli stinchi, che impedisse di sedersi, che obbligasse a prendere posizione e decidere. In politica infatti nulla viene “concesso”, se non su richiesta pressante.

Ebbene: se i Pacs sono davvero così importanti, dov’è il grande movimento di protesta delle coppie lesbiche e gay italiane che desiderano utilizzarli?

Quali sono le coppie gay e lesbiche italiane più celebri in attesa dell’approvazione della legge?

Che fine avrà mai fatto la Liff, che doveva concentrarsi su questo tema?

Qui casca l’asino e qui scontiamo un vecchio, brutto vizietto del mondo gay italiano: la vergogna d’essere omosessuali, la vergogna di apparire a viso aperto sia pure per difendere i propri diritti più cari (“Amore mio, io darei la vita per te… però non chiedermi di dire ai miei che stiamo assieme!”).
Col risultato che chi si batte in Parlamento per l’approvazione di queste leggi non può contare su una “piazza” abbastanza affollata che l’appoggi, facendo pressione “dal basso”.

Eppure per “rimettere in carreggiata” l’onorevole Turco è bastata da parte dei gay la reazione che s’è detta: quindi, forse, con una reazione maggiore…

Chissà: tentar non nuoce… rebbe.
 
 

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di Giovanni Dall’Orto

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