Non-binary, autistica, libera. Gepi e la potenza di mostrarsi: “Siate come siete” – VIDEO

"Fin da bambina la mia diversità è stata fonte di stress, ma anche origine delle mie più grandi passioni"

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Gepi ci ha raccontato la sua condizione di persona non binary con diagnosi di autismo.
Gepi ci ha raccontato la sua condizione di persona non binary con diagnosi di autismo.
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Ho contattato Gepi dopo dopo essere rimasto più volte incantato dal suo eloquio nei reel dell’account instagram @LoStudioGiallo nel quale divulga la propria esperienza di persona non binaria con diagnosi di autismo.

C’è un momento, nella vita di alcune persone, in cui tutto si ricompone. Per Gepi quel momento è arrivato alla soglia dei quarant’anni, con una diagnosi di autismo che ha dato finalmente nome e forma a una sensibilità rimasta per anni intrappolata dietro maschere sociali, aspettative, adattamenti forzati. “Sono autistica e non binaria fin dalla nascita“, racconta. Ma riconoscerlo, e poterlo dire ad alta voce, è stato tutt’altro che scontato. Al telefono chiacchieriamo su come raccontare la sua esperienza, che nel suo mirabile account è un effluvio di sfumature, fatti e fatterelli godibilissimi e sempre ricchi di input, in un unico contenuto da condividere anche su Gay.it. Alle mie timide richieste di cercare di essere concisi e divulgativi (il lato antipatico di un direttore editoriale è provare a convincere i talenti a rinunciare a qualche pezzetto delle loro giuste ambizioni espressive), Gepi depone quella complessità sempre sottolineata nei suoi video-racconti come un tesoro su cui non abbandonarsi mai alla semplificazione, e si adopera per soluzioni pratiche. E così nasce un reel su Gay.it che potete vedere in pagina.

 

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Fin dall’infanzia per Gepi la diversità è stata corpo e frizione: fonte di stress, ma anche scintilla creativa. Qualche giorno fa, sempre sul suo account, abbiamo seguito la fatica, i tremori, le conquiste (ma anche le frustrazioni e le ironiche prese di coscienza della propria condizione) di una persona come Gepi alle prese con uno spostamento in treno più lungo del solito. La sensazione immediata in me è stata quello dello stupore davanti alla bellezza quando si manifesti nelle sue forme più inaspettate e semplici.

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Il teatro e la scrittura sono diventati per Gepi luoghi di verità, rifugi e laboratori identitari. Parallelamente, lo studio della mente e del comportamento umano le hanno permesso di orientarsi in un mondo che spesso pretende conformità prima ancora che presenza.

La diagnosi è stata una rivelazione, un faro che ha illuminato non solo la dimensione neurodivergente, ma anche quella di genere. Ma quel che sembra un combinato-disposto della sorte e che agli occhi esterni potrebbe apparire come un doppio inciampo, viene in realtà raccontato da Gepi come un unicum di autodeterminazione.

Poi è arrivato il burnout, che ha imposto una cesura: lasciare il lavoro da sviluppatrice, ricominciare, ricostruire. Oggi Gepi intreccia narrativa, formazione e pratiche teatrali per generare spazi di comprensione e empowerment, condividendo strumenti e riflessioni con comunità autistiche e non.

Il sogno è dar vita a un laboratorio teatrale aperto a persone autistiche di tutte le età. E, un giorno, una vera compagnia teatrale dove la neurodivergenza non sia una nota a margine, ma un centro creativo.

Il messaggio resta semplice, radicale, politico: nessuno dovrebbe giustificare il proprio modo di essere. Che si tratti di neurodivergenza o identità di genere non conforme, il valore non sta nel conformarsi, ma nel mostrarsi. “Siate come siete“, ripete Gepi a chiusura di ogni suo contenuto video. Un invito, un manifesto, ma soprattutto un saluto gentile.

 

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