A poche ore dalla notizia che il CDC avrebbe tagliato 200 milioni di dollari per la prevenzione all’hiv, un nuovo studio, che verrà presentato la prossima settimana a una conferenza internazionale sull’AIDS che si terrà a Rio de Janeiro, in Brasile, ha esplicitato i devastanti effetti dei tagli operati dall’amministrazione Trump nella lotta globale per l’eradicazione dell’HIV/AIDS. Ne dà notizia LGBTQNation.

Secondo un’indagine condotta dall’organizzazione benefica per l’HIV amFAR, i tagli di Trump hanno causato un drastico calo sia delle attività di prevenzione che del trattamento per i bambini e altre persone a rischio di contrarre l’hiv. Dalla sua fondazione nel 1985, amFAR ha raccolto oltre 950 milioni di dollari e sostenuto oltre 3.900 progetti di ricerca per porre fine all’epidemia di AIDS.

L’allarme di amFAR dopo i tagli al PEPFAR 

I risultati sono in contrasto con la valutazione del Dipartimento di Stato sul PEPFAR, il Piano di Emergenza del Presidente per la Lotta all’AIDS, i cui finanziamenti sono stati completamente interrotti poco dopo l’insediamento del Presidente Donald Trump, nel gennaio del 2025. Si parla di centinaia di milioni di dollari di tagli.

Non abbiamo verificato questo specifico rapporto, ma possiamo affermare categoricamente che la sua metodologia è viziata“, ha dichiarato il Dipartimento di Stato al New York Times, minimizzando i suoi contenuti e sostenendo che il taglio del programma ha portato a un “rafforzamento del PEPFAR“. Parole che fanno a pugni con la realtà.

Secondo amFAR, tre quarti delle organizzazioni finanziate dal programma hanno smesso di fornire servizi alle persone a più alto rischio di contrarre l’hiv, tra cui sex workers, uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, persone transgender e tossicodipendenti che fanno uso di droghe per via iniettiva.

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Un secondo studio condotto da un gruppo multinazionale di scienziati ha rivelato che nel 2025 il PEPFAR ha finanziato il trattamento di circa 77.000 bambini in meno rispetto all’anno precedente, con un calo medio del 14%. India e Sudafrica hanno registrato un calo superiore al 45%.

Al PEPFAR viene attribuito il merito di aver salvato 26 milioni di vite in oltre 50 paesi da quando il presidente George W. Bush ne ha dato forma, nel 2003.

Purtroppo stiamo attraversando un momento molto complesso e difficile, in cui tutti questi importanti risultati vengono messi in discussione dalle nuove politiche“, ha dichiarato la dottoressa Beatriz Grinsztejn, presidente della Società Internazionale per l’AIDS.

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Lo studio di amfAR ha coinvolto 166 organizzazioni in 46 paesi e ha rilevato che i ritardi o le interruzioni nell’erogazione dei finanziamenti nel 2025 hanno portato alla chiusura di almeno 1.700 centri che fornivano servizi di trattamento e prevenzione dell’HIV. L’indagine ha inoltre rilevato il licenziamento di oltre 16.000 lavoratori. Poichè l’indagine ha incluso solo un quarto dei beneficiari dei finanziamenti PEPFAR, il numero reale delle persone colpite è di gran lunga superiore.

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Tra i partner attuatori del PEPFAR, il 73% ha interrotto almeno un servizio per le popolazioni chiave e il 67% ha interrotto i servizi di sensibilizzazione sul territorio. I tagli più drastici hanno colpito la prevenzione dell’HIV, con una riduzione del 51% della spesa per la prevenzione tra l’anno fiscale 2024 e l’anno fiscale 2025. Quasi la metà (43%) dei partner ha interrotto definitivamente almeno un’attività di prevenzione, come la distribuzione di preservativi e l’offerta di PrEP. Sebbene il governo statunitense non abbia incluso il trattamento, i test e la prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio nei suoi tagli, il 64% dei partner che forniscono questi servizi ha comunque segnalato interruzioni a causa della riduzione dei finanziamenti per il personale e i materiali, e quasi un quarto (22%) ha interrotto completamente l’erogazione dei servizi di prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a figlio.

Anche se un centro non chiude, si assiste a tempi di attesa più lunghi, a una riduzione del personale e a sistemi di gestione dei dati non funzionanti“, ha affermato Jennifer Sherwood, direttrice della ricerca e delle politiche pubbliche di amfAR.

Le organizzazioni ancora operative si trovano ora a dover affrontare restrizioni ai servizi offerti ad alcuni pazienti, dovute all’estensione della Mexico City Policy, la norma anti-aborto che limita i finanziamenti alle organizzazioni che forniscono servizi di salute riproduttiva correlati all’aborto. La nuova politica, ampliata di recente, include restrizioni sui finanziamenti per i gruppi che riconoscono l’identità transgender e promuovono iniziative di diversità, equità e inclusione (DEI). Tali gruppi non possono più ricevere finanziamenti, a meno che non eliminino qualsiasi riferimento a queste iniziative dai loro bilanci. Circa la metà dei gruppi intervistati ha segnalato interruzioni nella catena di approvvigionamento di preservativi, materiali di laboratorio e farmaci antiretrovirali per il trattamento, con spedizioni bloccate o ritardate.

Per le persone più vulnerabili colpite dall’aids, il caos generato dai tagli ha rappresentato un pericolo immediato per la loro vita. I bambini sieropositivi sono particolarmente a rischio, perché “possono ammalarsi molto rapidamente senza accesso ai farmaci, quindi la posta in gioco è altissima“, ha dichiarato Ramona Godbole, responsabile senior della Clinton Health Access Initiative. Il sistema che rimane “è un modello fortemente incentrato sul trattamento, che non è realmente favorevole al controllo dell’epidemia di HIV a lungo termine“, ha concluso Elise Lankiewicz, responsabile delle politiche presso amfAR.

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