L’Olanda vieta le terapie di conversione

A un mese e mezzo dal ritorno alle urne la svolta improvvisa, con concessione ai Cristiani Democratici su un punto...

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Dopo anni di dibattito, il voto. La Seconda camera d’Olanda (Tweede Kamer), eletta a suffragio universale diretto, ha approvato il divieto alle cosiddette “terapie di conversione”. La maggioranza ha sostenuto un’iniziativa di legge presentata dal partito social-liberale D66 e dal partito liberale VVD. Ci vorrà ora il bis con la Prima camera (Eerste Kamer),  eletta dai rappresentanti delle assemblee provinciali. In Olanda vige il bicameralismo imperfetto, con la Camera Alta che può solo approvare o respingere definitivamente il disegno di legge già approvato dall’altro ramo del Parlamento. Nel caso della legge contro le terapie riparative si tratterebbe di pura formalità.

Da adesso in poi sarà punibile sottoporre persone omosessuali o transgender a trattamenti forzati, come terapie o preghiere, con lo scopo di modificarne l’orientamento sessuale o l’identità di genere. Anche i preti, gli operatori pastorali e le organizzazioni confessionali dovranno rispettare il divieto.

Inizialmente i partiti Nuovo Contratto Sociale, Democratici Cristiani e Movimento Contadini-Cittadini si erano opposti, impedendo di raggiungere la maggioranza. Fino alla giornata di ieri, quando la bozza di legge è stata modificata in modo tale da rendere punibile solo il tentativo “sistematico” e “invasivo” di cambiare l’identità di genere e/o l’orientamento sessuale di una persona. Pertanto, una conversazione in cui un prete sconsiglia a un omosessuale di vivere il proprio orientamento sarà esclusa dalla punibilità. Per questo motivo i Cristiano-Democratici hanno ceduto e votato a favore.

L’Olanda è governata dalla destra, con il primo ministro Dick Schoof caduto lo scorso giugno a causa del ritiro del Partito per la Libertà (PVV) dall’esecutivo.  Il 29 ottobre il Paese tornerà al voto, con l’estrema destra di Geert Wilders avanti nei sondaggi.

Le reazioni al divieto olandese

L’attivista social-liberale Wieke Paulusma ha dichiarato che “l’amore non ha mai bisogno di essere curato”. “Questa legge protegge le persone vulnerabili da pratiche dannose che mettono a repentaglio la loro salute e sicurezza. Questa è una scelta per la libertà, l’uguaglianza e la dignità umana”, ha affermato Paulusma, come riportato da CNE News.

La presidente del gruppo LGBTQ+ COC Nederland, Myrtille Danse, ha descritto l’approvazione del disegno di legge come una “vittoria per le vittime delle terapie di conversione”. “La guarigione è una favola. Le pratiche di conversione non cambiano chi sei, ma possono distruggere le persone. È positivo che la Camera non lasci più alcun dubbio: queste pratiche sono inaccettabili e vietate“.

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Mirjam Bikker, leader della ChristenUnie, ha invece definito “deplorevole” l’approvazione del disegno di legge, affermando che la portata della legge non è ancora chiara. “La ChristenUnie disapprova la terapia di conversione, ma si batte anche per una società in cui ci sia spazio per il dialogo su identità e fede”. “La mia preoccupazione è che una maggioranza progressista finisca per stabilire cosa la Chiesa debba o non debba considerare”.

Il deputato del CDA Derk Boswijk ha spiegato: “Siamo favorevoli al divieto. Ma spero che conversazioni sul credo o sull’orientamento, ad esempio con un pastore, possano comunque avvenire. Devono però restare volontarie: se diventano coercitive e sistematiche, allora sono punibili“.

MissieNederland, federazione che raccoglie oltre 100 comunità evangeliche, ha aggiunto: “Chi cerca un sostegno coerente con la propria fede potrebbe trovarsi davanti a una porta chiusa. Lo riteniamo preoccupante e indesiderabile”.

Campagna a sostegno del divieto in tutta Europa

In Italia una persona LGBTQIA+ su 5 ha subito almeno un tentativo di conversione, mentre in Europa si tratta di una persona su 4. Questi sono i dati pubblicati nel maggio 2024 dall’Agenzia dell’Unione Europei per i diritti fondamentali. Proprio per questo motivo nel 2024 è iniziata una raccolta firme per invitare la Commissione europea a proporre il divieto giuridico vincolante delle pratiche di conversione dirette ai cittadini LGBTQ+ nell’Unione europea. Il milione di firme raccolte è stato convalidato e sarà ora presentato alla Commissione, che dovrà dare una risposta entro il 17 maggio del 2026.

Nel nostro Paese, dove non esiste alcun divieto nei confronti delle terapie di conversione, la campagna Meglio a Colori che ne chiede l’illegalità è sostenuta da Gaynet, Rete Lenford, Arcigay, MIT, Agedo, Libellula, Gender X, Circolo Mario Mieli, Genderlens, Famiglie Arcobaleno, Rete Genitori Rainbow, Arco, Agapanto, I Sentinelli di Milano, Alfi, CEST, NUDI, T Genus, Cammini di Speranza, Edge, Dì Gay Project, Tenda di Gionata, Omphalos LGBTI e molte altre realtà.

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