Non si ferma la protesta delle associazioni LGBTQIA+ e della comunità trans britannica contro la transfobica sentenza della Corte Suprema, secondo cui la definizione di “donna” nell’Equality Act 2010 è univoca e si riferisce al sesso biologico assegnato alla nascita, e non all’identità di genere. Se lo scorso weekend oltre 100.000 persone hanno preso parte al London Trans Pride, poche ore dopo un gruppo di giovani attivistə transgender ha organizzato un “die-in” fuori dalla Corte Suprema.
La protesta di Trans Kids Deserve Better contro la Corte Suprema inglese
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Vestitə di nero, a lutto, 12 giovani attivistə di Trans Kids Deserve Better hanno portato a spalla una bara con la bandiera trans dipinta lungo i lati e con sopra scritta la parola “dignità“, dal Dipartimento della Salute e dell’Assistenza Sociale fino alle porte della Corte Suprema in Parliament Square, a Londra. Qui hanno letto un’omelia, tra chi teneva bandiere e mazzi di fiori, per poi lasciarsi cadere a terra come se fossero mortə. Un vero e proprio funerale durato 30 minuti.
“Qui giacciono i ragazzə transgender a cui questo governo ha detto di tenere”, ha precisato una delle attiviste, Imogen, nel corso della pacifica protesta. “Ci riuniamo nel dolore e nella rabbia per ricordare i ragazzə transgender a cui era stato detto che contavano, finché non hanno chiesto di essere ascoltati”.
L’azione mirava ad evidenziare ciò che i manifestanti considerano la perdita della “dignità fondamentale” dei giovani transgender, rimarcando come il contestato verdetto della corte abbia aperto la strada ad ulteriori attacchi nei confronti della comunità transgender inglese. Gli attivistə hanno voluto sottolineare la violazione della dignità fondamentale delle persone transgender da parte della sentenza così come lo stralcio della dignità dei bambini transgender da parte del ministro della salute Wes Streeting.
Questa la rivendicazione di Trans Kids Deserve Better:
“Ricordiamo questə ragazzə, non come statistiche su qualche studio, non in un dibattito politico, ma come persone, come ragazzə. Alcunə erano timidə, altrə audaci. Alcunə avevano appena trovato il loro nome mentre altrə lo stavano ancora cercando. Giocavano ai videogiochi e disegnavano scarabocchi in classe quando avrebbero voluto essere ascoltatə. Avevano colori preferiti e battute personali. Alcunə avevano delle cotte di cui non sapevano ancora come parlare. Erano, in ogni senso che contava, pienə di vita. Le persone transgender, soprattutto i bambini transgender, vengono raramente consultate e mai ascoltate nelle decisioni che ci riguardano: che sia la Cass Review, il divieto per i bloccanti della pubertà o la sentenza della Corte Suprema. La nostra dignità è morta. La nostra autonomia è morta. Non ci lasciano entrare in aula, quindi moriamo fuori”.
La protesta segue altri sit-in, che hanno visto attivisti scrivere slogan di solidarietà alle persone trans sui muri della sede centrale dell’NHS England a Londra.
La transfobica sentenza che fa ancora discutere
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La Corte Suprema del Regno Unito, con una decisione del 16 aprile 2025 poi accolta con favore dal premier Starmer, ha ridefinito il concetto legale di “donna” nell’ambito delle leggi sulle pari opportunità, stabilendo che una donna debba essere definita “in base al sesso biologico”. Secondo i giudici della Corte Suprema britannica una donna trans in possesso di un Gender Recognition Certificate (Grc) – documento ufficiale istituito dal governo scozzese nel 2018 – non può essere protetta ai sensi dell’Equality Act britannico del 2010, che tutela caratteristiche come il sesso, il gender e la transizione di genere contro le discriminazioni ma che allo stesso tempo definisce una donna come una “persona di sesso femminile di qualsiasi età”. Una sentenza che vieta alle persone trans di accedere a “spazi riservati a un solo sesso”, legittimando e fornendo scuse per abusi fisici ed emotivi ai danni di un’intera comunità.
Da quel 16 aprile le proteste non si sono fermate, dinanzi ad una J.K. Rowling festante e ad una transfobia sempre più asfissiante, con ripercussioni pratiche sulla vita quotidiana di migliaia di ragazzi e ragazze trans.
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