Novara Pride, negato patrocinio e spazio comunale per una mostra: “non è congrua”

Il comune a trazione leghista di Novara ancora una volta contro l'atteso Pride del prossimo 14 settembre. "Ci sono cittadine e cittadini che risultano di fatto essere di serie B agli occhi di chi amministra la città", tuonano gli organizzatori.

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2 min. di lettura

Il 14 settembre prossimo si terrà il Novara Pride, con le solite polemiche politiche ad accompagnare il pacifico evento. Come comunicato dal comitato formato da NovarArcobaleno, Agedo Novara, Amnesty Novara, Emergency Novara e SerMais, anche quest’anno da parte del Comune guidato dal leghista Alessandro Canelli sono giunti chiari segnali di aperto contrasto.

Per il Pride dei 50 anni di Stonewall gli organizzatori hanno richiesto il patrocinio alla Pride Week 2019, composta da eventi culturalmente rilevanti, separato da quello del corteo, ma da parte del Comune non è mai arrivata risposta ufficiale, se non in maniera informale e dopo una serie infinita di mail e di reclami dal vivo. E non è tutto. Uno spazio comunale da affittare a prezzo pieno per una mostra fotografica non è stato incredibilmente concesso, in maniera totalmente arbitraria, in quanto la stessa mostra è stata giudicata solamente per il suo titolo bollandola come “non congrua”. Come contentino, spiegano gli organizzatori, è stato proposto un secondo spazio assolutamente inadatto per dimensioni, e che l’amministrazione ritiene di minore importanza, tentando di fatto di impedire il normale svolgersi dell’attività, oltre che silenziare nuovamente voci che non si vogliono ascoltare.

Per inciso, il patrocinio al corteo del 14 settembre non viene nemmeno preso in considerazione. Inutile negarlo quindi: a quanto pare gli eventi riguardanti il mondo LGBT+ non meritano uno spazio “di rilievo” in Novara e ci sono cittadine e cittadini che risultano di fatto essere di serie B agli occhi di chi amministra la città. La censura e l’osteggiare l’arte in una società civile è l’ultima cosa che ci si aspetta e richiama a tempi italiani ben più oscuri. Ci viene quindi naturale pensare che evidentemente anche lo scorso anno non fu un problema culturale a determinare il mancato patrocinio, quanto il desiderio di fingere che situazioni e persone non esistano, proponendo come al solito una visione univoca, eteronormata e profondamente patriarcale che non ci rappresenta né ci rappresenterà mai. Proprio per questo motivo, ma non solo, qualora dovessero arrivare patrocini in estremo ritardo a uno o più eventi da noi proposti, ci riserviamo il diritto di rifiutarli, non volendo essere strumentalizzat* da chi vorrebbe solamente pulirsi la coscienza a scapito delle nostre vite.

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bacibaci 19.8.19 - 14:15

Ma i gay non sono italiani? In quanto italiani non dovevano stare al primo posto? Prima gli italiani, ESCLUSI I GAY! Bella fregatura che si sono presi quei gay che pensavano di avere un trattamento di favore ed invece sono considerati SCHIFOSI insieme a islamici e immigrati.

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