Nella città di Oradea, in Romania, i Pride sono sistematicamente vietati da quattro anni. Ogni anno l’amministrazione comunale trova una scusa, pur di motivare la propria censura omobitransfobica, con l’Oradea Pride del 2026 che non è stato da meno. Nonostante gli organizzatori avessero proposto 100 possibiili percorsi, le autorità comunali hanno negato l’autorizzazione facendo riferimento a un presunto rischio di violazione delle norme di “condotta sociale e morale“.
Nei giorni scorsi Rémy Bonny, direttore esecutivo di Forbidden Colours, ha ricordato come nel 2025 la città di Oradea abbia ricevuto circa 63 milioni di euro di finanziamenti UE, se solo non fosse che le autorità che beneficiano di fondi pubblici europei debbano rispettare gli obblighi legali e in materia di diritti fondamentali connessi a tali finanziamenti.
Oradea Pride 2026, multe e orgoglio
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Sabato 25 luglio circa 700 di persone hanno sfidato il divieto comunale, con Ark Oradea che ha comunque organizzato il contestato Pride. “Non hanno mai detto apertamente di voler vietare il Pride per motivi LGBT. Si nascondono sempre dietro scuse tecniche. Sembra che il messaggio che stiano cercando di farci arrivare sia quello che qui non siamo i benvenuti“, ha precisato al The Guardian Iulian Ditiu, co-fondatore di Ark Oradea. “Le istituzioni che dovrebbero proteggere i diritti di ogni comunità stanno cercando di usare la nostra come capro espiatorio. Ma molte più persone sono con noi. Molte più persone comprendono la posta in gioco. Non si tratta di una questione LGBT. Si tratta di una questione democratica. Riguarda la libertà di riunione pubblica. E se alla comunità LGBT locale qui a Oradea può essere negato questo diritto umano fondamentale senza alcuna conseguenza, può succedere praticamente ovunque in Europa, a qualsiasi comunità“, ha concluso Iulian Ditiu, con la polizia che anche quest’anno è intervenuta per multare i partecipanti dell’Oradea Pride.
Ark Oradea, in tal senso, ha invitato tutte le persone multate solo e soltanto per aver preso parte al Pride a contattare l’associazione: “Insieme ai nostri colleghi di Accept Romania, offriamo supporto per contestare queste sanzioni“. Nel 2025 tra le 500 e le 600 persone parteciparono al Pride non autorizzato, con nove partecipanti multati per l’equivalente di circa 4.000 euro. “Questo assembramento pubblico non è autorizzato. Vi preghiamo di lasciare la zona. In caso contrario, sarete sanzionati ai sensi della Legge 60. Grazie”, hanno annunciato i gendarmi tramite megafono.
Quest’anno gli agenti hanno iniziato a multare i partecipanti ancor prima che partisse il Pride. Dițiu, presidente di ARK Oradea e tra gli organizzatori dell’Oradea Pride, ha dichiarato di aver ricevuto una multa di 1000 euro per aver organizzato e partecipato a un assembramento pubblico non autorizzato. “Secondo la legge, finché la marcia non è vietata i partecipanti non dovrebbero essere multati. Invece la gendarmeria ha iniziato a multare gli organizzatori e alcuni partecipanti. Questo è un abuso e viola il diritto di libera riunione dei partecipanti e dei cittadini di Oradea”. “La legge non prevede in alcun articolo che le manifestazioni pubbliche debbano essere autorizzate. Finché non sono vietate, possono essere organizzate“.
La durissima reazione del Vicepresidente del Parlamento europeo
Nicu Ștefănuță, Vicepresidente del Parlamento europeo nonché 44enne eurodeputato indipendente rumeno, ha accusato le autorità di limitare il diritto alla protesta, criticando la mancanza di reazione della classe politica a simile abominio democratico. “È vergognoso per la Romania quello che sta succedendo a Oradea. I gendarmi hanno inflitto diverse decine di multe a giovani manifestanti. Hanno detto loro di firmarle, altrimenti li avrebbero rimandati a casa, tipica minaccia per costringerti a firmare per non contestare in seguito, nonché una violazione del diritto alla privacy dei partecipanti”, ha scritto l’eurodeputato in un post Facebook.
“C’erano persone provenienti da tutta Europa e almeno otto ambasciate europee“, ha proseguito Ștefănuță. Il vicepresidente del Parlamento europeo ha sottolineato come quanto accaduto Oradea stia danneggiando l’immagine del suo Paese, rappresentando un fallimento dell’intera classe politica.
“Questa vergogna non si laverà via facilmente. La Romania è arrivata a vietare, multare e minacciare chi protesta pacificamente. Sembra che dalla lezione dell’Ungheria lo Stato rumeno abbia imparato esattamente il contrario: che deve stringere il cappio affinché i partiti, ormai in bancarotta, possano rimanere al potere”.
Secondo Ștefănuță la responsabilità della situazione creatasi a Oradea non deve ricadere solo sull’amministrazione locale. “Onestamente, non è solo il sindaco della città ad essere colpevole. È colpevole l’intera classe politica, sia in Parlamento che al Governo, che assiste passivamente a qualcosa che macchia la mappa d’Europa”. “Con un tale europeismo non mi sorprende affatto che gli estremisti rappresentino la percentuale più alta. Un anno fa mi sono battuto con tutte le mie forze e la mia influenza per avere un presidente e un governo europei che ci proteggessero. È stato tutto inutile. Oggi so di non potermi fidare di loro per la sicurezza dei giovani di questo Paese. Non meritano alcuna etichetta, sono nulli e privi di valore“, ha concluso Nicu Ștefănuță
“Oggi, oltre 700 persone della comunità e sostenitori si sono riuniti alla Marcia dell’Oradea PRIDE 2026“, hanno scritto gli organizzatori sulla pagina Facebook di ARK Oradea. “Insieme abbiamo fatto la storia e dimostrato che Oradea appartiene a tutti. Nonostante gli ostacoli abbiamo scelto di essere visibili, uniti e coraggiosi. Abbiamo dimostrato che le nostre voci non possono essere messe a tacere e che una comunità unita può cambiare una città. Giunto alla sua quarta edizione, l’Oradea Pride ci ricorda che il cambiamento si costruisce insieme, passo dopo passo, anno dopo anno. Ringraziamo tutti coloro che sono stati con noi e hanno reso possibile questa edizione di grande successo!”.
La Romania è uno degli ultimi 5 paesi appartenenti all’Unione Europea a non avere alcuna legge sulle unioni civili o sulle coppie di fatto assieme a Polonia, Bulgaria, Lituania e Slovacchia.
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