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Lina Galore porta l’orgoglio trans* sul palco: “Liberə, bellissimə, e invincibili’

La vincitrice della terza stagione di Drag Race Italia si è esibita al Werq The World Awards 2025 insieme ad un dream team di artistə, ballerinə, e amicə della comunità trans* e non binaria.

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Lina Galore porta l'orgoglio trans* sul palco dell'Alcatraz (foto: Alberto Degano, @alberto.degano)
Lina Galore porta l'orgoglio trans* sul palco dell'Alcatraz (foto: Alberto Degano, @alberto.degano)
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“Siamo corpi, certo, ma siamo soprattutto anime. A ricordarcelo è Lina Galore, vincitrice della terza stagione di Drag Race Italiaprotagonista delle nostre Interviste GAYe, che ieri sera si è esibita sul palco dell’Alcatraz per il Werq The World 2025. Partito il 22 Marzo a Cardiff, e passato in città come Parigi, Berlino, Parigi, lo show drag più importante al mondo, questo giovedì 17 aprile ha fatto tappa a Milano, per l’unica data italiana. Per l’occasione, Lina Galore ha scelto di andare in scena con un corpo di ballo composto solo da compagnə, amicə, e artistə trans* e non binary.Quando ho saputo che avrei avuto la possibilità di esibirmi su quel palco, proprio come mi era successo a Drag Race Italia, mi sono chiesta come potessi rendere quella piattaforma qualcosa che andasse oltre la classica seppur comprensibile vanità artistica, qualcosa che potesse essere in qualche modo utile” spiega Galore a Gayit. Mentre i governi d’estrema destra di tutto il mondo continuano a prendere di mira la comunità transgender, lo spettacolo di Lina Galore si pone l’obiettivo di far sentire queste persone ‘viste, irrorate di valore e potere’, ribadendo un concetto fondamentale: “Volevo urlare a chi queste persone le rende invisibili che l’identità è qualcosa contro cui non si può dettare legge, non si possono chiudere gli occhi” dichiara l’artista “Aristotele diceva che l’anima è essenza e fine dei corpi animati, gli organi ed il corpo fanno solo da strumenti, l’anima va dunque al di la delle parole che si possano usare per descriverla. Ma se proprio dobbiamo farlo, lasciate che siamo noi a decidere come. Lasciate che siamo noi a preferire un pronome ad un altro“.

Una performance che parla d’identità attraverso due brani tutt’altro che casuali: una prima parte sulle note di Donna Donna Donna di Mina (“Il riferimento alla “gente che si sconvolge quando passo per strada” mi ha ricordato lo sguardo indiscreto, molte volte gratuitamente sessualizzante, di chi guarda le persone trans e le riduce a un desiderio di carne, “quando accarezzi la mia pelle di seta ti trasformi all’istante in un eroe, in un poeta”) e una seconda con Sweet Dreams degli Eurythmics, dove la solitudine dell’emarginazione lascia spazio al coraggio di spogliarsi, guardare avanti, e cercare la propria identità, sentendosi liberə, bellissimə, e invincibili. Mentre sui ledwall giganti circolano ingranaggi complessi che cercano di incastrarlə in meccanismi di odio e pregiudizio, lə artistə continuano a muoversi tra fiamme e lotta – “come quando Prometeo sfida le autorità e ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini”– e chiudono la performance tuttə con il pugno sollevato, un simbolo storico di lotta proletaria e resistenza degli oppressi.

A farle compagnia su quel palco c’era un Dream Team composto da Melissa Bianchini e Lightning Aurora (“Persone straordinarie con cui ho condiviso un percorso per me importantissimo, Drag Race Italia per l’appunto, e non potevo non dedicare anche a loro una performance di questo tipo”), care amiche come Naomi Tisdale (“Un perenne sostegno in qualsiasi cosa che faccio e, invero, una continua fonte di stimoli nella comprensione e nella celebrazione del concetto di identità, di unicità”), la collega di palco Frida Franco (“La sua gentilezza nel condividere con estrema naturalezza con me le evoluzioni del suo percorso non mi hanno lasciato dubbi sul desiderio di averla accanto anche in questa occasione”), Rei (“Un ragazzo dolcissimo che mi ha parlato di cosa significhino per lui gli spazi queer, dove può confrontarsi sulle difficoltà legate all’affermazione di genere in Italia e dove può sentirsi compreso e valorizzato, a differenza di quanto purtroppo gli accade in diverse sedi burocratiche che il percorso impone”) e La Sempiona (“L’ho vista mettere dischi, l’ho vista esibirsi, l’ho vista fotografare, e in ognuna di queste espressioni del suo talento ho sempre percepito una ricerca solerte, accorata e appassionata di riferimenti queer, alle volte anche disturbanti. È una bomba!”). Ognunə vestitə da Lorenzo Seghezzi, designer dal talento incredibile che attraverso le sue creazioni esprime rivendicazione queer e supera ogni stereotipo.

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Una performance dal messaggio orgogliosamente politico, che per fortuna è sempre meno una rarità, ma prende sempre più piede nei palchi dei club, dei cabaret, o durante gli aperitivi dove le drag queen prendono in mano i microfoni e ricordano i nomi delle vittime di omobilesbotransfobia. “Alla faccia della leggerezza del momento dello Spritz!”, come dice Galore, che tuttavia sottolinea: “Non ne ho abbastanza. A me l’arte drag, e in generale l’arte della performance, piace tutta. Ben vengano quindi i lipsync al cardiopalma, le spaccate e i wig reveal. Ma l’arte, in quanto tale, deve avere consapevolezza politica. Non mi stancherò mai dei cosiddetti “shablam”, così come non mi stancherò mai nemmeno di rivedere Priscilla che si esibisce su Olive Branch di Elyanna mentre culla un bambino avvolto in una kefiah”.

Per Lina Galore, portare tutto questo su un palco come l’Alcatraz di Milano è un’opportunità non solo per sé stessa, ma per tuttə. È sfruttare un enorme privilegio a favore di una comunità che mai come ora ha bisogno di essere rappresentata e difesa il più possibile, pur correndo il rischio di non soddisfare le aspettative del pubblico (rischio scampato, perché alla fine, ieri sera la platea ha applaudito di brutto). “Quando dico che l’arte è politica lo faccio perché in essa riconosco il potere non misurabile della rappresentazione.” dichiara la drag queen “Se con questa performance sono riuscita a far sentire un membro della mia comunità incluso, visibile, protetto, allora ho fatto esattamente ciò che un artista dovrebbe fare, anche col rischio di inciampare nelle dinamiche di un pubblico che potrebbe alle volte preferire qualcosa di più leggero e “entertaining”.Mi sono posta il dubbio e se la gente si annoia? Poi mi sono chiesta e se il pubblico non capisce? Poi mi sono ricordata che le lacrime di Frida quando le ho parlato di questa mia idea valgono più di qualunque applauso”.



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