L’Osservatore Romano: “Figli di coppie gay? Più fragili e ansiosi”

E destinati a un maggior consumo di alcool e droghe.

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I figli di famiglie omosessuali presentano fragilità maggiori, strategie adattative e minor identificazione eterosessuale: a dirlo l’Osservatore Romano.

L’Osservatore Romano, con un articolo di Lucetta Scaraffia, ha pubblicato nelle scorse ore gli stralci di un libro di Elena Canzi, Omogenitorialità, filiazione e dintorni (Vita e Pensiero, 2017). La studiosa, dopo aver preso in esame decine di casi, sostiene che il rapporto più complesso dei figli di genitori gay è quello con i coetanei: è da loro che arriva il massimo carico di derisione e bullismo. Questa stigmatizzazione, oltre a far emergere sentimenti di inferiorità e anormalità, provoca differenti strategie adattative: la prevalente è quella di negare il problema, confessando la situazione a poche persone scelte.

Un’altra domanda che ha interessato la studiosa è la seguente: avere genitori omosessuali induce a una scelta omosessuale? Esaminando le inchieste nella loro totalità, a quanto pare, : è possibile rintracciare un trend comune, ossia una maggiore probabilità di atteggiamenti e comportamenti omosessuali in particolare nei figli di coppie lesbiche.

I figli di coppie omosessuali, infine, sono destinati a un maggior uso di alcool e droghe, a un minor grado di autonomia e a livelli superiori di ansia. Persino la stabilità del legame familiare, sancita naturalmente dall’accesso al matrimonio, per i figli di coppie omosessuali non sarebbe un aspetto positivo: stabilità che sarebbe percepita come un vincolo, senza possibilità alcuna di nuovi sviluppi.

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